[{"content":"La forma dell’acqua (The shape of water), è una pellicola del 2017 del regista messicano Guillermo del Toro (che tra l’altro, ha compiuto gli anni proprio ieri!) che, dopo tanto impegno, è riuscito a portarsi a casa ben 4 oscar (miglior film, miglior scenografia, miglior regista e migliore colonna sonora), e 1 leone d’oro alla mostra di Venezia.\n    Titolo originale: “The shape of water”\n Regia: Guillermo del Toro  Anno: 2017  Durata:123 MIN\n Paese:USA\n Genere: Drammatico, sci-fi, sentimentale    Trama Ci troviamo in Baltimora, nel 1962. Eliza Esposito, la protagonista, è una donna affetta da mutismo che lavora come addetta delle pulizie in un laboratorio governativo dove, un giorno, scopre una creatura anfibia dall’aspetto quasi umano.\nTra i due presto si creerà un legame indissolubile, tanto che la donna cercherà in tutti i modi di salvarlo dallo spietato colonnello Strickland che ha il compito di vivisezionarlo per studiarne il sofisticato apparato respiratorio.\n  Analisi ⚠️ Presenti spoiler!⚠️\n Se vi dovessi parlare di lei, la principessa muta, che potrei dirvi? Vi dovrei parlare del quando…? E’ successo tanto tempo fa durante gli ultimi giorni di regno di una Principessa delle fate… o vi dovrei parlare del posto? Una piccola città vicino alla costa,ma lontano d qualsiasi altra cosa… O forse dovrei mettervi in guardia sulla veridicità di questi fatti e sulla favola dell’amore e della perdita e del mostro che ha tentato di distruggere tutto\n E’ proprio in questo modo che, del Toro, decide di aprire e presentarci il proprio film. Già dai primi minuti si può intuire che, “La forma dell’acqua”, è una pellicola diversa dai soliti drammi, per certi versi un pò strana ed estremamente complessa.\nNonostante la trama sia semplicissima, la pellicola contiene al suo interno un’infinità di significati nascosti, che possono essere colti solamente osservando più volte il film.\nIl significato del titolo Il primo lo ritroviamo nel titolo in sè, un titolo all’apparenza insignificante ma che ingloba un significato molto più sottile e puro.\nL’acqua, essendo un liquido non ha forma ma assume quella di un eventuale contenitore… così come la personalità delle persone: la personalità (la normalità quotidiana) infatti non ha forma, è qualcosa che si modella col passare del tempo, basandosi sulle vicende passate. Ciò è ben visibile nella progressiva crescita psicologica e morale della protagonista.\nLo stesso discorso lo si può fare con il concetto di amore, che nel film viene manifestato sotto varie forme.\nI temi trattati Il tema principale della pellicola è la diversità, tema trattato dal regista in vari modi; partendo dalla figura di Elisa: è molto raro e complesso trovare come protagonista di un film, un personaggio muto, costretto a recitare esclusivamente tramite il linguaggio del proprio corpo. Si tratta di una figura umile e triste, “costretta” a lavorare come addetta delle pulizie per un laboratorio governativo… Un lavoro sicuramente non dignitoso in una società corrotta, omofoba, maschilista e razzista.\n Eliza Esposito   Tutti temi che vengono inquadrati da del Toro: il miglior amico della protagonista (Giles) è un artista gay licenziato, Zelda, la migliore amica di Elisa è una donna di colore… Dall’altro lato troviamo il colonnelo Strickland, un uomo virtuoso, benestante, con una famiglia perfetta ma divorato dall’ambizione che, rappresentando il vertice di questa piramide sociale, è la reincarnazione del male puro, nonché di tutte queste connotazioni negative.\nInfine, al di fuori della società, si colloca la figura del mostro, una figura molto particolare e dotata di molte sfaccettature.\n Colonnelo Strickland   Sotto un altro punto di vista, la pellicola può essere vista come un attacco alla (vecchia) politica di Trump contro gli immigrati ma soprattutto alla frontiera fra Stati Uniti e Messico.\nUn cast particolare Sally Hawking (Eliza), dovendo interpretare un personaggio muto, ha dovuto recitare esclusivamente con il proprio corpo e nonostante la sua performance è stata più che apprezzata dal pubblico, non è riuscita a portarsi a casa la statuetta dell’Academy. Tra gli altri personaggi del cast troviamo il mitico Micheal Shannon nei panni del brutale colonnello Strickland, Doug Jones che, come al solito, ha indossato il costume del mostro; Octavia Spencer nei panni di Zelda e Richard Jenkins in quelli di Giles.\n Doug Jones indossa il costume   Quasi tutti gli attori hanno recitato molto bene la propria parte ma spiccano soprattutto il mitico Micheal Shannon e la protagonista. La toccante colonna sonora, la maniacale cura dei dettagli e le docili inquadrature Sul lato tecnico non c’è nulla da dire: è pazzesco!\nPartiamo dalla colonna sonora che mi ha veramente colpito e credo che sia il motore della pellicola messicana: Alexandre Desplat è riuscito a creare una colonna sonora drammatica e nostalgica, quasi fiabesca, che si adatta in maniera perfetta al fine stesso del film. Non a caso, il compositore, si è portato a casa una bella statuetta dell’Academy!\n Colonna sonora che si abbina alla perfezione anche alle ottime inquadrature e ai docili movimenti di camera permettono di inquadrare al meglio alcuni dettagli dei personaggi ed accentuare il senso del mistero.\nSul piano scenografico non c’è nulla da dire… vi basta osservare questa immagine di un semplicissimo studio per comprendere la minuziosa cura dei dettagli.\nEccellente anche la fotografia che, grazie ai suoi toni freddi e talvolta cupi, riesce a mascherare l’idea fiabistica che si prova nei minuti iniziali ma soprattutto ad accentuare questo senso di “misterioso” che si prova per tutta la durata della pellicola. La luce molto spesso e' netta e cruda e crea in questo modo un interessante gioco di luci ed ombre.\nI colori giocano un ruolo dominante\u0026hellip; per tutta la durata della pellicola si percepisce una tonalita' verdastra, quasi melmoso, radioattivo.\nIn bilico tra la realta' e la fantastia Il punto forte della pellicola è sicuramente il fatto che si trovi in bilico fra la realtà e la fantasia. Il regista infatti, è riuscito a rappresentare con grandissima delicatezza ma allo stesso tempo brutalità, una fiaba (non a caso ho osato paragonarla a \u0026ldquo;La bella e la bestia\u0026rdquo;) in chiave reale.\nVi immaginereste lo stesso film realizzato totalmente in animazione? Sicuramente non avrebbe avuto lo stesso successo in quanto, il punto forte di Del Toro, è stata la capacità di fondere elementi fantastici e reali, creando una love story innovativa, profonda e, per certi versi toccante.\nIl rapporto (forzato) con il mostro Ora però passiamo ai lati negativi … d’altronde non è tutto oro quello che luccica! In particolare mi sarebbe piaciuto capire di più sul rapporto fra il “mostro” e la protagonista in quanto, sembra nascere praticamente dal nulla. Basta un semplice sguardo per far cadere la protagonista in un amore platonico. Capite pertanto che sembra quasi una forzatura ai fini della trama stessa per far funzionare il film.\nNonostante la presenza di alcuni elementi tipici di favole e fiabe (come per esempio il narratore iniziale) che funzionano alla perfezione, talvolta vengono usati dal regista come una scusa per qualche mancanza. ⚠️\n  Per finire, non mi ha totalmente convinto una scena musicale, posta nei minuti finali che reputo inutile e discordante… perchè utilizzare il bianco e nero? Capisco che la scena avrebbe dovuto raffigurare i sogni della protagonista ma, non si capisce! Sembra infatti che il mostro, tramite i suoi poteri guaritivi, abbia ridato la voce ad Elisa… Chissà, forse è proprio questo quello che del Toro ha voluto comunicare?\nPersonalmente la reputo una scena distaccata dal contesto generale del film.\nLa conclusione e la morale E ora, come concludere un film del genere? E’ proprio in questi momenti bui e indecisi che del Toro ricorre all’utilizzo della voce narrante, una scelta a dir poco perfetta! Conclusione particolare ma a mio parere molto interessante, che vede come protagonista una poesia, una poesia sussurrata da una persona innamorata centinaia di anni fa:\n Incapace di percepire la tua forma, ti trovo ovunque intorno a me, la tua presenza mi riempie gli occhi con il tuo amore, il mio cuore si fa piccolo perchè tu sei ovunque.\n Ma non finisce qui! La pellicola infatti nasconde un altro significato, probabilmente il più importante di tutti, quasi una morale:\nSpesso i veri mostri non sono quelli che sembrano di esserlo ma le persone che ogni giorno camminano sui marciapiedi, mascherate da un bel vestito…\nCitando Stephen King:\n “I veri mostri sono nella realtà”.\n Considerazioni finali La forma dell’Acqua è un film molto particolare, una love-story in bilico fra la realtà e la fantasia che cerca di scavare nel profondo dello spettatore per farlo riflettere su tematiche spesso dimenticate.\n","date":"2021-12-23T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/la-forma-dell'acqua-la-nuova-bella-e-la-bestia/z4rtvigp9jeld3llclmf","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/la-forma-dellacqua-la-nuova-bella-e-la-bestia-recensione/","title":"La forma dell’acqua: la nuova \"Bella e la Bestia\"? [RECENSIONE]"},{"content":" .containert { display: flex; align-items: center; justify-content: center; figure { margin-right: 20px; } }  Wolfwalkers segna il debutto di AppleTV agli Oscar Presentato al Toronto film festival nel settembre 2020, Wolfwalkers ha segnato (finalmente) l’esordio dell’ancora acerba “appleTV” agli oscar come miglior film di animazione, al fianco del miglior sonoro per \u0026ldquo;Greyhound – Il nemico invisibile”.\n    Titolo originale: Wolfwalkers  Regia: Tomm Moore, Ross Stewart\n Anno: 2020  Durata: 103m\n Genere: Animazione, avventura, fantasy, famiglia    Trama   L’intera storia è ambientata nella piccola cittadina irlandese del Kilkenny, la quale è governata dal malvagio e conservatore Lord Protector.\nQuest’ultimo ha il compito di abbattere tutti gli alberi della foresta in quanto vi vivono un branco di lupi che spaventano i contadini e i pastori al di fuori delle mura.\nLa protagonista è Robyn, una giovane ragazza che ha il sogno di diventare una cacciatrice come suo padre, Bill Goodfellowe che ha il compito di sterminare tutti i lupi della foresta.\n  Robyn   Nonostante i vari rimproveri del padre, un giorno, Robyn decide di seguirlo di nascosto in una missione di caccia e così si intrufola furtivamente nel bosco dove ferisce il proprio falco Merlyn. Inaspettatamente compare una giovane misteriosa, dalle sembianze antropomorfe, che accompagnata da un branco di lupi porta via il piccolo falco. Il giorno seguente la giovane ragazza si reca nuovamente nel bosco dove ritrova Merlyn, miracolosamente guarito.\nNel frattempo viene avvicinata da un piccolo lupo che, grazie anche all’aiuto del falco la conduce alla sua tana, dove rivede la misteriosa ragazza. Fin da subito si crea con la wolfwalker un rapporto speciale che andrà letteralmente a ribaltare le carte in tavola.\nAnalisi Il simbolismo di Moore   Il primo impatto che ho avuto con questo meraviglioso film (devo ammetterlo) è stato abbastanza particolare per via dello stile classico che gli autori hanno deciso di utilizzare.\nA differenza dei più recenti film di animazione, Wolfwalkers decide di camminare nella direzione contraria preferendo l’animazione fatta a mano (come una volta), alla Ghibli, alla tridimensionalità e all’estremo realismo delle recenti produzioni. A ciò si affianca il particolare e grezzo stile della xilografia che conferisce alla pellicola quel tocco in più, permettendole di distinguersi dalla massa.\nSi tratta di uno stile per certi versi azzardato, soprattutto per il fatto che si posso vedere le linee di costruzione nonché i bozzetti dei disegni ma, che calza alla perfezione nel contesto in cui è stato inserito.\nPer esempio vedere tale stile su Soul non avrebbe reso allo stesso modo anzi!\nUn altro esempio lo si può notare con la predente pellicola del regista Tom Moore “La canzone del mare”.\n La canzone del mare   Nonostante al livello grafico i due prodotti presentino numerose somiglianze, è proprio in queste similitudini che è possibile scorgere le differenze: si può notare come lo stile della penultima produzione, nei confronti di Wolfwalkers, siamo meno grezzo e più rifinito, consono alla storia da raccontare.\nI dettagli fanno la differenza Sorprendente è vedere come ogni singolo elemento rappresentato sia funzionale alla trama, a partire dai colori che svolgono, insieme alla colonna sonora, un ruolo di coronamento per quelle che saranno le emozioni provate dal pubblico.\n Il bosco   Il film infatti gode di una palette colori molto vasta e dinamica che va ad amalgamarsi alla perfezione con la scene che si stanno vedendo e che va anche a modificare l’intero mood della scena.\n La citta'  Lo stesso discorso lo si può fare con le linee che caratterizzano gli elementi: è ben visibile come le abitazioni e tutto ciò che riguarda l’uomo sia raffigurato con delle linee molto nette e squadratee con toni cupi e scuri… a questa realtà si contrappone quella del bosco, dominata da appariscenti colori e linee sinuose che trasmettono allo spettatore una certa armonia. Che piaccia o meno questa tipologia di animazione è un’altro discorso… personalmente adoro questa tipologia “old-style” in quanto mi fa rivivere i vecchi tempi di Topolino e di tutte le pellicole correlate. D’altronde è bello variare!\nUna colonna sonora carismatica  Particolarmente sorprendente si è rilevata la colonna sonora del gruppo Kila ma soprattutto la canzone Running with the Wolves della cantante norvegese Aurora (ed arrangiato dal compositore francese Bruno Coulais) che è riuscita perfettamente nel suo ruolo di strappare una lacrima allo spettatore, soprattutto nelle fasi finali del film. Le musiche si sono rivelate sempre adatte, pertinenti ed emozionanti.\nSulle orme di Miyazaki Ma il vero punto forte di Wolfwalkers è sicuramente il tema centrale dell’opera: il rapporto fra uomo e natura che, purtroppo sta venendo sempre meno.\n “Il mondo naturale è qualcosa che l’uomo deve conquistare, proprio come conquista le debolezze della carne” A tale tematica si intersecano altri filoni secondari non di meno importanza come la tematica dell’amicizia pura, la paura per l’ignoto, il conservatorismo religioso, l’oppressione, il rapporto genitore-figlio…\n   La piccola Kilkenny non è altro che la rappresentazione contemporanea di una qualsiasi città dei giorni nostri. Lo stesso discorso vale per gli uomini, la cui vista è offuscata dalla sete di potere.\nLa figura di lord Protector richiama la tematica dell’oppressione e va ad personificare le tirannidi che sono avvenute nel corso della storia ma anche quelle che avvengono ai giorni d’oggi davanti agli occhi ciechi di molti. L’opera, sia per tematiche che ambientazioni ricorda molto i capolavori di Miyazaki.\nIl valore della sceneggiatura Wolfwalkers – Il popolo dei lupi è un film che punta il tutto per tutto sui personaggi, in particolare sulle protagoniste. Robyn e Mebh sono caratterizzate come meglio non si potrebbe, sono personaggi reali e in cui è facile riconoscersi. Proprio la sceneggiatura è uno dei punti di forza del film. Si tratta, quella di Will Collins, di una scrittura semplice ma efficace, lineare e priva di fronzoli che avrebbero solamente distolto lo sguardo dalle due protagoniste.\nUna scrittura che è riuscita a riunire armoniosamente le tradizioni, la cultura e i miti irlandesi, ad una realtà più ampia e contemporanea.\nBasta tutto questo per definire Wolfwalker – il popolo dei lupi uno dei migliori film del 2020?\n","date":"2021-12-05T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/wolfwalkers/gq9jdr8jcrmohb7rceuu","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/wolfwalkers-il-popolo-dei-lupi-il-miglior-film-animato-dellanno-rencesione/","title":"Wolfwalkers - il popolo dei lupi: il miglior film animato dell’anno? [RENCESIONE]"},{"content":"American Crime Story: The People v. O.J. Simpson Nel 2016 Scott Alexander e Larry Karaszewski presentavano American Crime Story, una serie televisiva statunitense concepita come serie “sorella” di American Horror Story, il gioiellino di Ryan Murphy.\n   A dire il vero anche in quest’ultimo compare la mitica figura di Murphy ma nel defilato ruolo di producer e di regista solamente nell‘episodio pilota… sceneggiatura e regia sono stati infatti affidati a Scott Alexander e Larry Karaszewski, sceneggiatori di Ed Wood e Big Eyes (Tim Burton), Larry Flynt – Oltre lo scandalo e Man on the Moon (Milos Forman).\nDi fatto entrambe presentano la medesima struttura narrativa: ogni stagione tratta una vicenda autoconclusiva, completamente scollegata dal resto delle altre stagioni.\nNel caso di American Crime Story, le prima stagione (quella che tratterò in questa recensione), nominata “American Crime Story: The People v. O.J. Simpson” tratta il celebre processo penale relativo all’accusa di O.J. Simpson, un celebre giocatore di football americano, per l’omicidio dell’ex moglie.\nLa seconda stagione si concentrerà su un misterioso fatto di cronaca italiano: l’assassinio dello stilista Gianni Versace; mentre la terza stagione tratta gli eventi del Sexgate, lo scandalo politico-sessuale causato dalla relazione fra il presidente degli Stati Uniti d’America Bill Clinton e la stagista Monica Lewinsky. Inizialmente era prevista un’ulteriore stagione riguardante la tragedia relativa all’uragano Katrina del 2005, ma purtroppo è stata cancellata.\nSi tratta pertanto di storie sempre legate a casi giudiziari o cronaca nera dal forte impatto mediatico.\n    Titolo originale: The People v. O. J. Simpson: American Crime Story  Regia: Scott Alexander, Larry Karaszewski\n Anno: 2016  Episodi: 10\n Genere: Animazione, avventura, fantasy, famiglia    Trama e Storia   Come già accennato, il primo volume de “Il caso O.J. Simpson“, tratta del celebre processo penale nei confronti giocatore di football O.J Simpson.\nSi tratta di un vero e proprio evento mediatico che, nel 1994 spaccò la l’opinione pubblica, tra chi lo riteneva colpevole dell’omicidio dell’ex moglie Nicole Brown e Ronald Goldman (un suo amico), e chi lo reputava innocente. Filone dubbioso che sarà da base portante per l’intera serie.\nIl 13 giugno 1994 furono rinvenuti a Brentwood, Los Angeles, i cadaveri mutilati di Nicole Brown, l’ex-moglie di O.J. e Ron Goldman, un ragazzo venticinquenne che lavorava come cameriere in un ristorante. Apparentemente la Brown era rincasata dopo una cena con la madre e aveva dimenticato gli occhiali da sole nel locale; telefonando, ottenne la disponibilità del cameriere Ron Goldman a riportarle gli occhiali direttamente a casa.\nSimpson fu il primo sospettato delle autorità in quanto aveva preso un aereo diretto a Chicago pochi minuti prima dell’omicidio, tornando a Los Angeles poche ore dopo senza chiedere la causa di decesso di sua moglie. Qui venne condotto alla centrale di polizia ma venne subito rilasciato. La situazione si complicherà solamente in seguito al così detto “The Bronco chase” durante il quale, milioni di spettatori assistettero all’inseguimento di O.J. e del suo amico A.C. Cowlings su una Bronco bianca. Mentre Cowlings era alla guida, Simpson minacciò più volte di uccidersi puntandosi una pistola alla tempia… si fece arrestare solamente in un secondo momento.\n  Le prove rinvenute dalla polizia, in grado di incastrare O.J., furono molteplici: le tracce di sangue rinvenute in giardino compatibili con il suo DNA e un paio di guanti che gli furono fatti indossare durante il processo per verificarne la vestibilità; oltre ad altre accuse passate per violenze coniugali, di cui furono testimoni i diari di Nicole.\nPer la sua difesa, O.J. mise su un prestigioso team di avvocati, passato alla storia come “Dream Team“. Era composto da Robert Kardashian, Robert Shapiro, F. Lee Bailey, Alan Dershowitz e capeggiato da Johnnie Cochran.\nL’accusa era invece formata da Marcia Clark e Chris Darden.\nIl processo si basò principalmente sul fattore del razzismo in modo tale da distogliere lo sguardo dalle principali prove e soffermandosi sulla figura di Mark Fuhrman, un investigatore che ritrovò un paio di guanti sporchi di sangue sul luogo del delitto, e che fu accusato di aver manomesso tale prova, premendo sul fatto che furono ritrovati delle registrazioni contenenti frasi estremamente xenofobe pronunciate da lui.\n   Rivendicando le oppressioni sociali subite dalla comunità nera, moltissime persone attestarono l’innocenza di O.J. Simpson in quanto, per loro, colpevolizzarlo corrispondeva ad un ulteriore tentativo di oppressione da parte dei bianchi.\nO.J. venne così dichiarato innocente ma arrestato nel 2007 per aver tentato il furto di alcuni oggetti che gli appartenevano.\nAnalisi Per quanto riguarda il lato tecnico c’è ben poco da dire: il tutto funziona perfettamente ma manca quella spinta in più che avrebbe reso “Il caso O.J Simpson“, una serie (ancora più) memorabile.\nDialoghi tipici da \u0026ldquo;giallo\u0026rdquo; I principali difetti (anche se, più che di difetti parlerei di piccole mancanze), riguardano la sceneggiatura: i dialoghi sono infatti molto freddi e distaccati, fin troppo strutturati e contestualizzati. Cosa che chiaramente ci si aspetta in una serie di genere giallo, ma dal mio punto di vista ci si poteva soffermare un po meglio sulle relazioni fra i vari personaggi, coltivando dialoghi e rendendoli meno distaccati.\n   Si tratta quindi di una serie che si lega fin troppo al puro concept ci cinema giallo, senza mai (o quasi) sforare i confini.\nLa maniacale attenzione di Murphy Punto a favore per la regia di Murphy dell’episodio pilota che riesce a giocare le proprie carte con una perfezione millimetrica. Banalità e misteriosità si intersecano in un turbinoso vortice a cui pian piano si uniscono le altre emozioni fra cui spiccano sicuramente l’inquietudine, l’ansia, emozioni tipiche del cinema giallo. Fantastici i corti piano-sequenza così come i vari movimenti di macchina che li ho reputati tutti sensati. Nonostante ciò, il fatto che Murphy non abbia un ruolo predominante nella serie è piuttosto evidente.\nIl caso O.J. Simpson e il Processo ai Chicago 7 Per molti versi paragonerei Il caso di O.J. Simpson a “Il processo ai Chicago 7” di Aaron Sorkin. Evidenti sono le somiglianze nei primi episodi fra cui spicca sicuramente l‘alternarsi di vecchie scene che ritraggono i veri fatti accaduti nel ’94 e scene attuali. Alternanza che rende sicuramente più dinamico il prodotto. Particolarmente interessanti ma soprattutto curate sono proprio quest’ultime scene che permettono di interfacciare passato con presente, creando giochi temporali e parallelismi che aiutano a comprendere a pieno tutte le vicende.\nA differenza del gioiellino di Sorkin infatti, la “nuova” serie di Murphy procede con un ritmo più lento e poco incalzante, tipico dei film investigativi. Ritmo che permette allo spettatore di studiare a pieno il team degli avvocati, comprendendo ogni singolo dettaglio del caso. Particolarmente interessante è infatti l’attenzione sui dettagli ma soprattutto le strategie che accusa e difesa intraprendono l’una nei confronti degli altri.\nNon mancano poi alcune (molto poche) scene che permettono di staccare un po’ la mente ma che contribuiscono comunque a chiarire alcuni fattori determinanti nonché alcune relazioni interpersonali.\n   Altra caratteristica che ha sicuramente contribuito a rendere American Crime Story: The People v. O.J. Simpson una serie così bella è il fatto che, col passare del tempo man mano, ci si allontana sempre di più dalla figura dell’ex giocatore di football concentrando l’attenzione sul processo in sé, nonché sui personaggi secondari che diventano i veri protagonisti della serie.\nUn cast eccezionale Forza portante dell’intera serie è sicuramente il cast formato da: John Travolta (Bob Saphiro), il premio Oscar Cuba Gooding Jr (O.J Simpson), David Schwimmer che abbiamo già visto in Friends nei panni di Ross, ora interpreta Robert Kardashian, il fantastico Courtney B. Vance nei panni di Johnnie Cochran, Sarah Paulson (Marcia Clark) che ha vinto l’Emmy come miglior attrice, Sterling K. Brown (Christopher Darden), Christian Clemenson (William Hodgman), Bruce Greenwood (Gil Garcetti).\n   Tutte le interpretazione sono state a dir poco strepitose e gli attori hanno rispecchiato alla perfezione il proprio ruolo. Particolarmente sorprendenti sono state le interpretazione dei personaggi secondari.\nFantastica è per esempio la reazione del compagno del papà di Nicole, durante il dialogo con Marcia Clark così come la figura di Johnnie Cochran che si emoziona ascoltando le parole di Clinton il quale esorta gli americani a porre più attenzione alla tematica razziale.\nLa critica La serie è stata un successo non solo fra gli spettatori ma anche per la critica. American Crime Story: The People v. O.J. Simpson infatti, si è portata a casa la bellezza di 9 Emmy su 22 Nominations (miglior serie, miglior attrice protagonista (Sarah Paulson), miglior attore protagonista (Courtney B. Vance) e miglior sceneggiatura…qui la lista completa) e 2 Golden Globes!!!!\nConsiderazioni finali Tirando le somme, Il caso O.J. Simpson è una miniserie che mi ha colpito pienamente sotto ogni punto di vista e che consiglio di vedere assolutamente. Mi dispiace solamente per il fatto che una serie di questo calibro sia ancora così sconosciuta fra il pubblico… un vero peccato! Buona visione!\n","date":"2021-11-07T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/il-caso-oj-simpson-un-gioiellino-nascosto/e313j4qtov1zbnepjvje","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/il-caso-o.j.-simpson-un-gioiellino-nascosto/","title":"Il caso O.J. Simpson: un gioiellino nascosto"},{"content":" .containert { display: flex; align-items: center; justify-content: space-between; } .youtube-video { width: 100%; aspect-ratio: 16 / 9; }  Tremate! Halloween è oramai arrivato e, come consuetudine, non si può passare un 31 ottobre senza vedere una pellicola da brividi con i propri amici.\nEcco per voi 10 film da vedere ad Halloween: classici e non!\nShining   Titolo originale: The shining  Anno: 1980  Durata: 120m\n Regia: Stanley Kubrick\n     Tratto dal bestseller di Stephen King, Shining racconta la storia di una famiglia rimasta isolata in un hotel in alta montagna a causa della neve. Agli effetti negativi dell’ isolamento e al nucleo familiare alquanto cagionevole, si intromette una forte componente paranormale che porterà alla pazzia dei presenti.\nTutto questo, unito alla chirurgica mano di un regista capace di modellare a proprio piacimento l’immagine, il suono e la luce per provare vere sensazioni di angoscia e paura.\nE’ diventato presto un cult movie ed è entrato nell’immaginario collettivo come il miglior film horror in assoluto. Si tratta sicuramente di una pellicola che merita di essere vista anche dai non appassionati del genere.\nNightmare - dal profondo della notte   Titolo originale: Nightmare on Elm street  Regia: Wes Craven  Anno: 1984  Durata: 91m\n     Nightmare - dal profondo della notte ha segnato la nascita dell’iconica figura di Freddy Krueger, uno dei più famosi serial killer divenuto, col passare del tempo, un chiodo fisso nel cinema dell’orrore.\nLa pellicola rappresenta la materializzazione degli incubi di alcuni ragazzi di quartiere nella figura di un uomo dal volto ustionato, dotato di un guanto artigliato con lame di coltello. Si tratta di Freddy Krueger, un pluriomicida che è stato ucciso dalla furia vendicativa dei cittadini di Springwood ma che ora è tornato dalla morte sotto forma di incubo per vendicarsi dei suoi carnefici sterminando i loro figli.\nIl primo film risulta meno cruento e splatter degli altri ma, nonostante ciò, riesce a canalizzare fortemente il proprio messaggio, concentrandosi sugli effetti che la paura ha sulla psiche.\nThe Witch   Titolo originale: The Witch  Regia: Robert Eggers  Anno: 2016  Durata: 90m      The Witch - Vuoi ascoltare una favola? (2015) on IMDb\nIl protagonista della pellicola è William, un uomo estremamente devoto al puritanesimo che viene allontanato dalla sua comunità per l’estrema rigidità con cui applica gli insegnamenti di Dio.\nConvinto dei suoi metodi, decide di trasferirsi con la sua famiglia ai margini di un bosco isolato. L’equilibrio raggiunto viene subito spezzato da un’entità misteriosa che rapisce il figlio dalle braccia della sorella Thomasin.\nDa questo momento in poi iniziano ad accadere strani fatti che complicano ulteriormente la situazione.\nHalloween - la notte delle streghe   Titolo originale: Halloween  Regia: John Carpenter  Anno: 1978  Durata: 93m      Il film è ambientato ad Haddonfield, una piccola cittadina del New Jersey dove, come da tradizione, i bambini vanno in giro mascherati facendosi scherzi terrificanti. E’ la vigilia di tutti i santi.\nDietro una di quelle maschere si cela Micheal Myers, un serial killer che quindici anni prima, a soli 6 anni, aveva massacrato a coltellate la giovane sorella per “divertimento”. Myers è appena fuggito dal manicomio in cui era rinchiuso e l’unico che potrebbe fermarlo è il dottor Sam Loomis.\nBabadook   Titolo originale: The Babadook  Regia: Jennifer Kent  Anno: 2014  Durata: 93m      La protagonista del film è Amelia, una donna sulla quarantina che ha perso il marito da 6 anni e che vive con suo figlio Samuel.\nLe difficoltà economiche, lo stress causato dall’iperattività del bambino, la sua violenza ed agitazione, portano la madre a nutrire una sorta di odio verso il suo stesso figlio.\nLe cose si complicano quando entra in gioco un libro delle favole diverso dagli altri: è nero, cupo e spaventoso. La creatura misteriosa sembra provenire proprio da questo libro, Mister Babadook, la cui presenza diventa sempre più pressante ed inquietante.\nSuspiria   Titolo originale: Suspiria  Regia: Dario Argento  Anno: 1977  Durata: 100m      Tratto dal romanzo “Suspiria De Profundis” di Thomas de Quincey, Suspiria di Dario Argento racconta le disavventure di Susy che, per migliorare le sue abilità di danza, si iscrive ad una prestigiosa Accademia di danza a Friburgo.\nAll’arrivo accade qualcosa di strano: durante una violentissima tempesta, una ragazza di nome Pat viene uccisa e massacrata da una misteriosa figura.\nSolamente in seguito scoprirà che la scuola era stata fondata da una strega greca che insegnava magia nera all’interno dell’edificio.\nSinister   Titolo originale: Sinister  Regia: Scott Derrickson  Anno: 2012  Durata: 100m      Sinister racconta la storia di Ellison Oswalt, un noto scrittore di cronaca nera diventato famoso con il best-seller “Kentucky Blood”. Caduto nel dimenticatoio decide di trasferirsi con la moglie Tracy e i figli Travor e Ashley in Pennsylvania, in cerca di ispirazione.\nLa casa in cui andranno a vivere è stata protagonista di un macabro episodio: l’anno precedente la famiglia Stevension è stata trovata impiccata e la figlia più piccola non è mai stata ritrovata.\nUna sera Ellison trova, in alcuni scatoloni, dei una cinepresa su cui è salvato il video dell’omicidio degli Stevenson.\nInvece di condividere queste informazioni con la polizia decide di scrivere il romanzo del secolo mettendo in serio pericolo la vita della sua famiglia.\nSaw l\u0026rsquo;enigmista   Titolo originale: Saw  Regia: James Wan  Anno: 2004  Durata: 100m      Il fotografo Adam Stanheight e il medico oncologico Lawrence Gordon si risvegliano con un piede incatenato a un tubo in un vecchio e lurido bagno abbandonato. Fra loro c’è un cadavere, anche lui incatenato, steso sul pavimento in una pozza di sangue con in mano una pistola e un registratore di cassette.\nLa cassetta contiene le istruzioni per sopravvivere: Lawrence deve uccidere Adam altrimenti sua moglie Alyson e sua figlia Diana moriranno; Adam dovrà assistere alla propria fine o iniziare la propria vita.\nNella stanza sono presenti 2 seghetti che servono a tagliare le ossa umane: si tratta tutto di un piano di Jigsaw, l’Enigmista, un serial-killer famoso per i suoi “giochetti mentali” dando alle vittime una remota possibilità di aggiudicarsi la salvezza.\nA Classic Horror Story   Titolo originale: A classic horror story  Regia: Roberto De Feo, Paolo Strippoli  Anno: 2021  Durata: 94m      Cinque persone stanno viaggiando a bordo di un camper quando, per evitare la carcassa di un animale morto, si schiantano contro un albero e, al risveglio, si ritrovano in una vastissima radura con una casa al centro.\nDecidono di passare la notte in quella che sembra essere una casa abbandonata. All’interno sono però presenti alcuni disegni e rappresentazioni di creature mostruose e persone che indossano maschere inquietanti dalle sembianze animalesche.\nSi tratta del covo di un diabolico culto connesso alla leggenda metropolitana di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, tre cavalieri spagnoli che fondarono le basi delle future organizzazioni italiane.\nLa notte dei mostri viventi   Titolo originale: Night of the living dead  Regia: Tom Savini  Anno: 1990  Durata: 88m      Poteva mancare nella classifica “10 film da vedere ad Halloween” una pellicola sugli zombie? Certo che no!\nJohnny e Barbara Blair stanno andando a trovare la madre deceduta in un cimitero isolato dal resto del mondo. Dista ben 200 miglia dalla cittadina più vicina. Di fronte alla lapide della madre, i due fratelli vengono aggrediti da alcuni uomini dal volto tumefatto e dalle movenze inusuali.\nLa vicenda continua a complicarsi sempre di più a causa del numero degli zombie, finchè non fa la sua comparsa un personaggio misterioso.\n","date":"2021-10-30T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Classifiche/10-film-halloween-classici-e-non/li9dcdewqfk0rni5hnv2","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/10-film-da-vedere-ad-halloween-2021-classici-e-non/","title":"10 film da vedere ad Halloween 2021: classici e non"},{"content":"Adolescenti o Anziani, capita a tutti di trovarsi in un momento della propria esistenza in cui ci si sente persi, chiusi in quella bolla che è la monotonia delle proprie giornate, dove la cosa più emozionante che si aspetta è arrivare a casa per potersi addormentare in attesa di rivivere la stessa identica giornata.\nSe vi trovate in questa situazione o semplicemente state cercando un film che vi possa dare degli stimoli, “Yes Man” é il film che fa per voi… ecco perché!\nTrama   Yes Man è una commedia di Peyton Reed ispirata alla vera storia di Danny Wallace, il quale si ritrovò per un intero anno della sua vita a dire sempre di sì.\nIl protagonista del film è Carl Allen (Jim Carrey), il quale dopo essersi lasciato con la moglie cade in una profonda depressione che lo porta ad isolarsi dal mondo, allontanando i suoi amici e trascurando il lavoro, rendendo la sua vita un loop caratterizzata sall’uso della parola NO!\nFinchè non incontra un vecchio amico che lo convince ad intraprendere un seminario per diventare uno YES MAN.\nAnalisi Cos\u0026rsquo;e' uno \u0026ldquo;yes man\u0026rdquo; Il concetto su cui si basa la filosofia dello Yes Man è elementare ma ha allo stesso tempo un significato molto profondo e funzionale.\nIl tutto consiste nel dire sì a qualsiasi cosa ti viene proposta, anche se ti può sembrare folle o senza una finalità, questo perché dicendo si crei automaticamente un’opportunità, che non sai a cosa ti porterà, ma sicuramente ti trasporterà in un’avventura che altrimenti non avresti mai vissuto.\nNel film ovviamente il tutto viene un po’ più romanzato, dato che ogni volta che Carl dice di sì gli capita qualcosa di straordinario, conoscendo l’amore della sua vita e avendo promozioni professionali, portandolo a credere successivamente che il concetto di Yes Man non sia più un ideale ma un patto con Dio.\nMa il punto non è questo, il significato del film va interpretato e non seguito alla lettera come fa Carl.\nPensate a quante volte avete detto di no a degli amici o a delle opportunità, le quali si sono poi rivelate esperienze uniche che vi siete persi; se vi sentite trascurati, senza un obbiettivo, forse quello che dovete fare è iniziare a dire di sì, anche a cose a cui normalmente non lo direste, e vedrete che la vostra vita cambierà in meglio.\nMa anche se non ne avete bisogno, provateci lo stesso, perché a volte un si può cambiarvi la vita.\nLo straordinario Jim Carrey Ora però basta fare i filosofi, siccome qui parliamo di cinema e non di mental coaching.\nOltre al profondo significato, il film rimane a mio avviso un capolavoro, sia per la trama, la quale è ispirata al rispettivo romanzo, ma soprattutto grazie a Jim Carrey e alla sua fantastica interpretazione.\nNon è una novità che Jim sia un ottimo attore, ma secondo me nessuno meglio di lui avrebbe potuto impersonificarsi in Carl Allen e nel cambio radicale che ha avuto la sua vita.\nInfatti non è la prima volta che l’attore affronta la totale trasformazione di un suo persomaggio, come era avvenuto con Bugiardo Bugiardo.\nCarrey è riuscito a immedesimarsi nella parte a 360°, facendo prevalere il suo lato comico anche nei momenti più drammatici della pellicola, riuscendo però parallelamente a comunicare le giuste emozioni nella storia d’amore con Allison, interpretata da Zooey Deschanel, anch’essa veramente fantastica.\nConsiderazioni finali A mio parere Peyton Reed è riuscito a pieno a comunicare il messaggio del film, spronando molte persone a riscattare la propria vita migliorandosi. Anche la regia di quest’ultimo è stata impeccabile, affiancata da ambientazioni e musiche azzeccatissime.\nSpero che con questa piccola spiegazione del film abbia smosso qualcosa in voi, adesso non mi resta che farvi una domanda a cui sapete già la risposta: Lo vedrete Yes Man?\n","date":"2021-09-17T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/v1708376363/Recensioni/yes-man/zf5aeo92xp3sx4kicsbp.jpg","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/ecco-come-il-film-yes-man-vi-cambier%C3%A0-la-vita-recensione/","title":"Ecco come il film “Yes Man” vi cambierà la vita! [RECENSIONE]"},{"content":" .containert { display: flex; align-items: center; justify-content: space-between; } .col { flex: 50%; }  L’estate é volata, settembre é arrivato e il ritorno a scuola si fa sempre piú vicino. Che ci piaccia o meno, le vacanze sono oramai finite e ritornano responsabilitá, preoccupazioni e pensieri rimasti accantonati per troppo (poco) tempo.\nNessuno ha voglia di riprendere la ruotine dopo 3 mesi di sole, mare e feste…\nEcco per voi la guida “Come sopravvivere al back to school”: 10 film sul ritorno a scuola, edizione 2021!.\nL' Attimo Fuggente   1959, il docente di letteratura John Keating (Robin Williams) viene trasferito nel collegio maschile Welton, nel Vermont. Qui, grazie ai suoi memorabili, rivoluzionari ed affascinanti metodi di insegnamento, incoraggia gli studenti ad essere liberi e creativi, a cogliere l’attimo fuggente.\nSi tratta di un film coming of age che si fonda sul discorso e sull’importanza della parola, si concentra sull’importanza di seguire i propri sogni e si focalizza sul valore di ragionare con la propria testa.\n  Titolo originale: Dead Poets Society  Regia: Peter Weir  Anno: 1989  Durata: 128m\n Genere: Drama, Adolescenziale\n  Si tratta di una pura dedica alla poesia e ai poeti, alla letteratura e alla societá… Il vero titolo dell’opera é infatti Dead Poets Society, che letteralmente tradotto significa “La societá dei poeti morti”, quasi come se si volesse inquadrare una societá arida e piatta, una societá che preferisce la tendenza al particolare.    Un cult movie imperdibile, un cult movie che cambia la vita.\nBreakfast Club   Breakfast club é un cult movie degli anni ’80 che parla di 5 ragazzi (Andy, Brian, John, Allison e Claire) che, a causa di vari punizioni, sono costretti a trascorrere il sabato pomeriggio nella biblioteca della scuola. A sorvegliarli sará il preside Vernon che assegna ai 5 un tema: “Chi sono io?”.\n  Titolo originale: The Breakfast Club  Regia: John Hughes  Anno: 1985  Durata: 97m\n Genere: Drama, Adolescenziale\n  Il lento trascorrere del tempo consente ai ragazzi di conoscersi meglio, confrontandosi sui problemi della vita e scoprendo inaspettati punti in comune. Si tratta di uno dei migliori film sul disagio giovanile: non si sa mai quello che si nasconde dietro l’apparenza.    Rushmore   Max Fisher ha 15 e frequenta con malavoglia e scarso profitto il rinomato college Rushmore. Il suo punto di forza é la creativitá che dedica alle più disparate attività extracurriculari.\nBen presto conoscerá 2 persone che gli cambieranno la vita: Herman Blume e Rosemary Cross.\n  Titolo originale: Rushmore  Regia: Wes Anderson  Anno: 1998  Durata: 93m\n Genere: Commedia\n  Il primo é padre di famiglia divorziato e con 2 figli che non gli somigliano, la seconda é una maestra di scuola elementare, una giovane donna che non ha ancora superato il trauma della morte del marito. Max si innamora di lei che cerca di non troncare troppo brutalmente il rapporto, lasciando peró crescere i sentimenti del ragazzo.    Nel frattempo Herman e Rosemary si fidanzano e Max dá inizio ad una serie di dispetti nei confronti di Blume.\nIo speriamo che me la cavo   Il maestro Marco Tullio Sperelli (Paolo Villaggio), a causa di un errore del Provveditorato agli studi, viene trasferito a Corzano, Napoli, per insegnare in una scuola elementare.\n  Titolo originale: Io speriamo che me la cavo  Regia: Lina Wertmüller  Anno: 1992  Durata: 95m\n Genere: Commedia, Drama\n  Lui ligure, pignolo e ordinato, si ritrova in una situazione molto complicata: dovrà combattere contro i bambini che non vogliono (e in molti casi non possono) presentarsi in classe, contro i genitori che non reputano importante la formazione scolastica, e contro gli stessi colleghi, rassegnati ad accettare tutto.    Mean Girls   Cady Heron è una sedicenne che, dopo aver trascorsoo l’infanzia in Africa, si trasferisce a Chicago con i genitori. Quí dovrá abituarsi ad una nuova realtá, una nuova ruotine: la scuola.\n  Titolo originale:Mean Girls\n Regia: Mark Waters  Anno: 2004  Durata: 97m\n Genere: Commedia\n  Esperta in tecniche di sopravvivenza, dovrá fronteggiare guerre psicologiche e adattarsi a regole poco familiari tra cui le ragazze di oggi sono costrette a districarsi.    Tra amicizie (vere e false), amori e tradimenti, pettegolezzi e paure Mean Girls racconta questa realtà, la realtá adolescenziale. Noi siamo infinito   Charlie (Logan Lerman) è un ragazzo estremamente timido ed introverso ed è preoccupato per il suo primo giorno di scuola superiore.\nDopo un primo giorno andato non nei migliori dei modi, Charlie fa amicizia con Sam (Emma Watson) e il suo fratellastro Patrik (Ezra Miller) che lo invitano al ballo della scuola e poi a una festa. Alla festa mangia, a sua insaputa, un brownie contenente cannabis e, sotto effetto della droga, inizia a divulgare i suoi più profondi pensieri.\nMentre viene deriso da tutti, Charlie fa una confessione che gli permetterà di entrare a far parte del gruppo di Sam e Patrik.\n  Titolo originale:The Perks of Being a Wallflower\n Regia: Stephen Chbosky  Anno: 2012  Durata: 103m\n Genere: Commedia, Romantico\n  Noi siamo infinito racconta in maniera chiara e lineare un periodo fatto di cambiamenti e pericoli, un periodo caratterizzato da emozioni forti e contrastanti: l’adolescenza.    Grease - Brillantina   Per gli amanti dei musical, non potevamo assolutamente farvi mancare una pietra miliare di tutti i film musicali di ambientazione scolastica: Grease.\n  Titolo originale:Grease\n Regia: Randal Kleiser  Anno: 1978  Durata: 106m\n Genere: Romantico, Musical\n  Il film narra la storia di amore tra il ragazzo più popolare della Rydell High School, Danny Zuko (John Travolta) e una nuova studentessa, Sandy Olsson (Olivia Newton-John) durante l’ultimo anno di liceo.    Un cult movie imperdibile insomma. L\u0026rsquo;A.S.S.O. nella manica   Di stampo più recente e giovanile e, con un tocco di soap opera, è invece L’A.S.S.O. nella manica, una pellicola del 2015 che cerca di concentrarsi sulla figura femminile e che si focalizza sui pregiudizi adolescenziali.\n  Titolo originale:The Duff\n Regia: Ari Sandel  Anno: 2015  Durata: 101m\n Genere: Commedia sentimentale\n  La protagonista è Bianca, una delle ragazze più popolari della scuola che viene considerata dalle sue migliori amiche una semplice ruota di scorta, un A.S.S.O. (Amica Sfigata Strategicamente Oscena) per l’appunto.    La situazione tragica della protagonista inizia a cambiare quando inizia a stringere amicizia col suo vicino di casa, Wesley Rush che l’aiuterà a diventare una vera leader abbattendo i pregiudizi.\nSuccede   Trasposizione cinematografica del bestseller di Sofia Viscardi, Succede narra l’adolescenza di Margherita (Margherita Morchio), una sedicenne insicura che vive nel suo mondo.\n  Titolo originale:Succede\n Regia: Francesca Mazzoleni  Anno: 2018  Durata: 94m\n Genere: Commedia\n  Meg (così viene chiamata), deve affrontare problematiche tipiche dell’adolescenza: tra false amicizie ed amori complessi la più grande sfida è affrontare sè stessa.    Un compleanno da leoni   Se invece siete alla ricerca di una pellicola meno pesante e con un tocco goliardico in stile “Una notte da leoni”, “Un compleanno da leoni” è la scelta perfetta.\n  Titolo originale:21 \u0026 Over\n Regia: Jon Lucas e Scott Moore  Anno: 2013\n Durata: 93m\n Genere: Commedia\n  I protagonisti della pellicola sono 3 amici che, dopo il liceo, si ritrovano a festeggiare i 21 anni di uno di loro, Jeff Chang (Justin Chon).    Arrivati a destinazione scoprono che Jeff il giorno seguente, deve sostenere un colloquio per l’ammissione alla facoltà di medicina… ma non sarà certamente questo a fermarli!\nEcco i nostri 10 consigli per ricominciare al meglio l\u0026rsquo;anno scolastico!\n","date":"2021-09-12T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Classifiche/10-film-back-to-school-2021/u533wq6owjpih2czqsui","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/come-sopravvivere-al-back-to-school-10-film-sul-ritorno-a-scuola-2021/","title":"Come sopravvivere al back to school: 10 film sul ritorno a scuola 2021! "},{"content":"Siamo in rotta di arrivo per una di quelle serie che la si ama o la si odia, una di quelle serie che quando la si guarda, non si riesce a non ripensare agli episodi del passato e del perche' alcune maledette scelte sono state fatte.\nD’altronde si sa, quando qualcosa viene bene al primo tentativo, difficilmente accadrà lo stesso al secondo. Un esempio che calza alla perfezione per quanto riguarda “Honey Heist“… forse sto un po’ esagerando ma era il modo migliore per rendere l’idea.\nAnalisi Dove eravamo rimasti?   La casa di carta sta per chiudere i battenti con la quinta e ultima stagione che sarà divisa in 2 capitoli da Netfix.\nI primi episodi riprendono le vicende del “Piano Parigi“, illustrato nell’episodio conclusivo della quarta stagione…\nLa banda si trova ancora chiusa nella Banca di Spagna: Nairobi è stata uccisa da Gandìa, Lisbona ha raggiunto i compagni e la tana del Professore è stata scoperta dalla temibile Alicia Sierra.\n Non esistono grandi battaglie senza grandi avversari\n La banda si ritrova con le spalle al muro e senza una vera guida… come dei topi in trappola, non possono far altro che mordere, nell’attesa che il professore ritorni in campo per salvare la situazione.\nCosa funziona Devo ammettere di non essere rimasto totalmente deluso da quest’ultima stagione nonostante stessi iniziando a considerare la serie di Alex Pina, l’inizio di una soap-opera senza futuro. Seppure il visibile calo qualitativo rispetto alle prime stagioni, la serie ha mantenuto un ritmo mediocre.\nD’altronde era proprio questa l’idea che ci mi aveva dato la 4 stagione: un’accozzaglia di idee poco strutturate e non finalizzate con inserimenti inutili ai fini della trama ma utili solamente per allungare il brodo (un classico).\n   Un tocco malinconico Non che questa nuova stagione sia perfetta ma, i miglioramenti nei confronti della stagione precedente sono abbastanza visibili. A differenza delle altre stagioni, durante la visione del primo episodio si può respirare una sorta di malinconia, una sensazione che vi farà chiedere “Questa è la casa di carta?”. Sensazione che personalmente apprezzo in quanto riesce a diversificarsi all’interno di una stagione frenetica ed adrenalinica. Una nuova aria insomma.\nBasta però passare al secondo episodio e continuare con la visione per riambientarsi velocemente. Spari, esplosioni, proiettili vaganti, flash, granate… siamo sicuri non sia un film di Micheal Bay?\nA parte gli scherzi, questa quinta stagione cerca di fondere gli elementi principali delle stagioni iniziali con l’accozzaglia della 4… ottenendo in questo modo un prodotto godibile ma con dei “ma”.\nLe “gag” in stile Professore, lasciano posto a scene più mature e frenetiche, quasi in stile “Attacco al potere”. L’azione è infatti la chiave di questa nuova stagione e di fatto, tali scene, hanno subito un bel level-up rispetto al passato. Le sparatorie sono più interessanti e meno “casuali” (ricordando la scena di Garcia invincibile nella 4 stagione), più frenetiche ma allo stesso tempo chiare e comprensibili.\n Questa non è più una rapina, è una guerra\n Tutto sta andando alla deriva Il vero obiettivo del colpo passa in secondo piano per sottolineare il fatto che tutto sta andando alla deriva, come una nave che ha perso il proprio timone.\nLa presa di potere delle tre donne, seppure un pò alla Dorothy, ha per un momento lasciato trasparire un futuro alternativo e non monotono. Il personaggio di Lisbona continua ad assumere particolari e piacevoli sfaccettature da “Lady Prof“.\n   Il ritmo si mantiene per tutti e 5 gli episodi molto alto e incalzante -oserei dire al limite del confusionario- e si articola, come al solito, come un grande climax di emozioni.\nI movimenti di camera sembrano essere più morbidi e più focalizzati sui dettagli.\nMa il vero punto di forza, sono i personaggi che continuano ad accumulare carisma e personalità, riuscendo a creare un legame sempre più forte con lo spettatore. Anche nuovi personaggi come Sagasta e la sua banda vengono introdotti in maniera ottimale e senza troppi fronzoli… forse con qualche inquadratura un pò troppo alla Baywatch.\nNon mancano gli immancabili colpi di scena che, volendo o meno, costringono a proseguire la visione e piccoli momenti “vuoti” necessari a spezzare l’energia dei vari episodi.\nCosa non funziona Arturito, Arturito… Cosa combini Arturito? I principali difetti della serie sono riscontrabili soprattutto a livello di sceneggiatura: vi sono imprecisioni a livello di trama (vedi Gandìa ferito), incoerenze temporali (vedi malattia di Berlino), banalità lasciate al caso (vedi Arturito versione Rambo)… e poi arrivano i mitici flashback. Peccato che il 70% sia praticamente inutile!\n Arturito versione \"Rambo\"   Il redivivo Berlino è più vivo dei veri vivi e pare abbia più importanza dei veri protagonisti, tanto che, riassumendo tutti i flashback, non basterebbe un intero episodio per raggrupparli.\nFlashback per tutti Compare un nuovo personaggio, Rafael che miracolosamente viene presentato come il figlio di Berlino, quasi come se si trattasse di uno spin-off inserito nella serie stessa. Probabilmente si tratta di una timeline che verrà sviluppata in seguito (quando?) ma personalmente non vedo futuro (anche perchè siamo agli sgoccioli… che senso ha aprire una nuova timeline?).\n \"Rafael\" e \"Berlino\"   Viene aperta una nuova parentesi sul passato di Tokyo che, seppure risulti insensata nel momento in cui viene presentata, fornisce qualche informazione in più sull’origine del suo alias, quasi come se si volesse fare una previsione sul suo futuro (che senso ha approfondire solamente il suo alias?). Insensato è l’utilizzo della maschera (identica) di Ken Kaneki di Tokyo Ghoul…\nIl solito tira e molla Insomma, si tratta della stessa identica formula che ha tirato avanti la baracca fin dagli albori e che oramai ha stancato (forse non per tutti ma la soglia è vicina). Il solito tira e molla che pur godendo di un ottimo livello di godibilità, non riesce a fare quel passo in più… eppure sarebbe bastato veramente poco!\nDetta in maniera stringata, la prima parte di questa 5 stagione si presenta come la versione migliorata dalla 4: più adrenalinica ma comprensibile e con meno buchi di trama.\n   Tirando le somme Tirando le somme, La casa di carta è una di quelle serie che va vista senza pretese… senza aspettarsi raffinatezze e razionalità, una serie da vedere a tempo morto, una serie da binge-watching.\nLa prima parte della 5 stagione de “La casa di Carta” si presenta, a differenza della precedente, più bilanciata e contestualizzata, più adrenalinica ed emotiva. Non mancano però, errori di scrittura che anche un occhio meno vigile non esiterebbe a cogliere.\n","date":"2021-09-04T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/la-casa-di-carta-5-recensione-a-caldo/bxtq1mndx9unycqjdxjr","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/la-casa-di-carta-5-recensione-a-caldo/","title":"La casa di carta 5: Recensione a caldo"},{"content":"A seguito di ciò che è accaduto e che sta tuttora accadendo in Afghanistan abbiamo deciso di stilare una mini classifica “5 film sull’Afghanistan” per capire meglio la situazione.\nSotto il burqa   Sotto il Burqa -meglio conosciuto come “I Racconti di Parvana” o “The Breadwinner”- rappresenta alla perfezione la situazione che attualmente si sta verificando in Afghanistan.\nLa protagonista è Parvana, una ragazzina di 11 anni che vive a Kabul con la sua famiglia. Un giorno il padre viene ingiustamente arrestato e dichiarato come nemico dell’Islam dai soldati talebani. La famiglia rimasta senza una figura maschile e a causa della legge talebana (la Sharia) è destinata a morire di fame ma, Parvana, dopo aver tentato invano di liberare il padre e acquistare qualcosa da mangiare al mercato locale, decide di “travestirsi” da ragazzo per circolare liberamente in città.\nSotto mentite vesti incontra un’altra ragazza, Shauzia che la aiuterà a guadagnare qualche spicciolo per sopravvivere.\nOsama   La legge talebana vieta alle donne di uscire di casa senza essere accompagnate da un uomo, di cercare lavoro e manifestare per i propri diritti. In una famiglia di sole donne, Maria, per evitare quest’agonia alla propria figlia, decide di travestirla da ragazzo.\nLa ragazza diventa Osama ed inizia a lavorare ma non riesce ad adattarsi all’ambiente e comportarsi come un ragazzo.\nIl cacciatore di aquiloni   Il film, che si articola come un lungo flashback, narra le vicende di 2 amici afghani: Amir e Hassan.\nI due bambini giocavano a “cacciare” gli aquiloni, ovvero cercare di tagliare il filo dell’aquilone avversario durante una manifestazione locale.\nUn giorno Amir e Hassan incontrano dei ragazzi più grandi che nutrono disprezzo nei confronti dell’etnia dei due giovani. Hassan li minaccia ma viene violentato; Amir in preda al panico decide di non intervenire e di rompere ogni rapporto con il suo amico.\nDopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan del 1979, Amir e suo padre scappano in California dove trascorreranno gran parte della loro vita.\nDopo diversi anni, a seguito dell’invito di un grande amico di suo padre, Amir torna in Pakistan dove apprende la notizia della morte di Hassan…\nWar Machine   War Machine narra la storia del generale statunitense McMahon, inviato in Afghanistan per porre fine alla guerra. Noto come un leader carismatico e sicuro di se stesso, si ritrova al centro di un reportage giornalistico che non avrà gli esiti sperati.\nViaggio a Kandahar   Viaggio a Kandahar è uno dei più celebri film sull’Afghanistan.\nLa protagonista è Nafas, una ragazza afgana che lavora come giornalista in Canada. Un giorno riceve una lettera della sorella rimasta in Afghanistan, in cui le racconta che ormai ha perso la voglia di vivere e che intende suicidarsi.\nNafas decide di tornare in patria, a Kandahar, intraprendendo un viaggio molto pericoloso. Una volta arrivata a destinazione, la ragazza scopre il duro e surreale regime imposta dai talebani fatto di violenze, privazioni e vessazioni del suo popolo già tanto provato dalla guerra.\nNafas decide così di rischiare la vita per documentare al mondo intero ciò che avviene nel paese.\n","date":"2021-08-16T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/5-film-sull-afghanistan/gybhdwk4lzhyvy4e8wv1","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/5-film-sullafghanistan-per-riflettere-e-capirne-di-pi%C3%B9/","title":"5 Film sull’Afghanistan per riflettere e capirne di più "},{"content":" .containert { display: flex; align-items: center; justify-content: space-between; } .image { margin-right: 20px; }     Titolo originale: The Mitchells vs the Machines  Anno: 2021  Durata: 113m\n Regia: Mike Rianda, Jeff Rowe\n Genere: Animazione, sci-fi, commedia, avventura, azione\n   Trama   La protagonista del film “I Mitchell contro le Macchine” è Katie Mitchell una giovane ragazza che decide di coltivare la sua passione per il cinema iscrivendosi ad una scuola dedicata.\nLa situazione con il padre non è delle migliori e, per cercare di riallacciare i rapporti con sua figlia, decide di riunire la famiglia per un ultimo viaggio in macchina tutti insieme.\nDurante il viaggio la famiglia si trova coinvolta in una rivolta delle macchine e saranno costretti ad affrontare la minaccia su scala mondiale. Riusciranno i Mitchell a salvare il mondo e, allo stesso tempo, a recuperare i rapporti fra di loro?\nAnalisi I Mitchell contro le Macchine: un film ambizioso e fuori da ogni schema L’animazione, come oramai ci ha ben insegnato la Sony Animated Picture dopo il capolavoro di Spiderman: Un nuovo Universo, è complessa ma impeccabile sotto (quasi) ogni punto di vista. Forse si sarebbe potuto fare qualcosina in più sul “Background” dato che, per la maggior parte delle scene risulta essere un fermo-immagine privo di dettagli. Problema che però va man mano sminuendosi col passare del tempo.\nAnimazione che si adatta particolarmente al genere del film stesso, un genere già dotato di suo di mille sfaccettature ma ancora più arricchito dai produttori stessi. Non è affatto facile infatti classificare il nuovo gioiellino di Mike Rianda e Jeff Rowe. Compaiono infatti molte scene e “grafiche” che oserei classificare come insensate, stupide ma allo stesso tempo divertenti.\nUno \u0026ldquo;sci-fi action comedy\u0026rdquo; ricco di gag divertenti I Mitchell contro le Macchine, infatti, è molto più di un film di fantascienza. Si tratta di uno sci-fi action comedy (esiste davvero?) in cui compaiono moltissimi elementi conducibili al cinema comico, che è stato senza ombra di dubbio il vero motore della pellicola, al cinema thriller, d’azione, d’avventura e addirittura drammatico. Un bel mix insomma.\nMemorabili saranno sicuramente la scena dello “scudo Mochi“, un’idea malsana e priva di qualunque logica ma che, senza alcun motivo rilevante, funziona alla grande ai fini della narrazione; “The Rick Mitchell Special”, la scena dei Furby…\n  The Rick Mitchell Special   Non mancano naturalmente gag riguardanti il mondo della tecnologia\u0026hellip; in particolare una mi ha colpito in quanto la reputo una scena più attuale che mai: Pal (l’assistente virtuale sviluppato da Brown), disattiva il wifi su tutti i cellulari del mondo e immediatamente le persone perdono l’intelletto trasformandosi in simil-zombie.\nSi tratta chiaramente di una caricatura che contribuisce in maniera fantastica a rendere “I Mitchell contro le Macchine”, una pellicola super fluida e dinamica. Chiaramente ogni gag è accompagnata da un sonoro dedicato.\nOttima l’idea di aggiungere delle camere virtuali “casalinghe” pronte ad immortalare le vicende della famiglia, quasi come se si trattasse di un homemade show, in stile “Celebrity Hunted”.\n  Un film più maturo del previsto La nota comica che pervade l’intera pellicola è stata sicuramente la chiave di tale successo in quanto è stata dosata alla perfezione ed applicata anche in momenti inaspettati.\nD’altro canto però va, in un certo senso, a mascherare delle tematiche molto più serie e mature come il rapporto con la famiglia, l’evoluzione tecnologica, le relazioni interpersonali, l’adolescenza, lo sterminio di massa, i conflitti generazionali…\nTematiche che, seppure vengano “sminuite”, riescono a fare breccia raggiungendo a pieno il cuore dello spettatore. E’ proprio questa la forza de “I Mitchell contro le Macchine”.\nIl rapporto genitore-figlio come riconciliazione generazionale In particolare vi è un focus sul delicato rapporto genitore-figlio e su tutte le questioni e problematiche riscontrabili nel periodo dell’adolescenza.\nDi fatto la protagonista non è altro che una giovane teenager in procinto di entrare in una scuola di cinema.\n     Particolarmente interessante si è rilevata la tematica dell’evoluzione tecnologica che rappresenta in tutto e per tutto la base del film. Tematica che è stata sviluppata in maniera magistrale dagli sceneggiatori e che si ricollega in maniera diretta al mondo di oggi e ad un futuro non troppo remoto. Viene richiamata indubbiamente il concetto di intelligenza artificiale nella sua applicazione più evoluta e fantasiosa possibile nonché il costante problema della privacy in rete.\nDa una parte si collocano le dipendenze tecnologiche, dall’altra le incomprensione generazionali.\n  Pal   Le prime battaglie che i Mitchell devono affrontare sono proprio fra loro stessi, fra i Millennials cresciuti insieme ai social e gli utilizzatori di carta e penna. E’ proprio in questo frangente che compare il tema dell’incomprensione e del ripudio degli strumenti tecnologici che vengono visti come un “male per la società”, qualcosa da abbattere a tutti i costi.\nUn miliardario geek tecnologico Il personaggio di Mark Bowman è un esplicito riferimento a un miliardario geek tecnologico… potrebbe essere benissimo paragonato alla figura di Bill Gates, Elon Musk, Steve Jobs o, in maniera ancora più fantasiosa, all’inimitabile Tony… insomma avete capito cosa intendo.\n  Mark Bowman   Sono presenti innumerevoli riferimenti… i primi che mi sono venuti in mente guardando il film sono stati indubbiamente “Love Death + Robots” , “Piovono Polpette” (di cui gli stessi Mike Rianda, Jeff Rowe sono registi), “A tutto reality – l’isola”, “Wall- E”, “Come ti rovino le vacanze” ma anche pellicole più mature ed impegnative come “La Guerra dei mondi” di Spielberg.\nProprio per questo motivo è davvero diminutivo descrivere “I Mitchell contro le Macchine” come un semplice “film per bambini” in quanto non è assolutamente così (ANIMAZIONE NON SIGNIFICA FILM PER BAMBINI).\nI Mitchell contro le Macchine come autobiografia sul cinema Tema ricorrente per tutta la durata della pellicola è “l’amore per il cinema“, che sia casalingo o meno non importa. Di fatto la pellicola può essere intesa come una dedica al mondo cinematografico nonché come un’autobiografia stessa, in cui la maggior parte delle celebrità possano impersonarsi. Chiaramente occorre un pò di fantasia!\nTirando le somme possiamo affermare senza ombra di dubbio che “I Mitchell contro le Macchine” non si è rivelato solamente un ottimo film ma il miglior film di animazione finora uscito su netflix!\n","date":"2021-08-14T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/i-mitchell-vs-macchine-recensione/utygqelge3vehtnxntz9","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/i-mitchell-contro-le-macchine-un-folle-ma-fantastico-film-danimazione-recensione/","title":"I Mitchell contro le Macchine: un folle ma fantastico film d’animazione [RECENSIONE]"},{"content":"Trama Dopo un’attesa praticamente infinita finalmente si è dato il via alla fase 4 del Marvel Cinematic Universe, aperto alla grande con Black Widow, il cinecomic prequel incentrato sulla figura di Natasha Romanoff.\n   Titolo originale: Black Widow  Regia: Cate Shortland  Anno: 2021  Durata: 133m\n Genere: Azione, spy-thriller  Cast: AScarlett Johansson, Florence Pugh, David Harbour, O. T. Fagbenle, Ray Winstone    Il film narra le vicende collocate nell’arco temporale che si estende fra Civil War ed infinity War e cerca di colmare l’incolmabile vuoto lasciato da Endgame… possiamo dire che il film diretto da Cate Shortland è riuscito in parte nell’impresa.\nNonostante l’idea originale di articolare il film come una sorta di biopic, si è preferita una storia che si focalizzasse particolarmente sulla figura della Black Widow e non sulla vita dell’eroina che ci viene mostrata esclusivamente tramite alcuni flashback.\n  Vengono ripercorsi i momenti che hanno segnato l’infanzia della giovane, come il programma Black Widow degli anni ”80 volto a creare delle agenti assassine. La protagonista decide finalmente di affrontare i suoi demoni interiori, invece di continuare a scappare.\nE’ così che Natasha si distacca momentaneamente dagli Avengers per raggiungere la sua vecchia “famiglia”, formata da Yelena Belova (Florence Pugh), Melina Vostokoff (Rachel Weisz) e Alexei Shostakov (David Harbour), e tornare là dove tutto è iniziato, dove è diventata Black Widow.\nAnalisi Un film piu' emotivo del solito A differenza delle precedenti pellicole Marvel, Black Widow cerca di concentrarsi principalmente sul piano emotivo e psicologico per indurre lo spettatore a ragionare sulla tematica della famiglia, su cosa significhi essere donna ma soprattutto sull’importanza dell’essere umano che non è visto come un semplice strumento al cospetto altrui.\nLa donna come figura di forza e prosperita'   Grande importanza viene data alla figura femminile (di fatto tutte le vedove sono donne) come colei che continua a combattere nonostante le ferite ma senza vergognarsi delle proprie fragilità. La questione della stanza rossa e dell’addestramento delle vedove rappresenta un tema più contemporaneo che mai che dovrebbe far riflettere su quanto accade ancora oggi.\nUn gioco psicologico riguarda lo stesso nome che il MCU ha dato al “covo” segreto delle vedove di Dreykov. La cosiddetta “Stanza Rossa” richiama (di nome e di fatto) la leggenda metropolitana delle red room del dark web, andando cosi ad accentuare la “strumentalizzazione del corpo”.\nJac Schaeffer: una nuova rivelazione per il MCU dopo Wandavision?  Jac Schaeffer  Seppure sempre presenti ed affascianti, i combattimenti passano in un secondo piano (almeno per un istante) per lasciar spazio alla sublime scrittura di Jac Schaeffer (riscritto poi da Eric Pearson) che si è rivelata la chiave vincente di una pellicola destinata ad essere offuscata dalle attuali serie MCU, in particolare Loki.\nI principali problemi del film sono riscontrabili proprio nella regia che non è riuscita a imprimere nella mente degli spettatori i fantastici combattimenti della vedova che risultano un pò confusionari per via di movimenti di camera “sporchi” e repentini che non garantiscono il totale focus sulla scena.\nLa forza del \u0026ldquo;carisma\u0026rdquo;: Florence Plugh Rimangono comunque dei combattimenti godibilissimi soprattutto grazie alle meravigliose interpretazioni degli attori fra cui spicca sicuramente la new entry Florence Pugh nei panni della vedova Yelena Belova, destinata probabilmente ad ereditare il ruolo della Johansson (per quanto sia insostituibile) e David Harbour nei panni di Red Guardian.\n  Florence Pugh è stata bravissima ad alternare le forze e le debolezze del suo personaggio, riuscendo a dare uno scorcio di quello che sarà un personaggio dalle mille sfaccettature e dotato di un carisma senza eguali.  Una degna erede insomma.   D’altro canto abbiamo però un lato emotivo/psicologico molto sviluppato… tipico della regista australiana Cate Shortland che ha diretto per la prima volta un film d’azione.\nLa chiave comica: David Harbour   Funzionale alla storia stessa si è rivelata la nota comico/sarcastica di Alexei che ha contribuito a dare una marcia in più al film, permettendo allo spettatore di “respirare un pò” nei momenti più critici.\n  Particolarmente interessante si è rivelato il fatto che non sia stata utilizzata la classica opening Marvel ma qualcosa di leggermente diverso che richiamasse i progetti televisivi come Wandavision, The Falcon \u0026amp; the Winter Soldier.\nScelta che probabilmente ha contribuito a far apparire Black Widow come un semplice film accessorio (come avvenne con “L’incredibile Hulk” del 2008), futile alla trama stessa. Cosa che di fatto non è, come abbiamo potuto vedere anche dalla scena post-credit.\nSmells Like Teen Spirit Impeccabile come sempre si è rivelata la colonna sonora che comprende brani che si sposano perfettamente con i sentimenti delle protagonista. Memorabile sarà la scena di indottrinamento delle vedove sulle note di Smells Like Teen Spirit.\n Tirando le somme possiamo affermare che il ritorno sul grande schermo, dopo quasi 2 anni di attesa, del Marvel Cinematic Universe è stato più che promosso. Black Widow non sarà sicuramente il miglior titolo del franchise ma sicuramente un ottimo spy-thriller che merita di essere visto.\nAh quasi dimenticavo… benvenuti nella fase 4!\n","date":"2021-07-08T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/black-widow-il-ritorno-del-mcu/pqtm86o3dzr7r1jf4efs","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/black-widow-il-ritorno-del-marvel-cinematic-universe-recensione/","title":"Black Widow: il ritorno del Marvel Cinematic Universe [RECENSIONE]"},{"content":"Vincitore del Golden Globe 2021 nella categoria “Miglior Sceneggiatura” e in corsa agli Oscar 2021 con ben 6 nomination, “Il processo ai Chicago 7” -The Trial of the Chicago 7- è un film che ha fatto discutere molto ultimamente e che sicuramente continuerà a farlo. Confezionato magistralmente sotto ogni singolo punto di vista, il nuovo gioiellino di Aaron Sorkin si presenta in tutto e per tutto, un favorito alla 93-esima edizione degli Oscar. Chissà cosa accadrà il 25 aprile!\n    Titolo originale: The Trial of the Chicago 7\n Regia: Aaron Sorkin  Anno: 2020  Durata:129 MIN\n Paese:USA\n Genere: Animazione, avventura, fantasy, famiglia    Trama e Storia   Nel 1968, un gruppo di attivisti composto da 7 membri , venne accusato dal governo federale di cospirazione contro gli Stati Uniti e di aver causato delle rivolte nella Convention dei Democratici a Chicago. La manifestazione era indirizzata alla politica bellica intrapresa dal presidente Nixon nella guerra in Vietnam: tutti volevano andare a Chicago per fermare la guerra.\nBen presto, quella che doveva essere una semplice manifestazione pacifica, si trasforma in uno scontro armato con la polizia che, oltre a causare innumerevoli morti, vede protagonista l’arresto e l’incriminazione per cospirazione ed incitamento alla sommossa dei 7 (inizialmente 8): Abbie Hoffman, Jerry Rubin, Tom Hayden, Rennie Davis, David Dellinger, Lee Weiner, John Froines e Bobby Seale, il leader delle Pantere Nere.\n “I giornali ci chiamano i Chicago 7 ma qui siamo in 8!”\n Tutti gli imputati, tranne Bobby Seal, al quale viene negato il diritto di difesa da parte del giudice Julius Hoffman, vengono rappresentati dagli avvocati Kunstler e Weinglass. Fin da subito il giudice Hoffman mostra un pregiudizio sfavorevole nei confronti degli imputati i quali vengono accusati più volte per oltraggio alla corte. Al processo vengono chiamati a testimoniare numerosi agenti di polizia ed agenti dell’FBI sotto copertura ma soprattutto Ramsey Clarke, il procuratore generale degli Stati Uniti durante la presidenza di Lyndon B. Johnson. Nonostante le varie testimonianze, quel processo era già stato deciso in partenza: i 7 vengono arrestati con l’accusa di cospirazione.\n “Credo che le istituzioni della nostra democrazia siano straordinarie, ma che in questo momento siano in mano a persone orribili”.\n Analisi Un \u0026ldquo;neo-biopic\u0026rdquo; contemporaneo Ancora una volta Sorkin si è rivelato un fuoriclasse della scrittura aggiudicandosi molti altri premi per altre celebri pellicole fra cui spiccano sicuramente “The Social Network” e “Steve Jobs“, un ottimo regista ma anche un cultore del genere biopic (che definirei più un neo-biopic).\nEffettivamente c’è ben poco da dire sulla sua pellicola: narra di una storia vera ed utilizza la chiave comica con grande disinvoltura per accentuare, estremizzare, enfatizzare determinati passaggi che altrimenti sarebbero risultati fin troppo noiosi. Solitamente è proprio questo il neo dei film biografici: a lungo andare stancano.\n Aaron Sorking    Non è però il caso di Sorkin che è riuscito a tirar fuori una pellicola “dinamica“, grazie anche all’implementazione di vecchie scene che vanno ad inquadrare la vera protesta del ’68, fluida ma senza mai tralasciare quella sensibilità che determina “Il processo ai Chicago 7” per tutti i suoi 129 minuti. Non a caso è impossibile scollare lo sguardo dallo schermo!🙂\nDinamicità resa possibile anche dall’alternanza del processo in aula e l’evolversi delle rivolte, nonchè dell’eccellente montaggio di Alan Baumgarten.\nE’ proprio questa la forza del nuovo capolavoro targato Netflix: un bel passo in avanti per la piattaforma si streaming più famosa al mondo.\nUn cast eccezionale e la giusta dose di comicità A contribuire a tutto ciò, è stato senza ombra di dubbio l’eccellente performance di Sacha Baron Cohen (noto soprattutto per “Borat”) che è riuscito a dosare alla perfezione il giusto quantitativo di ironia, rendendo l’ultimo arrivato in casa Sorkin, un vero e proprio “must watch“.\n  Non di minore importanza sono state le ottime interpretazioni di Jeremy Strong (Jerry Rubin), Mark Rylance che ha incarnato alla perfezione il ruolo dell’avvocato William Kunstler (e che già avevamo potuto apprezzare in Dunkirk di Nolan), Yahya Abdul-Mateen II (Bobby Seal), Frank Langella nei panni dell’odioso giudice Julius Hoffman, e per finire un fantastico Joseph Gordon-Levitt (Richard Schultz) di cui spicca sicuramente l’evoluzione psicologica.\nUn pò più timido e distaccato (almeno nei minuti iniziali) si è dimostrato invece, Eddie Redmayne nei panni del celebre attivista Tom Hayden ma comunque adatto al ruolo.\nProprio per questo motivo ho voluto definire (osando) “Il processo ai Chicago 7” una sorta di “neo-biopic“, un film biografico (per quanto possa essere definito così) che trae spunto da altri generi quali “drama” e “thriller” per parlare con una certa disinvoltura, del più celebre processo “politico” (così viene definito più volte dai protagonisti) della storia.\n\u0026ldquo;Sequenze mute\u0026rdquo; In gran contrasto con le sue pellicole precedenti, Sorkin questa volta ha preferito dare meno spazio ai suoi magnifici dialoghi (di cui è un vero maestro) per dare maggiore importanza a delle sequenze pressoché mute ma da una sensibilità unica, scene che riescano a raggiungere e colpire lo spettatore nel diretto, immagini che riescano a parlare senza l’ausilio di un ulteriore “supporto” (i dialoghi per l’appunto).\nNon a caso, nella pellicola sono state inserite delle reali scene del ’68 che rendono “Il processo ai Chicago 7” un film più contemporaneo che mai, un film che cerca di creare un ponte fra il passato e il presente e che si articola come una pellicola “Per non dimenticare“…\n   Per tutta la sua durata infatti, prevale sempre una nota drammatica e una leggera, ma percepibile, tensione che donano al gioiellino di Sorkin una grande umanità. Gli apici di ciò sono riscontrabili sicuramente nell’atto in cui Bob Seal viene legato ed imbavagliato su ordine del detestabile giudice Hoffman; ma soprattutto nel memorabile finale che vede come personaggio chiave Tom Hayden\nConsiderazioni finali Tirando le somme, “Il Processo ai Chicago 7” (The Trial of the Chicago 7) è uno dei migliori film della stagione cinematografica nonchè uno fra i favoriti agli Oscar 2021. Aaron Sorkin è riuscito per l’ennesima volta a colpire il pubblico nonostante il “genere leggermente diverso dai suoi standard”, confezionando una fantastica e memorabile pellicola, perfetta sotto ogni singolo punto di vista.\nUn film da NON PERDERE ASSOLUTAMENTE insomma!\nBuona visione!!\n","date":"2021-03-23T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/il%20processo%20ai%20chicago%207/lazufqd5ycg77mf0d1de","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/il-processo-ai-chicago-7-un-neo-biopic-contemporaneo-recensione/","title":"Il Processo ai Chicago 7: un \"neo-biopic\" contemporaneo [RECENSIONE]"},{"content":"⚠️⚠️ Questo articolo contiene spoiler⚠️⚠️\nQueste 8 settimane sono volate, e insieme ad esse anche la prima serie della nuova fase del Marvel Cinematic Universe.\nParliamo ovviamente di WandaVision, la miniserie diretta da Matt Shakman, che narra le vicende dopo “Avengers Endgame”, con protagonisti i due personaggi secondari della storia principale: Wanda Maximoff e Visione.\nMa dopo il debutto della serie quest’ultimi sono diventati molto più che personaggi secondari, prendendo le redini del futuro del MCU. Quindi adesso a distanza di 2 mesi dall’uscita andiamo ad analizzare quello che abbiamo visto e imparato, ripercorrendo gli indizi che ci sono stati dati per quanto riguarda il futuro dei nostri supereroi.\n  Trama e analisi Come ben sapevamo già da prima dell’uscita della serie, quest’ultima è stata realizzata ispirandosi al mondo delle sit-com, facendone quasi una parodia, ripercorrendo i vari decenni televisivi di questo genere ludico. Per quanto i primi episodi ci abbiano potuto confondere le idee, di cui abbiamo già parlato nell’articolo dedicato “WandaVision: i primi due episodi, analisi e cosa sta accadendo”, successivamente tutti i dubbi sono stati assolti, dando una spiegazione a tutto quello che abbiamo visto, portando avanti una storia formata da due filoni paralleli e ricollegandoli in modo sublime e senza lasciare nulla al caso.\nIl tema principale della serie è stato ovviamente il tentativo di Wanda di accettare il lutto, una tematica sicuramente ardua su cui basare una serie, ma resa inverosimilmente interessante da quel genio di Shakman che è riuscito a generare un hype assurdo.\nSi, parlo di hype proprio perché il fatto che quest’ultima sia stata una serie e non un film, ha contribuito moltissimo all’esperienza dello spettatore, facendoci rimanere con il dubbio di cosa sarebbe potuto succede per ben 8 settimane. Proprio per questo credo che chi la recupererà in futuro non riuscirà a godersela come abbiamo fatto noi.\nIl fatto che l’introduzione della nuova fase del mondo dell’MCU coincidesse anche con il debutto della prima vera serie Marvel, sarebbe potuto risultare un problema, infatti non rinnego che anche io abbia temuto in un mega flop. Ma fortunatamente non è stato così, ANZI!\nDalle mie parole avete intuito che ho apprezzato la serie e che mi è piaciuta davvero molto, arrivando al punto di paragonarla tranquillamente ad un qualsiasi prodotto targato Marvel, se non anche migliore.\nLa storia è stata raccontata in modo sublime, e una cosa che ho apprezzato è il fatto che quest’ultima sia stata fine a sé stessa, mi spiego meglio: la storia sicuramente influenzerà anche i prodotti futuri, e i veri appassionati di sicuro non la perderanno, ma se qualcuno decidesse di vedere direttamente il prossimo film senza prima aver visto la serie, credo che riuscirebbe tranquillamente a seguire il filo logico della saga.\nProprio da qui mi collego anche ad un altro discorso, forse anche il più delicato, ovvero il finale.\nUn finale banale? Durante questi 2 mesi ci sono state migliaia di teorie e analisi di cosa sarebbe potuto accadere, (non nego che anche io ho fantasticato in modo assurdo), questo perché l’attesa di una settimana ci ha dato tempo per riflettere, e molti, una volta aver visto il finale effettivo, sono rimasti delusi perché non è accaduto nulla di ciò di cui si era discusso (Multi Verso, Nightmare, ecc.).\nAd esempio il fatto che l’attore che interpreta Pietro è lo stesso attore che interpreta Quick Silver nel mondo X-men, era facilmente riconducibile al concetto di multiverso, ma questo è stato fatto a mio parere più per sviare lo spettatore e generare maggiore Hype.\nQuesto perché il finale è stato il più ovvio, oserei dire “a tratti quasi banale“ possibile, ma attenzione, questo a mio parere non è un punto negativo, perché, proprio come detto prima, questa serie è fine a sé stessa e non sarebbe stato “giusto” introdurre argomenti di un certo spessore, come il multiverso ad esempio, in una serie che probabilmente qualcuno non vedrà.\nDetto ciò voglio parlare di un’ultima cosa che mi ha fatto impazzire prima di analizzare effettivamente cosa abbiamo visto.Le interpretazioni di Elizabeth Olsen e Paul Bettany, ma anche di tutti gli altri, sono state FANTASTICHE!! Qui il merito va anche alla scrittura, che ci ha permesso di vedere un lato di questi personaggi che non avevamo mai visto prima, mostrandoci la faccia della medaglia che in realtà avremmo sempre desiderato vedere, rendendo probabilmente quelli che erano “due personaggi secondari” nei più amati del mondo Marvel.\nStupenda è stata anche tutta la storia di Wanda e come è stata articolata, della quale ci è stato mostrato il passato e tutto ciò che l’ha resa come la vediamo ora, andando a completare uno dei tanti mosaici rimasti ancora incompiuti tra i vari personaggi.\nCosa abbiamo scoperto con Wandavision Parlando effettivamente di quello che ci è stato mostrato, in realtà non abbiamo molto per ipotizzare cosa succederà, anche perché come ho già detto il finale è stato molto semplice e lineare.\nDi sicuro con questa serie abbiamo capito che uno dei temi principali per i prossimi film/serie, sarà la magia, della quale abbiamo compreso che c’è un mondo molto più ampio rispetto a ciò che sapevamo già, introducendo anche nuovi argomenti, come ad esempio le rune o altri incantesimi, che persino in Doctor Strange non ci erano stati mostrati, quindi quest’ultima giocherà sicuramente un ruolo importante nelle prossime vicende. Inerente sempre alla magia abbiamo scoperto che Scarlet Witch (Wanda) è molto più forte dello stregone supremo, e che quest’ultima dopo lo scontro con Agatha stIa imparando a controllare i propri poteri, e lo sta facendo anche in modo più rapido e avanzato rispetto al percorso che ha seguito Steven Strange.\nAgatha Harkness, un villain scontato? Siccome l’ho citata, spendo due parole anche per quanto riguarda Agatha Harkness, ovvero il villain della serie. Come al solito l’antagonista principale non è stato nulla di che, o meglio, è stata sicuramente una storia più particolare e interessante rispetto ai soliti nemici dei film Marvel, la quale però è stata conclusa in modo quasi troppo veloce e classico. Il che mi dispiace anche un po’ siccome quest’ultima è stata una dei personaggi principali, che ci è stata mostrata fin dal primo episodio, della quale però avevamo già intuito le intenzioni ostili fin da subito.\nAltri due argomenti da affrontare riguardano sicuramente Monica Rambeau con la scoperta dei suoi poteri, e il confronto tra i due Visione. Per quanto riguarda il primo, sono rimasto un po’ deluso dal fatto che sia stato mostrato che Monica abbia acquisito dei superpoteri, in seguito alla mutazione molecolare avvenuta dopo l’ingresso nel mondo fittizio di Wanda, ma successivamente l’argomento non è stato trattato, e spero vivamente sarà ripreso in futuro. Cosa anche molto probabile siccome in una della scene post credit vediamo Monica parlare con una Skrull che la invita ad andare nello spazio dove la stanno aspettando.\nChi è il vero Visione? Anche la faccenda riguardante i due Visione mi hanno fatto un po’ storcere il naso.\nIl Visione bianco ci è stato introdotto già da qualche episodio prima del finale, ma solo nell’ultima puntata quest’ultimo entra effettivamente in gioco, in maniera a mio parere anche un po’ improvvisa e turbolenta. Tralasciando ciò, questa scelta ha portato a quella che è a mani basse una delle scene più belle dell’intero mondo del MCU, ovvero lo **scontro tra il visione creato da Wanda e quello riportato in vita dal Direttore Hayward.\nScontro che in realtà non è stato un vero scontro, questo perché la battaglia tra i due si è risolta con un discorso filosofico dominato dalla ragione, discorso che ha letteralmente fatto breccia nel cuore.\n  Ma nonostante la bellezza della scena, resta il fatto che successivamente il Visione bianco sia scomparso nel nulla, e del quale sappiamo che ha effettivamente recuperato la memoria del vecchio Visione ma che non prova i medesimi sentimenti.\nUn’altra scena che merita di essere commentata è lo scontro tra tutta la famiglia di “WandaVision” contro gli uomini di Hayward. Nel combattimento sono stati protagonisti i figli di Wanda, sia per quanto riguarda l’interpretazione, come lo è stata del resto anche durante tutta la pellicola, ma in particolare la caratterizzazione dei personaggi, i quali mentre usavano i loro poteri ereditati dai genitori sono stati incredibili.\nPer quanto riguarda i figli di Wanda inoltre, dalla seconda scena post-credit, sappiamo che questi sono effettivamente ancora vivi, però non sappiamo dove siano, se in un universo parallelo, o ancora solo nella testa di Wanda.\nCosa accadra' in futuro Concludendo, credo che questi siano i concetti principali e più importanti che abbiamo appreso dalla visione della serie, il che non è molto ma è pur sempre un inizio. Un inizio per quello che a mio parere sarà uno splendido futuro per il Marvel Cinematic Universe, soprattutto se manterranno la qualità, sia a livello tecnico che contenutistico, che abbiamo avuto l’opportunità di vedere in WandaVision.\nQuindi quello che possiamo dire è che la serie è stata fondamentale per le pellicole che usciranno in futuro, dato che ha generato un grande Hype su ciò che potrebbe accadere, alzando l’asticella ad una qualità che si spera manterranno. Come ben sappiamo però non si finisce mai di complottare su cosa accadrà, e proprio per questo vi invito a discutere delle vostre opinioni qui sotto nei commenti. Inoltre fateci sapere se a voi è piaciuta la serie, e se no, cosa non vi è piaciuto?\n","date":"2021-03-14T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/TV-wandavision-considerazioni-generali/mh7vtyxeghqbot82qw7k","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/wandavision-il-piu-coraggioso-progetto-marvel-recensione/","title":"WandaVision: il piu' coraggioso progetto \"Marvel\" [RECENSIONE]"},{"content":"“Che Horror!” è la tipica esclamazione con cui salutiamo i lettori della nostra Gazzetta del Cinema e della Cultura Horror, del Fantastico, del Bizzarro e dello Straordinario InGenereCinema.com .\n     Un’esclamazione che abbiamo mutuato [dandole un significato differente e positivo] da uno storico titolo strillato sulla pagine de L’Espresso a fine anni ’80, che fotografava un triste momento storico per la nostra cultura di Genere fantastico: l’interrogazione parlamentare che vide come protagonista la storica rivista a fumetti Splatter.\nPer noi, ovviamente, “Che Horror!” ha tutto un altro significato e implica una comunione di interessi e di intenti con i nostri lettori: gli Amici dell’Horror.\nMa cosa succederebbe se al posto del punto esclamativo dopo le due parole che ormai ci suonano così familiari piazzassimo un interrogativo? E’ quello che proviamo a fare in questa nostra sortita sulle pagine di AboutOf, dando il via ad una piccola indagine ludica nel mondo cinematografico a tinte cupe.\n“Che Horror?\u0026quot; , quindi. Riflettendo su cosa voler raccontare ad un pubblico di lettori che non doveva per forza coincidere con quello che frequenta il nostro portale, ma che speriamo da ora in avanti di ritrovare su InGenere, abbiamo deciso di focalizzarci su una serie di titoli e di autori che potevano essere sicuramente apparentati al mondo horror, anche se analizzati con attenzione non potevano essere catalogati all’interno di questo Genere. Film che, quindi, acquisivano in toto o in parte le modalità di racconto e messa in scena tipiche dei film dell’orrore, ne replicavano meccanismi magari smontandoli e rimontandoli in modo differente e che, infine, decidevano di tradire il Genere d’appartenenza, allontanandosi da quel mondo per guardarlo con spirito critico o addirittura rinnegarlo.\nAnalizzeremo all’interno di questo pezzo tre film, di tre autori differenti e tutti contemporanei, ma a voler rintracciare titoli da “horror interrogativo” nella storia del cinema internazionale possiamo tirar fuori dal cilindro nomi davvero interessanti e importanti.\nIl primo e probabilmente quello che più ha lavorato in questo ambiente liminale e oscuro – su grande e piccolo schermo – è David Lynch.\nNel suo caso gli esempi da analizzare sarebbero tanti, ma ci piace sottolineare quello più eclatante e sperimentale: la serie di cortometraggi Rabbits [2002], che mescola le carte della sitcom televisiva più classica e standardizzata [con tanto di finte risate del pubblico, che qui arrivano nei momenti più sbagliati, ad amplificare il senso di disagio e sospensione] proprio con le attese cariche di tensione, le epifanie e la malata atmosfera dell’horror, per raccontare un terrore più banale ma non meno spaventoso di quello legato al paranormale: quello della vita quotidiana, coniugata tra vicende famigliari e rinchiusa tra le mura di un appartamento prigione.\n  Gli stessi personaggi di questa assurda sit-com sono inquietanti almeno quanto un villain di un più canonico horror: dei grandi conigli antropomorfi, privi di espressioni e di emozioni, che si fanno emblema dell’alienazione sociale e della difficoltà di dare vita a rapporti interpersonali sani nella società contemporanea.\nCome gli horror più saporiti e riusciti, anche Rabbits si carica di un valore politico davvero importante e come se questo non bastasse, il tutto diventa ancor più oscuro perché Lynch ci lascia solo subodorare che i Conigli siano legati, oltre che da una parentela, da un mistero inconfessabile, che per lo spettatore rimarrà tale per l’intera durata della breve serie. Alcuni estratti dei Rabbits sono entrati anche a far parte di quel flusso di coscienza filmico che è Inland Empire – L’impero della mente [2006], ma questa è un’altra storia…\nOra è il momento di rispondere alla nostra domanda: “Che Horror?”. Sigla!\nREQUIEM FOR A DREAM di Darren Aronofsky [2000]   Aronofsky inaugura il nuovo millennio con film oscuro, inquietante e davvero spaventoso. Requiem for a Dream è un horror dell’alterazione mentale e fisica, un dramma terrorizzante che si alimenta della speranza e delle aspettative che crescono nel cuore dei suoi personaggi. Non c’è scampo per lo spettatore che precipita nella visione distorta e allucinata del regista che mette in scena l’orrore mescolato ai migliori auspici di una vita intera.\nTratto dall’omonimo romanzo di Hurbert Selby, l’opera seconda del filmaker newyorkese racconta una storia di dipendenza, solitudine e illusione: una casalinga bulimica di talkshow e di cibo spazzatura e suo figlio tossicodipendente, ladro e innamorato di una donna troppo bella e forte per uno come lui.\nVite miserabili che, tuttavia, ambiscono a un riscatto troppo difficile da realizzare. Nessuno possiede gli strumenti per cambiare il proprio destino, per migliorare la propria esistenza. Anzi, ogni scelta operata contribuisce a peggiorare quella condizione già così compromessa, confinando i protagonisti di questa vicenda a una fuga della realtà fatta di menzogne, ricerca spasmodica del superfluo e fantasie patetiche che distraggono dalla propria sofferenza.\nRequiem for a Dream è un potente pugno nello stomaco che toglie il respiro allo spettatore e lo costringe a vivere il percorso allucinatorio dei suoi interpreti.\nUn montaggio frenetico, una musica insistita e memorabile, una regia eclettica e disturbante ci conducono attraverso una lunga discesa verso l’inferno senza via di fuga. Aronofsky realizza il suo film più dolente, sofferto e spietato, capace di traumatizzare lo spettatore che non prova commiserazione ed empatia per questi personaggi, ma ne vive lo spaesamento, il tormento, la paura.\nPiù horror di così…\nTHE NEON DEMON di Nicholas Winding Refn [2016]   I paralleli con l’horror/non-horror di Nicholas Winding Refn sono stati sin da subito altissimi. Lo stesso regista non ha mai negato l’ambizione di apparentarsi con l’horror per eccellenza: il Suspiria di Dario Argento.\nDal misterico film del regista romano, Refn ricalca innanzitutto la struttura fiabesca [che scava nelle paure ancestrali di ognuno di noi] per raccontare una storia di formazione, l’abbandono dell’età infantile e il passaggio a quella adulta attraverso l’esplorazione di un mondo oscuro e malvagio.\nSia The Neon Demon che Suspiria possono essere visti come terribili rielaborazioni de Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma in entrambi questi casi il “Paese” che le due giovani protagoniste adulte-bambine si trovano ad attraversare è un Mondo d’Orrore.\nLe differenze non tardano ad arrivare: Argento, infatti, aveva scelto di raccontare la sua fiaba a tutti [“La magia è quella cosa che ovunque sempre e da tutti è creduta”], anche grazie all’accostamento delle “arti” scelte per il suo grande racconto/metafora: danza e magia.\nAnche Refn racconta il misterico attraverso una forma performativa, ma già nella scelta dell’arte che la giovane protagonista aspira a [farsi] “possedere” sta l’enorme differenza tra The Neon Demon e Suspiria: Jesse sogna di essere l’invidiata protagonista delle più importanti sfilate di alta moda. Quello che da immatura ragazzina decide di visitare è mondo fatto di regole disumanizzanti, tutte rivolte a trasformare il corpo in oggetto, la persona in una fredda icona estetica, la carne in plastica.\nLa bellezza ostentata delle passerelle e dei servizi fotografici svuota pian piano la vita di Jesse, la trasforma in un’altra versione di sé, un doppelngänger che sembra uscito da uno dei tanti specchi ossessivamente presenti nel film.\nThe Neon Demon, che non può essere considerato un horror tout court, dell’horror prende oltre alla struttura alcuni stilemi: la trasformazione-mutazione della protagonista; la possessione del “demone” meno demoniaco della storia del cinema [ma non per questo meno ossessionante]; il ricorrere, anche questo suspiriano, alle luci colorate che diventano quasi attori della storia.\nMa l’esperimento messo in piedi da Refn è essenzialmente ostativo al Genere più nero: non solo perché restituisce allo spettatore la stessa freddezza che racconta nei backstage delle passerelle, ma perché dichiara di voler svuotare l’orrore dall’essenza stessa della paura. Lo fa [e ci riesce] sovvertendo l’estetica del Mostro, che si rifà in maniera puramente estetizzante al senso di meraviglia e di stupore racchiuso nel monstrum latino: qui i vampiri, i cannibali divoratori di carne umana, non hanno nulla di paranormale e si mostrano con le eteree fattezze di meravigliose modelle.\nIn più lo fa in maniera chiara e sincera: la scena in cui Jesse è distesa su un divano bianco, con un taglio sulla gola e il sangue che le cola sull’abito da sera, altro non è che lo shooting di un importante servizio di moda. Sangue due volte finto, per un horror così poco horror da riuscire a spaventare.\nCLIMAX di Gaspar Noé [2018]   Gaspar Noé è il regista contemporaneo più divisivo e polarizzante dell’intero panorama cinematografico. I suoi film sono odiati e amati nella stessa misura, costringendo gli appassionati della settima arte a schierarsi pro o contro la sua idea di cinema.\nNoi non abbiamo intenzione di sottrarci a questa scelta, anzi, rivendichiamo con forza l’appartenenza al partito dei sostenitori di Noé e delle sue incredibili pellicole. Lo facciamo perché amiamo l’integrità e la potenza che questo cineasta mostra di possedere, ma soprattutto la sua straordinaria attitudine a rendere horror qualsiasi storia decida di raccontare. In particolare, quelle vicende che non sono esplicitamente etichettabili come tali, usando il linguaggio del cinema dell’orrore per veicolare contenuti e situazioni che stenteremmo a definire di Genere.\nForse, l’esempio più calzante è Climax nel quale un gruppo di venti ballerini francesi, in una fredda e nevosa notte invernale, si riuniscono in un remoto edificio isolato nel bel mezzo della foresta. Siamo a metà degli anni ‘90 e la nottata di prove per i giovani in breve tempo si trasforma in un festino a base di sangria e LSD. Tra musica alta e divertimento, i ballerini vengono pervasi da una strana e ipnotica follia, che crescerà di ora in ora. Sebbene alcuni si sentiranno in paradiso, altri si ritroveranno immersi nel loro inferno personale.\nQuesto viaggio radicale ed estremo mette davvero a dura prova lo spettatore che non ha nessuna via di scampo: precipita in un tunnel psichedelico dal quale è impossibile uscire. Un vortice estetico lo avvolge e lo trattiene producendo un senso d’angoscia in chi osserva che resterà presente fino ai titoli di coda.\nClimax è ossessione insistita e insistente. È l’idea incrollabile di cinema che il suo autore propone senza alcun ripensamento. È un acido delirante che potrebbe non terminare e per questo spaventa a morte. È sgradevole, eppure elegantissimo. È minimale, eppure ricchissimo di eventi, coreografia e ambenti. Omaggia [anche lui] Suspiria, ma si allontana fortemente [anche lui] dalle atmosfere favolistiche del film di Argento. Mescola follia, orrore, violenza con grazia, armonia e desiderio. Il sesso è allo stesso tempo strumento di oppressione e veicolo di fuga e il corpo è una gabbia capace di movimenti che avvicinano al divino.\nUn orrore purissimo che dimostra come Gaspar Noé abbia la straordinaria attitudine di provocare lo spettatore conducendole a derive estreme rendendo la visione l’esperienza più spaventosa e soddisfacente che si possa desiderare.\nRingraziamo il team di AboutOf per averci dato l’opportunità di scrivere questo Guest post!\nSe questa recensione ti è piaciuta o ti è stata in qualche modo utile, non dimenticarti di passare dal nostro sito www.ingenerecinema.com!\nLuca Ruocco + Paolo Gaudio, InGenereCinema.com \n","date":"2021-02-21T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Classifiche/TOP_che-horro-variabili-impazzite/zc93jgwbwuftzm9uoeqe","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/che-horror-variabili-impazzite-dellorrore-su-grande-schermo-ingenerecinema/","title":"Che Horror? – Variabili impazzite dell’orrore su grande schermo -InGenereCinema"},{"content":" .containert { display: flex; align-items: center; justify-content: center; figure { margin-right: 20px; } }  5 film da vedere a San Valentino (edizione 2021) Il giorno di San Valentino è finalmente arrivato, dopo un anno tormentato dalla solitudine, finalmente almeno gli innamorati avranno la scusa per cogliere l’occasione e trascorrere una magnifica serata insieme.\nMa fidanzati o meno, sono moltissimi quelli che ancora non sanno cosa fare e che probabilmente finiranno per vedere un film con la propria anima gemella, o chi lo vedrà sperando di trovarla al più presto.\nPer rendervi le cose più facili noi di aboutof.it abbiamo deciso di stilare una piccola lista di quelli che per noi sono 5 interessanti film da vedere per celebrare la giornata, ma a mio parere andrebbero recuperati anche aldilà della festività.\nPerò adesso bando alle ciance e vediamo quali sono i film in questione:\nA star is born   A Star Is Born è un film del 2018 di genere romantico/musicale, diretto da Bradley Cooper, nonché remake del musical “È nata una stella”, del 1937 di William A. Wellman.\nAlly (Lady Gaga) è una cameriera che sogna di diventare una cantante affermata ma ha poca autostima di sè.\nQuando il suo sogno sembra ormai essere svanito, incontra il famoso musicista rock Jackson Maine (Bradley Cooper) che se ne innamora e la invita a partecipare al suo tour.\nLa ragazza inizia così a scrivere testi musicali per lui, prima di essere trascinata sul palco per cantarli in prima persona. Man mano Sally inizia a scalare le classifiche ma, l’amore per Jack resterà uguale.\nIo prima di te   Film del 2016 ispirato all’omonimo romanzo di Jojo Moyes e diretto da Thea Sharrock.\nLa pellicola contiene attori di un certo spessore come: Emilia Clarke, Sam Claflin, Jenna Coleman e Charles Dance.\nLouisa Clark è una giovane ragazza inglese che vive in una piccola cittadina insieme ai suoi genitori e alla sorella con il nipote. Essa cerca in tutti i modi di aiutare la sua famiglia, ma quando viene licenziata dal locale dove lavora da 6 anni la situazione diventa più complicata. Louisa inizia subito la ricerca di un nuovo lavoro che trova presso la famiglia benestante dei Traynor. Qui dovrà assistere il loro figlio che è rimasto paralizzato anni prima.\nTraynor interpretato da Sam Clafin, appare fin da subito sconfortato, tanto che ha preso la decisione di ricorrere al suicido assistito. Louisa che è una ragazza piena di bontà e buon umore, decide di imporsi come missione quella di far cambiare idea al giovane ragazzo, ha 6 mesi di tempo per riuscirci, nei quali cerca di far ricordare a Traynor i piaceri e la bellezza della vita.\nLe pagine della nostra vita   Le pagine della nostra vita è un film del 2004, diretto da Nick Cassavetes e tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks del 1996.\nIl protagonista è Noah J.r (James Garner), un anziano che, in una casa di riposo, racconta la tormentata storia d’amore fra Noah(Ryan Gosling) ed Allie (Rachel McAdams) ad una donna malata di demenza senile (Gena Rowlands).\nLui è un semplicissimo operaio mentre lei, una ragazzina altolocata il cui amore è ostacolato dalla famiglia che non accetta la relazione con “un semplice operaio”.\nAllo scoppio della seconda guerra mondiale, Noah è costretto a partire per il fronte, ma entrambi continuano ad essere tormentati dal ricordo l’uno dell’altro per molti anni.\nDopo vari tentavi di tornare in contatto con la sua amata, Noah smette di cercarla abbandonandosi alla convinzione di non vederla più. Ma, quando tutto sembra finito, il destino darà un’ultima occasione ai due amanti…\nChiamami col tuo nome   Chiamami col tuo nome è il capolavoro del regista Italiano Luca Guadagnino, apparso sul grande schermo nel 2018, ha ricevuto innumerevoli candidature ai maggiori premi mondiali, vincendo l’Oscar per miglior sceneggiatura non originale e diventando il film d’amore gay più redditizio di sempre.\nA coronare la perfetta costruzione del film è presente un cast fantastico, tra i quali però spicca sicuramente Timothée Chalamet, non per niente candidato a miglior attore per gli Oscar e Golden Globe.\nIl lungometraggio è ambientato in Italia e racconta la storia del giovane ebreo-italo-francoamericano Elio Pearlman (Timothée Chalamet). Quest’ultimo trascorre la monotonia delle sue giornate tra musica e altri Hobby, insieme alla fidanzata Marzia. Finchè la sua quotidianità viene stravolta dall’arrivo di uno studente americano: Oliver (Armie Hammer), il quale è ospite nella casa di famiglia. L’arrivo del ragazzo movimenta la vita di Elio suscitandogli un desiderio irrefrenabile, che va a rispecchiare a pieno il desiderio del periodo adolescenziale.\nLa forma dell\u0026rsquo;acqua   La forma dell’acqua (The shape of water), è una pellicola del 2017 del regista messicano Guillermo del Toro che, dopo tanto impegno, è riuscito a portarsi a casa ben 4 oscar (miglior film, miglior scenografia, miglior regista e migliore colonna sonora), e 1 leone d’oro alla mostra di Venezia.\nCi troviamo in Baltimora, nel 1962. Eliza Esposito, la protagonista, è una donna affetta da mutismo che lavora come addetta delle pulizie in un laboratorio governativo dove, un giorno, scopre una creatura anfibia dall’aspetto quasi umano.\nTra i due presto si creerà un legame indissolubile, tanto che la donna cercherà in tutti i modi di salvarlo dallo spietato colonnello Strickland che ha il compito di vivisezionarlo per studiarne il sofisticato apparato respiratorio.\nQuesti sono per noi alcuni dei migliori film da vedere il giorno di San Valentino ma, vi consigliamo di recuperarli al più presto se ancora non li avete visti.\nScriveteci nei commenti qui sotto, quelli che sono per voi i migliori film romantici!\nIl team di aboutof.it vi augura di trascorrere una buona serata. E mi raccomando, BUONA VISIONE!!!! 😉\n","date":"2021-02-14T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/san-valentino-2021-5-film-romantici/onw6as9l0tzagbzqlwsi","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/san-valentino-2021-5-film-romantici-da-vedere-2021/","title":"San Valentino 2021: 5 film romantici da vedere! [2021]"},{"content":"Il 2020 è stato avaro e triste per le produzioni cinematografiche, ma invece spinto al limite domanda e offerta nel campo delle serie TV, e questo 2021 sembra non voler essere da meno, con una marea di produzioni annunciate che vogliamo segnalare in questo nostro guest post. Per ovvie ragioni non potremo accontentare ogni palato, ma ci limiteremo a seguire il nostro istinto.\nMolte serie attesissime per questo 2021 fanno parte di un universo più ampio, sia esso l’universo di Star Wars o il MCU, e mentre i programmi televisivi hanno solitamente visto budget sempre più grandi nel corso degli anni, siamo sicuri che seguiremo lo stesso trend anche per il 2021, con produzioni che saranno paragonabili a quelle cinematografiche. L’immensa popolarità di The Mandalorian è alla base di questo pensiero, ma diverse serie TV sembrano pronte a confermare il tutto.\nThe Book of Boba Fett (Disney+)   The Book of Boba Fett è stato presentato per la prima volta in una sequenza post-titoli di coda alla fine del finale della seconda stagione di The Mandalorian. Lo spettacolo seguirà il viaggio del leggendario cacciatore di taglie Boba Fett, che sappiamo essere un personaggio tanto marginale in realtà, quanto iconico nell’immaginario collettivo dei fan di Star Wars… restiamo convinti che parte della popolarità nata per The Mandalorian, soprattutto per quanto riguarda l’avvicinamento del pubblico più casual e meno skillato in materia di Star Wars, sia stato il riconoscere (erroneamente) nella figura del mandaloriano quella del cacciatore di taglie.\nLa scena dei titoli di coda di cui sopra mostrava Boba Fett che si infiltrava nel palazzo di Jabba the Hutt e uccideva tutti i presenti, incluso Bib Fortuna.\nThe Book of Boba Fett riprenderà probabilmente da dove la scena si era interrotta, anche se la serie forse non sarà limitata a Tatooine. Inizialmente ci si aspettava che Boba Fett recitasse nel suo film da solista, quindi la sua presenza qui in una serie televisiva spin-off su Disney + rafforza la ritrovata attenzione dell’industria cinematografica per la televisione di successo come futuro possibile. L’arrivo di questa serie è previsto per dicembre del 2021.\nIl Signore Degli Anelli (Amazon Prime)   I vasti universi cinematografici sembrano essere una cosa Disney, ma Amazon Prime potrebbe ritagliarsi il proprio spazio in questo campo da gioco con l’acquisizione da 250 milioni di dollari dei diritti sul franchise de Il Signore degli Anelli. La prossima serie ambientata nel leggendario mondo fantasy è attualmente senza nome, con pochissimi dettagli noti sulla sua trama, nonchè una data di uscita dello spettacolo non ancora confermata, eppure i fan si aspettano il suo arrivo nel 2021.\nVogliamo quindi azzardare e metterla lo stesso qui perchè seppure non uscisse questa è forse la serie che più vorremmo vedere quest’anno in tv. Per ora tutto ciò che è certo è che la storia si svolgerà nella Seconda Era dell’universo di Tolkien, perchè è tutto ciò di cui Amazon ha i diritti al momento. Amazon prevede anche di produrre almeno cinque stagioni dello spettacolo, con spazio anche per potenziali spin-off, stando ai rumor circolati in rete.\nSono stati scelti diversi ruoli e lo spettacolo è, ovviamente, girato in Nuova Zelanda. La prima stagione dovrebbe includere ben 20 episodi. I fan del franchise hanno molto da aspettarsi su Amazon Prime e l’eventuale arrivo dello show potrebbe segnare una trasformazione assoluta per l’industria televisiva in generale.\nHalo (Showtime)   La serie dedicata ad Halo, di proprietà di Showtime, è ancora in fase di sviluppo per quello che sembra, e la sua data di uscita nel 2021 deve ancora essere confermata in quanto il covid-19 ne ha bloccato a più battute le riprese. Tuttavia i fan fanno affidamento sull’arrivo dello show in quest’anno, seppur non più nei primi 3 mesi, come invece era inizialmente previsto.\nHalo adatterà principalmente la storia del primo capitolo del leggendario franchise di videogiochi, ovvero Halo: Combat Evolved. Pablo Schreiber interpreta Master Chief, una decisione di casting che è per qualcuno è stata scelta perfetta e per altri un errore imperdonabile (Voi cosa ne pensate? Magari ditecelo nei commenti).\nLo spettacolo introdurrà anche The Covenant, la razza aliena che funge da forza antagonista dei primi giochi della serie mentre altri dettagli rimangono scarsi, Halo ha l’opportunità di essere uno dei pochi grandi adattamenti di videogiochi mai creati per il mondo delle serie TV, e con Steven Spielberg a muovere i fili della giostra potrebbe esserci molto divertimento.\nWandaVision (Disney+)   Potevamo fare questo articolo sui TV show più attesi del 2021 e menzionare solo la lista di programmi MCU in arrivo su Disney + se ci pensate… WandaVision, tuttavia, si distingue come il più intrigante del gruppo. Mentre ogni spettacolo MCU sarà probabilmente un enorme successo, WandaVision sembra avere un senso di ambizione unico. La serie fonderà la narrazione tradizionale in stile MCU con un’estetica da sitcom vecchia scuola, concentrandosi sulla vita domestica di Visione e Scarlet Witch. L’inizio ha spaccato in due la critica, tra chi ci voleva trovare gli elementi classici delle produzioni Marvel degli ultimi anni e chi invece è rimasto attratto da questa narrazione atipica… Voi da che parte state?\nLoki (Disney+)   A parte WandaVision c’è bisogno di nominare Loki per forza. Potrebbe essere l’aggiunta più eccitante alla scuderia di film e programmi televisivi dell’MCU. Certo, The Falcon and the Winter Soldier avrà il compito ben più importante di promuovere l’eredità spirituale di Captain America (mica pizza e fichi), e lo farà offrendo animazioni spettacolari e momenti catartici in stile Marvel senza precedenti, ma Loki colmerà alcune lacune chiave nella tradizione dell’Marvel Cinematic Universe e questo non deve essere giudicato come meno importante.\nLo spettacolo seguirà Loki dopo gli eventi di Avengers: Endgame del 2019, in cui è riuscito a rubare il Tesseract, creando una nuova linea temporale da ciò che era stato precedentemente stabilito in The Avengers del 2012.\nSarà dunque l’elemento tempo a farla da padrone nella serie. Lo spettacolo offrirà una nuova direzione per la Fase 4 dell’MCU e dovrebbe collegarsi a film come Doctor Strange 2: nel Multiverso della Pazzia. Sarà presentato in anteprima nel maggio 2021.\nFoundation (Apple TV+)   Apple TV+ potrebbe avere la prossima grande serie di fantascienza tra le mani. Foundation adatta la serie di libri di Isaac Asimov in un’enorme epopea millenaria. Lo spettacolo segue un gruppo di esiliati che devono ribellarsi contro l’Impero Galattico per salvarlo dalla distruzione. Jared Harris, che ha vinto un Emmy per il suo lavoro su Chernobyl, interpreta il professore di matematica Hari Seldon. Lee Pace e Terrence Mann co-protagonisti.\nIl marketing di Apple per la serie è stato sospetto, collegando stranamente l’enfasi dello show sulla tecnologia con il successo dell’azienda sul campo, ma la serie è senza dubbio in buone mani, con i guru della fantascienza David S. Goyer e Josh Friedman che lavorano come showrunner. E che tra Marvel e Star Wars fosse questo terzo incomodo a godere dei favori della critica a fine 2021 come miglior serie TV dell’anno? Beh magari lo scopriremo in un altro guest post!\nRingraziamo i colleghi di Aboutof.it per averci ospitato sulle loro pagine e vi aspettiamo numerosi nei commenti!\nSe ti va, dai uno sguardo anche al nostro guest post! Questo Guest Post è stato creato per noi dal team di “Nerdream“. Puoi trovarli anche qui:\n Website Facebook Youtube Twitter Instagram  ","date":"2021-01-24T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Classifiche/TOP_film-piu-attesi-2021-nerdream/amuhl7magzbe7134mhxy","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/top-serie-tv-che-pi%C3%B9-attendiamo-per-questo-2021-nerdream/","title":"TOP Serie TV che più attendiamo per questo 2021 -Nerdream"},{"content":"Che ci piaccia o no, il 2020 sarà un anno difficile da dimenticare sia per quanto riguarda la vita quotidiana che il mondo del cinema.\nDurante il corso di quest’anno, che inizialmente si presentava come uno dei più prolifici dal punto di vista cinematografico, sono uscite veramente pochissime pellicole e, la maggior parte di quelle più attese, sono state rimandate a nuovo anno.\nAnche noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di stilare una piccola classifica dei 10 film che ci hanno più colpito quest’anno.\nTenet Una luce di speranza in questo scuro 2020 è stato sicuramente l’arrivo di Tenet nelle sale cinematografiche, il nuovo film di Christopher Nolan.\nNon sarà sicuramente il nuovo Inception o il nuovo The Prestige ma i giochi temporali fungono ancora da pilastro portante. Non c’è da negare che moltissimi fan del genere sono rimasti delusi dall’ultima pellicola del regista statunitense per la difficoltà nel comprenderlo e per la confusione che si viene a creare con le diverse timeline.\nPersonalmente Tenet mi è piaciuto, non sarà il mio film preferito, ma neppure una pellicola da scartare, soprattutto se siete degli amanti dei film-rompicapo.\n  Il film tratta dello spionaggio internazionale, dove le nazioni si supportano l’un l’altra per risolvere un problema che minaccia l’intera umanità. Il protagonista (John David Washington) e il suo compagno Neil (Robert Pattinson), hanno il compito di fermare un’apocalissi globale, dovuta ad un’arma in grado di modificare il normale flusso del tempo.\nL’unica arma che i 2 hanno per impedire lo scoppio di una 3° Guerra Mondiale o un’estinzione di massa è il tempo stesso.\nUn bel casino!\nMank   Il vecchio film diretto da David Lynch, sta per ritornare in una pellicola diretta da Denis Villeneuve, uno dei registi più acclamati al momento. Il film, che vede come protagonista “l’esordiente star” Timothée Chalamet, il cui primo rilascio sarebbe dovuto essere il 18 dicembre 2020, è stato rimandato (causa covid) ad ottobre 2021.\n “Mank, sono Orson Welles. È tempo che noi due parliamo”\n Mank è biopic dedicato a Herman J. Mankiewicz (sceneggiatore) e Orson Welles (regista), artefici di una delle pellicole più memorabili della storia: Quarto Potere.\nIl film è ambientato ad Hollywood, durante l’età d’oro del cinema americano.\nLa pellicola di David Fincher, narra la storia di Mankiewicz (detto per l’appunto “Mank”), la nascita e successiva produzione del capolavoro degli anni ’40.\nL’eccezionale performane di Gary Oldman rende Mank un film imperdibile.\nSoul   Il protagonista della pellicola è Joe, direttore della banda musicale della scuola media. Il suo vero sogno è quello di poter suonare il pianoforte all’Half Note, il più rinomato locale di New York, insieme alla leggenda jazz Dorothea Williams. Dopo ben 20 tentativi falliti, Joe, contro il volere di sua madre, riesce ad ottenere il posto nella band ma un imprevisto lo allontana sempre di più dal suo sogno.\nJoe si trova nell’Ante-mondo, il mondo delle anime e, la chiave per tornare sulla terra è “22”, un’anima ribelle che non ha mai compreso il fascino della vita.\nTrovi qui la nostra recensione completa!\nBorat 2- seguito di film cinema   Dopo il discreto successo di “Borat, Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan”, Jason Woliner è riuscito a risollevare questo macabro 2020 per alcuni appassionati delle commedie e dei Mockumentary, grazie al seguito “Borat – Seguito di film cinema”.\nL’ultima pellicola di Woliner, segue le vicende di Borat Sagdiyev, un giornalista kazaco dai modi di fare eccentrici. In questo nuovo capitolo, il protagonista torna negli Stati Uniti, dove crede di essere diventato famoso e pertanto cerca di evitare il più possibile i luoghi affollati.\nIl suo scopo è quello di far sposare sua figlia con un uomo di certo calibro, che abbia a che fare con la Casa Bianca.\nLe strade del male   Le strade del male, l’ultimo film di Antonio Campos, narra la storia della famiglia Russell: Willard (Bill Skarsgård), rischia di perdere sua moglie a causa del cancro, mentre suo figlio Arvin (Tom Holland) è vittima di bullismo.\nDopo un drammatico passato, il ragazzo cercherà in tutti i modi di riprendere il controllo della propria vita, andando però, incontro ad oscuri ed inquietanti personaggi.\nSpiccano sicuramente le interpretazioni di Tom Holland nei panni di Arvin e di Robert Pattinson.\nIl processo ai Chicago 7   Film uscito nelle sale cinematografiche a settembre per poi essere stato trasmesso anche sulla piattaforma di streaming Netflix, raggiungendo in pochi giorni la vetta della classifica della piattaforma.\nIl processo dei Chicago 7 è l’ultima pellicola di Aaron Sorkin, drammaturgo, scenografo e regista statunitense, autore di alcune pellicole degne di nota come “The social Network” del 2010 e “Steve Jobs” del 2015.\nNarra del reale processo del 1969, durante il quale sette persone sono state accusate dal Governo Federale degli USA di aver causato rivolte di masse nella Convention dei Democratici a Chicago, tenutasi l’anno prima. Durante il convegno vi sono state diverse manifestazioni non pacifiche contro la guerra in Vietnam, sedate dalla polizia tramite l’uso dei lacrimogeni.\nSto pensando di finirla qui   Altra pellicola che sicuramente merita di essere vista è il thriller “Sto pensando di finirla qui” di Charlie Kaufman.\nLa giovane Lucy (Jessie Buckley), sta per conoscere i suoi futuri suoceri ma, durante il viaggio con il fidanzato Jake (Jesse Plemons), ripensa all’idea di porre a termine la relazione.\nNonostante l’ottima impressione dei genitori di Jake, la permanenza inizia ad assumere delle connotazioni spiacevoli ed inquietanti.\nSi tratta di un film molto particolare, sicuramente non adatto a tutti, ma un’ottima alternativa ai soliti thriller.\nFavolacce   Nella nostra Top migliori film del 2020, non poteva assolutamente mancare un titolo Italiano… sto parlando di “Favolacce”, l’ultimo gioiellino dei fratelli D’Innocenzo.\nIl film è ambientato nella periferia di Roma dove la vita è molto monotona e noiosa, formata da una piccola comunità di famiglie, i loro figli adolescenti e la scuola…\nI protagonisti della pellicola sono 2 ragazzi di 12 anni, vittime della solitudine e dell’indifferenza degli adulti che ben presto si tramuta in rabbia.\nEnola Holmes   Enola, sorella di Sherlock e Mycroft Holmes, è una ragazzina ribelle e solitaria, educata dalla madre Eudoria – in modo molto discostante dai canoni post ottocenteschi-, nelle varie discipline umanistiche (e non solo) fin dalla nascita.\nIl giorno del suo 16 compleanno, la madre Eudoria scompare e subentrano i fratelli Sherlock e Mycroft per occuparsi della sorella che non vedono ormai da anni. Mycroft, il fratello più conservatore vuole far istruire la sorella, secondo i canoni dell’epoca, in un college apposito; Sherlock invece si occupa del ritrovamento della madre.\nEnola, dopo aver trovato alcuni indizi lasciategli da Eudoria, riesce a sfuggire all’educatrice e partire per Londra.\nNon sarà sicuramente la migliore pellicola di questo 2020 ma sicuramente un ottimo film per famiglie. Personalmente abbiamo deciso di inserirlo in questa TOP “migliori film del 2020”, per l’ottima recitazione della novizia Millie Bobby Brown.\nSe sei interessato, trovi qui la recensione completa!\nTyler Rake   Una pellicola non molto apprezzata dalla critica ma che, nonostante ciò ci ha colpito, è Tyler Rake, un action-movie dei fratelli Russo con protagonista Chris Hemsworth. Il film risulta essere ben bilanciato ma presenta qualche piccola mancanza a livello di trama, colonna sonora e dei personaggi secondari a cui è stato dedicato poco spazio (trovi qui altri dettagli). Nonostante ciò, se siete degli amanti dei film di azione nudi e crudi, rimarrete affascinati dai fantastici combattimenti.\nIl mercenario Tyler deve salvare Ovi, il figlio del più grande trafficante di droga dell’India, rapito dal narcotrafficante del Bangladesh. L’estrazione però non è così semplice: si scopre infatti che Amir Asif (il rapitore) controlla praticamente tutta la città, oltre ad avere una grande influenza sulla stessa polizia.\nQuali sono secondo te i migliori film del 2020? Faccelo sapere tramite un commento!\n","date":"2020-12-30T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Classifiche/i-10-migliori-film-del-2020/c8xrsoqujrfrslbdsgej","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/i-10-migliori-film-del-2020-secondo-aboutof/","title":"I 10 migliori film del 2020 secondo Aboutof!"},{"content":"Dopo il grande successo di Up e successivamente di Inside Out, entrambi vincitori del premio oscar per il miglior film di animazione, Pete Docter ha deciso di dare alla luce un altro capolavoro: Soul!\nIl film targato Pixar, presentato lo scorso ottobre al London Film Festival, è stato lanciato il 25 dicembre sulla piattaforma di streaming Disney+ .\nTrama   Il protagonista della pellicola è Joe, direttore della banda musicale della scuola media. Il suo vero sogno è quello di poter suonare il pianoforte all’Half Note, il più rinomato locale di New York, insieme alla leggenda jazz Dorothea Williams. Dopo ben 20 tentativi falliti, Joe, contro il volere di sua madre, riesce ad ottenere il posto nella band ma un imprevisto lo allontana sempre di più dal suo sogno.\nJoe si trova nell’Ante-mondo, il mondo delle anime e, la chiave per tornare sulla terra è “22”, un’anima ribelle che non ha mai compreso il fascino della vita.\nAnalisi Come ogni film Disney/Pixar che si rispetti, ponendo maggior attenzione ai 2 precedenti capolavori di Pete Docter, anche Soul cerca scavare nei sentimenti del pubblico, che si ritrova a vedere un film dalla duplice interpretazione. E’ proprio questo il vero punto di forza della multinazionale californiana: produrre un film per i più piccoli ma riuscire a far innamorare anche gli adulti… e devo ammettere che anche questa volta il regista statunitense ha fatto centro!\nDai ammettilo anche a te, dopo anni, sono rimasti nel cuore i vecchi film Disney che probabilmente ti avranno accompagnato per tutta l’infanzia e continueranno a farlo.\nChi potrà mai dimenticarsi le favolose note di Alan Menken nel maestoso ballo de “La bella e la Bestia” o la spettacolare scena finale de “Il re Leone” sotto la colonna sonora “The circle of life“; la storia d’amore fra Carl ed Ellie in “Up”, la scena finale di “Cenerentola“… non basterebbe un articolo per elencarle tutte!\nUna pellicola più matura del solito È proprio in Soul che questa duplicità, viene fuori in un modo più evidente che mai; a partire dallo stesso titolo, chiaro riferimento al genere musicale e alla traduzione italiana di “anima“… 2 tematiche ricorrenti.\nLa pellicola di Pete Docter appare infatti una delle più mature all’interno dell’intero catalogo disney, toccando argomenti metafisici e quasi religiosi, cosa che già Inside Out aveva fatto ma che in Soul, vengono portati su un nuovo livello.\nRipercorrono, per quasi tutta la durata della pellicola, le domande esistenziali della vita: “chi siamo“, “qual è il nostro scopo“, “che senso ha la vita“, ecc… affiancate da tematiche più umane come i sogni, le speranze ma soprattutto la realtà.\nUn mix fra Coco ed Inside Out Dal punto di vista testuale quindi, il nuovo prodotto Pixar sembrerebbe tutt’altro che un film adatto ai bambini ma, d’altronde queste tematiche sono state discusse in moltissimi altri film del filone, fra cui, il primo da citare, è sicuramente inside out, il precedente capolavoro di Docter.\nÈ proprio da questo punto di vista che è possibile comprendere l’abilità disney che, è riuscita ad amalgamare queste tematiche così mature, ad un contesto privo di età: la musica… oltre ad altri elementi che si addicono prettamente al mondo dei più piccoli, a partire dal particolare ed interessante character design, fino ad arrivare alla spettacolare figura di 22, un affascinante personaggio dotato di una miriade di diverse sfaccettature caratteriali, inquadrate e descritte alla perfezione.\nIn sintesi, Soul si presenta al pubblico come il perfetto connubio fra Coco ed Inside Out.\nLa musica: il collante perfetto  Anche in questa nuova pellicola infatti, la musica funge da pilastro portante tanto da riuscire ad incantare gli spettatori insieme alle magistrali animazioni.\nIn particolare è incantevole il movimento sopraffino delle dita sul pianoforte che replicano in maniera a dir poco perfetta quello di un vero pianista. PAZZESCO!\nÈ anche nella musica che ricorre un altro tema della pellicola: il sogno e la felicità… è proprio il jazz di Trent Reznor, Jon Batiste, Atticus Ross che riesce a “trasportare” Joe in un mondo mistico, dominato esclusivamente dagli artefatti della propria mente; e il successivo e quasi drammatico ritorno alla cruda realtà.\n  Realtà che spesso non si manifesta come noi sogni, che spesso risulta essere più dura del previsto e che spesso ci porta ad essere qualcosa non vorremmo essere.\nAnche sotto questo punto di vista, il nuovo gioiellino Disney/Pixar si rivela essere più maturo del previsto, fornendo allo spettatore non pochi punti di riflessione e l’importanza di avere, talvolta, un piano B.\nDa inside Out viene invece ripresa la maniacale cura per le emozioni che, seppur sempre presente, ha subito qualche colpo in Coco e, il concetto stesso del mondo “ultraterreno” che si avvicina molto a quello della mente umana.\nDal punto di vista grafico si può dire solamente una cosa: un vero e proprio CAPOLAVORO!\nConsiderazioni finali Concludendo, il nuovo film targato Disney mi ha colpito moltissimo, non solo per le emozioni che riesce a trasmettere ma anche, e soprattutto, per i temi trattati e i vari spunti di riflessione.\nUn pò più impegnativo per i più piccoli ma sicuramente imperdibile!\n","date":"2020-12-30T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/Soul/soul-cover_hor","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/soul-la-recensione-dellennesimo-capolavoro-disney/pixar/","title":"Soul, la recensione dell’ennesimo capolavoro Disney/Pixar"},{"content":"Questa maledetta pandemia ci sta costringendo da molti mesi ormai, a rimanere chiusi in casa, senza la possibilità di vedere nessuno.\nQuanto vi piacerebbe organizzare una serata con i vostri amici per uscire insieme o semplicemente guardare un film con tanto di popcorn e coca cola? Bhe, c’è qualcosina che non sapete: con l’utilizzo della tecnologia, è possibile guardare film insieme, restando lontani. Oggi vi illustrerò come guardare insieme film a distanza! Certo, non sarà la stessa cosa di un piccolo watchparty sul divano con gli amici ma sicuramente è una valida opzione.\nE no, se vi starete chiedendo: ma basta premere contemporaneamente play e il gioco è fatto… La risposta è ASSOLUTAMENTE NO. Condividere lo schermo in una videochiamata? Bene ma non benissimo!\nI servizi \u0026ldquo;watchparty\u0026rdquo; La scelta migliore è utilizzare dei servizi progettati appositamente per guardare film a distanza. Nell’ultimo periodo, alcune aziende (come disney+ e ultimamente Prime Video) hanno deciso di implementare, sulle loro piattaforme, una funzionalità chiamata “watchparty” (o qualcosa del genere). Questa nuova funzione permette di guardare contenuti a distanza insieme agli amici.\nNon tutte le aziende però (tra cui Netflix) ha implementato questa funzionalità così, sono venuti alla luce molti servizi di terze parti, che permettono di sincronizzare un video, una serie TV o un film con gli amici. Alcuni di essi funzionano solamente con determinate piattaforme come Netflix, Prime Video, YouTube, Disney+ (ecc..), mentre altri offrono anche la possibilità di caricare di caricare un file dal desktop.\nPrima di passare ai vari servizi, voglio precisare che occorre essere abbonati al servizio scelto. Se per esempio si vuole vedere un film su Netflix, entrambi devono possedere l’abbonamento… stesso discorso per gli altri servizi di streaming.\nI servizi migliori Personalmente ne ho testati molti in questo periodo di quarantena e per questo voglio indicarvi quelli che secondo me sono i migliori:\n Netflix party (Teleparty) TwoSeven  Teleparty Teleparty è una semplice estensione per browser che funziona con Netflix, Disney+, HBO e Hulu. Personalmente credo sia il servizio migliore per guardare film o serie Tv con gli amici: semplice da utilizzare, intuitivo e privo di lag e bug.\n\nIl funzionamento è semplicissimo: basta aggiungere l’estensione al vostro Browser (la trovate qui), successivamente aprire il proprio servizio di streaming (personalmente la uso molto con Netflix) e far partire il titolo scelto.\nA questo punto basta andare nella sezione delle estensioni (su chrome è in alto a destra, a fianco all’icona dell’account), cliccare su Teleparty e creare la stanza cliccando su “start the party“. Sulla destra comparirà una nuova barra scura dedicata alla chat, mentre in alto il link da mandare agli altri per farli entrare nel party. Semplicissimo no?\nLa particolarità di questo metodo è proprio la facilità di utilizzo e l’interfaccia grafica minimale.\nTwoSeven TwoSeven, a differenza di Teleparty, è un’applicazione web all-in-one. Nel senso che si interfaccia praticamente con tutti i servizi di streaming, inclusi YouTube, Vimeo e Hulu (anche se alcuni servizi sono bloccati).\nSiccome l’utilizzo non è poi così intuitivo (soprattutto per chi deve creare la stanza), vi guiderò passo passo (se masticate un po di inglese potete vedere direttamente il video):    Appena ci si collegherà alla pagina di TwoSeven (la trovi qui), apparirà una schermata che spiega in breve a cosa serve la piattaforma e come utilizzarla (in inglese). Cliccate su “GET STARTED“.    Create un nuovo account o effettuate il login ad un account gia' esistente;\n  A questo punto si aprirà un’altra schermata che spiega in breve la storia del servizio. Nella parte superiore è presente il pulsante “CREATE WATCH PARTY“ (oppure \u0026ldquo;START WATCHING\u0026rdquo;)…. cliccatelo e date un nome al party. Volendo potete invitare gia' ora alcuni amici ma lo faremo in seguito inviando loro un link.\n  Nella schermata successiva appariranno alcune opzioni per la stanza: la prima spunta consente agli altri partecipanti di usare webcam e microfono; la seconda impedisce agli altri il controllo del video. In questo modo solamente l’admin può stoppare e far partire il video. Dopo aver scelto le opzioni, cliccate su “JUST ME“… la stanza è stata creata!\n    A questo punto si aprirà una pagina che presenta un player video nella parte bassa con sopra il nome di alcuni servizi di streaming e a destra una casella “messages”. Selezionate il servizio di streaming, effettuate l’accesso e fate partire il titolo scelto.\n  Ora non resta che inviare il link agli altri: basta cliccare sull’icona che raffigura alcune persone con un + , situata nella parte alta di destra, vicino al tasto delle impostazioni. Cliccate su “Copy link” ed inviatelo a tutti i vostri amici!\n  La caratteristica che contraddistingue questa piattaforma è la possibilità di caricare un file video dal desktop, in questo modo è possibile sfruttare il sito anche per condividere materiale personale!\n","date":"2020-12-28T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Guide/come-vedere-film-a-distanza-insieme/ncgm6wjwdnlwcl4ca5dr","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/come-vedere-film-insieme-ma-a-distanza-guida/","title":"Come vedere film insieme ma a distanza [GUIDA]"},{"content":"Questo 2020 fortunatamente sta volgendo al termine, e con lui anche tutte le delusioni e sofferenze che ci sono state. Di sicuro è stato uno dei peggiori anni degli ultimi secoli, ovviamente a causa del covid e di tutte le vittime che ha portato con se. Dal punto di vista economico, anche il cinema, come tutti gli altri settori, ne ha risentito molto, e insieme ad esso, anche tutti gli appassionati che aspettavano con ansia film e serie TV. Infatti la maggior parte delle pellicole in programmazione per quest’anno sono state posticipate, o addirittura eliminate. Ovviamente noi ci auguriamo che il prossimo anno sia migliore, in tutti gli ambiti, e proprio per questo vogliamo proporvi quelli che per noi sono i 10 migliori film da non perdere in uscita nell’anno che segue.\nFase 4 MCU   Per primo, in quanto io stesso non reggo più dalla voglia di vederli, vi suggerisco ovviamente tutti i film Marvel, che dopo Spider-Man far from home, andranno a caratterizzare quella che è la fase 4 del MCU. Tra le varie pellicole è già stata annunciata “Black-Widow“, e successivamente sempre nello stesso anno, dovrebbero apparire sul grande schermo anche altri film importanti come: The Eternals, Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings, il nuovo Spider-Man, e molti altri. Se ancora non avete visto tutti i film Marvel nel giusto ordine, vi consiglio di farlo in modo da poter scoprire tutti insieme questa nuova fase del MCU.\nDune   Il vecchio film diretto da David Lynch, sta per ritornare in una pellicola diretta da Denis Villeneuve, uno dei registi più acclamati al momento. Il film, che vede come protagonista “l’esordiente star” Timothée Chalamet, il cui primo rilascio sarebbe dovuto essere il 18 dicembre 2020, è stato rimandato (causa covid) ad ottobre 2021.\nSpace Jam 2   Ovviamente non posso non citarvi Space Jam 2, un film attesissimo da tutti i fan del basket, ma non solo, in quanto è il sequel di Space Jam del 1996, quindi riporterà sicuramente nelle sale cinematografiche molti ragazzi che lo videro al tempo, ormai diventati adulti.\nThe Conjouring 3   The Conjuring 3 è un’altro film che io attendo con ansia, siccome è il terzo della serie The Conjuring, ed è uno dei pochi horror usciti di recente che mi ha davvero spaventato e mi ha tenuto con il fiato sospeso, e spero che anche quest’ultimo non mi deluderà.\nCherry   Un film che secondo me invece ha del potenziale è “Cherry. Non si sa molto sulla trama, ma la pellicola sarà diretta dai fratelli Russo e vedrà probabilmente come protagonista Tom Holland, attore ormai affermato e che fino ad ora non ci ha mai deluso, e speriamo ovviamente non lo faccia adesso.\nMatrix 4   Pillola Rossa o pillola blu? Occorre davvero introdurre questo film?\nDopo ben 17 anni dall’uscita di Matrix Revolutions, un nuovo capitolo della celebre saga delle sorelle Wachowski sta per ritornare sul grande schermo! IL 4 film sarà diretto soltanto da Lana Wachowski e vedrà sempre come protagonista Keenu Reaves nei panni dei Neo. A mancare sarà Laurence Fishburne (Morpheus), che probabilmente sarà sostituito da Yahya Abdul-Mateen II.\nNo time to die   Altra pellicola ad essere stata rinviata al 2021 a causa della pandemia globale è “No time to die” di Cary Fukunaga. Si tratta del 25° film della serie legata all’agente segreto James Bond, interpretato da Daniel Craig. “Il mio hobby? La resurrezione.”\nMission Impossible 7   Novità anche per quanto riguarda la serie cinematografica “Mission Impossible”, comparsa per la prima volta al cinema nel lontano 1996. Il 7° capitolo della saga sarà diretto da Christopher McQuarrie (che ha già diretto altri film della saga) e vedrà sempre come protagonista il mitico Tom Cruise. Le riprese sono ancora in corso e la pellicola dovrebbe essere pubblicata ufficialmente il 19 novembre 2021.\nTop Gun: Maverick   Altro film che sta attualmente impegnando Tom Cruise è Top Gun: Maverick, il sequel della pellicola del 1986 di Tony Scott…quello che ha effettivamente lanciato il giovane attore nel mondo del cinema d’azione. In questo caso, il vecchio Pete (Tom Cruise) ormai diventato istruttore di volo della scuola “Top Gun”, farà da mentore e maestro a Bradley, figlio del suo migliore amico Goose, scomparso durante un’esercitazione.\nL’uscita è prevista per il 1 luglio 2021.\nRagazzi questi erano i 10 film in uscita nel 2021 che secondo noi varrà la pena guardare, detto questo, vi invito a commentare, suggerendo quali sono i film che voi più attendete o di dare un parere su questi che vi abbiamo citato, con le speranza che non vengano rimandati ulteriormente. E mi racomando BUONA VISIONE!!\n","date":"2020-12-27T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Classifiche/top-migliori-film-in-uscita-nel-2021/tjckbe6iabr2w1hffmjm","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/top-migliori-film-in-uscita-nel-2021/","title":"TOP migliori film in uscita nel 2021"},{"content":"Il primo natale   Il primo Natale è una commedia del 2019, diretta da 2 comici italiani: Ficarra e Picone. Non sarà sicuramente un capolavoro in tema natalizio ma, si tratta di una pellicola molto interessante e particolare. Una valida alternativa ai classici natalizi.\nIn un giorno qualunque del 2019, un ladro di nome Salvo e un sacerdote di nome Valentino, vengono teletrasportati indietro nel tempo, fino ai tempi di Erode, l’epoca del primo Natale. Il compito dei 2 protagonisti è quello di trovare Maria e Giuseppe affinché la venuta di Gesù avvenga secondo la tradizione.\nSalvo e Valentino cambieranno le sorti del Natale o riusciranno a salvare la festa più attesa dell’anno?\nNightmare Before Christmas   Gran salto di qualità per Nightmare Before Christmas, film di animazione iconico del 1993 diretto da Henry Selick e ideato dal geniale Tim Burton.\nJack Skeletron è il re del paese di Halloween ma, stanco di spaventare tutti, è alla ricerca di nuove idee, nuovi stimoli. Quando il protagonista scopre l’esistenza di un mondo parallelo, dedicato completamente al Natale, decide di portare questa festa anche nel suo mondo, cercando di prendere le redini di Babbo Natale.\nIl figlio di Babbo Natale   Il figlio di Babbo Natale è un film di animazione diretto da Sarah Smith e prodotto dalla collaborazione fra Sony Picture Animation e Aardman Animation.\nIl Natale è alle porte e Babbo Natale è alle prese con la consegna dei regali. Ad aiutarlo ha un vero esercito di elfi addestrati duramente e i suoi 2 figli Steve e Arthur. Steve ha il compito di coordinare e supervisionare gli elfi, Arthur invece si dà da fare affinché ogni Natale sia perfetto.\nNonostante sia tutto pianificato nei minimi dettagli, un regalo non viene consegnato; così Arthur decide di organizzare una spedizione segreta con l’aiuto di suo nonno, per consegnare il regalo alla piccola Gwen.\nHow the Grinch stole Christmas   “The Grinch” è un film del 2000, diretto da Ron Howard e tratto dall’omonimo libro del Dr. Seuss.\nIl protagonista è “il Grinch” un mostro di colore verde che odia il Natale. Essendo ormai disgustato dalla continua aria di festa, decide di travestirsi in uomo, per portare scompiglio in città, questo finchè non conosce una ragazzina di nome Cindy, l’unica a pensare che tutti siano troppo presi dalla ricorrenza.\nNon trovando alcun appoggio, Cindy decide di scoprire di più sul “vero significato del Natale” e sulla strana figura del Grinch, riuscendo a battere le barriere della diffidenza e facendo celebrare un vero Natale.\nElf - Un elfo di nome Buddy   La notte di Natale, un bimbo si infila nella sacca di Babbo Natale e viene teletrasportato al Polo Nord. Qui viene trovato dagli elfi aiutanti che decidono di tenerselo e renderlo il più simile al loro.\nQuando il ragazzo, ormai diventato un adulto, si accorge di essere molto diverso dai suoi amici elfi, decide di tornare a New York per conoscere la sua famiglia e costruirsi un futuro.\nA Christmas Carol   Altra pellicola immancabile nella tradizione natalizia è “A Christmas Carol”, un film fantastico del 2009, diretto da Robert Zemeckis nonché trasposizione cinematografica del racconto “Canto di Natale” del leggendario Charles Dickens.\nIl protagonista è l’anziano Scrooge, un ricco insensibile e avaro che odia qualunque cosa porti felicità, compreso il Natale. Dopo aver chiuso il proprio negozio e aver rifiutato l’invito a cena di sua nipote, si reca a casa per consumare la solita cena. Prima di coricarsi, riceve in visita, lo spirito del suo vecchio amico Jacob Marley che gli dice di essere ancora in tempo per mutare il proprio destino e gli annuncia l’arrivo di altri 3 spiriti: quello del Natale passato, del Natale presente e del Natale futuro.\nRiusciranno i 3 spettri a cambiare radicalmente il carattere del vecchio Scrooge?\nThe Santa Clause   Santa Clause è una commedia del 1994 diretta da John Pasquine. Il protagonista è Scott, un divorziato che trascorre la vigilia di Natale con suo figlio Charlie, leggendogli delle storie su Santa Clause, sulla cui esistenza il piccolo nutre molti dubbi. All’improvviso i 2 sentono un rumore e vedono Babbo Natale precipitare dal tetto dell’abitazione. In pochissimo tempo, il corpo scompare liquefacendosi, lasciando sull’asfalto solamente il vestito e un biglietto che invita Scott a prendere le veci di Santa Clause. Per accontentare suo figlio, mette il vestito ed inizia a trasportare doni da tetto in tetto.\nE tu hai già scelto quale film vedere il giorno di Natale? Faccelo sapere tramite un commento! Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo!\n","date":"2020-12-24T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Classifiche/7-film-da-vedere-a-natale-2020/ysmbyhqll7a5ojripg0j","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/7-film-da-vedere-il-giorno-di-natale-classici-e-non-2020/","title":"7 Film da vedere il giorno di Natale (classici e non)! [2020]"},{"content":"Riverdale è teen drama statunitense, basato sui fumetti della “Archie comics“. E’ stata prodotta a partire dal 2017 e ora conta 4 stagioni di cui la 4 è disponibile solamente in lingua originale. Le prime 3 sono presenti su Netflix. La serie è ambientata nella piccola cittadina di Riverdale, una cittadina apparentemente tranquilla, dove prevalgono gioia e armonia, ma che sotto sotto nasconde inquietanti segreti. I protagonisti sono 4 adolescenti: Archie (KJ Apa), Veronica (Camila Mendes) , Betty (Lili Reinhart) e Jughead (Cole Sprouse), che cercheranno di scoprire i misteri della loro città.\nStagione 1   L’intera 1 stagione di Riverdale, ruota attorno alla morte di un ragazzo chiamato Jason Blossom, apparentemente morto per annegamento nello Sweetwater River. I 4 protagonisti, non credendo a questa versione dei fatti, decidono di intervenire per far luce sul mistero.\nLa 1 stagione è stata quella che mi è piaciuta di più per il semplice fatto che è composta da meno episodi quindi la storia scorre più fluida… sono presenti meno sottotrame che non distolgono l’attenzione dai protagonisti. Le poche presenti sono gestite molto bene e servono esclusivamente per inquadrare alcuni dettagli dei personaggi secondari come Alice Cooper e FP Jones.\nUna caratteristica di Riverdale è infatti, la presenza di un bel colpo di scena alla fine di ogni stagione che obbliga lo spettatore a guardare quella successiva. Già dalla 1 stagione possiamo dire qualcosa dei personaggi secondari che sono caratterizzati abbastanza bene. Fantastica è la presenza di un narratore interno (Jughead) che rende più dinamica la serie.\nStagione 2   Nella 2 stagione, l’antagonista principale che è Black Hood, un uomo mascherato che ben presto diventerà un serial killer e ne combinerà di tutti i colori. Anche in questo caso interverranno i nostri protagonisti e cercheranno di risolvere il mistero.\nLa 2 stagione è quella che mi è piaciuta meno perché è formata da troppi episodi: ci sono troppe sottotrame che spesso cadono nella banalità, distogliendo l’attenzione dalle faccende principali. In particolare ne emerge una altamente inutile, messa lì soltanto per allungare il brodo.\nSto parlando della comparsa di Chic, un personaggio praticamente inutile e senza senso… si può notare infatti, che appena la figura di chic scompare, l’attenzione torna nuovamente sui 2 antagonisti principali. Credo che il problema principale di questa stagione sia il numero di sottotrame che distolgono troppo l’attenzione dalla trama principale.\nStagione 3   Per quanto riguarda la 3 stagione, il personaggio principale è \u0026ldquo;Re Gargoyle\u0026rdquo;. Personalmente mi ha colpito molto questo personaggio, sia per come è stato caratterizzato che per come è stato strutturato. Si tratta di un personaggio “uscito” da un gioco di società chiamato “Gryphons \u0026amp; Gargoyles” che è veramente qualcosa di assurdo.\nPuò sembrare qualcosa di estremo, fantastico e surreale ma personalmente mi piace molto quel tocco di dark/horror che ha portato.\nLa trama della 3 stagione è una delle migliori\u0026hellip; o almeno fino al 15 episodio, poi c’è un calo evidente: le vicende iniziano ad infittirsi troppo fino a cadere nel banale, nello stupido. Per esempio:\nè impensabile che Archie, dopo tutto quello che ha subito da parte di Hiram, torni dalla sua parte. Considerando anche il fatto che Hiram ha provato ad ucciderlo più di una volta. L’unico pretesto per tornare nel boss della malavita sembra essere una palestra.\nSinceramente anche il finale mi è sembrato un po banale, sia chi si cela dietro la maschera di re gargoyle, che il fatto dell’FBI e Chic…\nMolto interessante e (soprattutto) inquietante è stato il plot-twist finale.\nFortunatamente in questa stagione, le sottotrame sono poche e “offuscate” da una di uno spessore maggiore che è quella legata alla fattoria, una sorta di setta segreta con l’apparente compito di aiutare le persone. Davvero bello è stato il flashback narrato dagli adolescenti nei panni dei loro genitori… fantastico! In questo caso la scelta dell’inserimento di questo flashback risulta essere in linea con la trama stessa: serve infatti a chiarire alcuni dettagli riguardo al gioco “Gryphons \u0026amp; Gargoyles”.\nNon mi ha colpito invece un intero episodio in stile musical… un episodio interamente cantato. Avrei potuto capire a apprezzare questa scelta se fosse stata utile per la storia stessa ma purtroppo si tratta di un episodio praticamente inutile… Si poteva benissimo inserire qualche clip cantata (come è successo anche per gli episodi precedenti) ma non 50 minuti!\nConsiderazioni finali Il problema principale di questa serie è la mancanza di realismo: nonostante alcuni personaggi siano consapevoli di alcune faccende, si comportano in maniera del tutto naturale…. un po’ stereotipati. Un esempio è il rapporto fra Veronica e suo padre: nonostante la figlia sappia tutti gli atti criminali commessi dal padre, rimane sempre impassibile nei suoi confronti… Nonostante il padre abbia provato ad uccidere il fidanzato, Veronica rimane la stessa… quasi come non fosse successo nulla. Da questo è ben evidente anche un’altro fattore da non sottovalutare: il menefreghismo.\nCredo che questa scelta sia direttamente collegata alla città stessa, una città dominata perennemente dal caos e dal mistero. Si tratta (probabilmente) di un inserimento al fine di mettere in luce le problematiche di quest’ultima. Personalmente lo reputo un punto negativo in quanto fa sembrare gli attori troppo rigidi andando così ad annullare quel rapporto che si crea fra attore e spettatore… Sembra quasi che gli attori siano lì solo per recitare la propria parte.\nDella serie, mi è piaciuto molto il fatto che è presente un narratore interno: Jughhed Jones, interpretato magnificamente da Cole Sprouse, conosciuto soprattutto per \u0026ldquo;Zack e Cody al Grand Hotel\u0026rdquo;…\nOttima la fotografia dominata da quest’atmosfera cupa, costituita da ombre molto chiuse e neri netti, ai quali si contrappongono delle fantastiche scritte neon che creano un contrasto non indifferente. Un’atmosfera che si presta molto bene anche al cinema horror di cui si può percepire qualche minimo accenno nella 3 stagione.\nAnche i personaggi sono caratterizzati abbastanza bene: sappiamo molte cose sia sui protagonisti che su quelli secondari, già dalla 1 stagione. Concludendo, se siete appassionati di Teen Drama e di gialli/misteri , Riverdale è la serie Tv che fa per voi!\n","date":"2020-12-23T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_TV-riverdale/vwyfrwq4fwirvxpa7oxw","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/riverdale-considerazioni-sulle-prime-3-stagioni-con-spoiler/","title":"Riverdale: Considerazioni sulle prime 3 stagioni (con spoiler)"},{"content":"Oggi parleremo di una nuova serie, classificata come l’esclusiva Netflix con sceneggiatura non originale più vista, che sta dominando la Top 10 ormai da diverse settimane.\nSto parlando de “La regina degli scacchi”, una miniserie di Scott Frank e Allan Scott, che si ispira ai racconti dell’omonimo romanzo di Walter Tevis. La serie è stata distribuita il 23 ottobre sulla piattaforma di Netflix, e il 28 è diventata la serie più vista del giorno, conquistando successivamente altri primati della piattaforma.\nLa serie esplora la vita di Beth Harmon, bambina orfana, che in seguito alla sua permanenza in un orfanotrofio femminile, scopre il suo talento per gli scacchi. Ci viene mostrata la sua vita dall’età di 8 ai 21 anni, raccontando la sua evoluzione nel mondo del gioco degli scacchi affiancata dalla lotta contro la dipendenza da psicofarmaci e alcool.\nHo molte note positive da proporvi riguardo la serie. La caratteristica principale che più mi ha colpito, è l’ottima narrazione e la precisione nei minimi dettagli, che rende il tutto molto godibile e interessante. Alle riprese hanno preso parte in ruolo di consulenti: l’allenatore di scacchi Bruce Pandolfini e il campione mondiale Garry Kasparov, in modo da avere un punto di riferimento e un aiuto da veri professionisti, rendendo il tutto molto realistico; e devo dire che ci sono riusciti alla grande!!\nAltro punto di forza secondo me è l’ottima distribuzione del tempo all’interno degli episodi, infatti sono riusciti a narrare una storia molto complessa e articolata in soli 7 puntate di circa 1h. Ma la cosa fantastica è che l’hanno fatto in modo sublime, facendo attenzione ai dettagli e raccontando il tutto in modo veloce e frenetico, rendendo emozionante anche un gioco come gli scacchi, che spesso può risultare noioso.\nOttima l’interpretazione della protagonista da parte di Anya Taylor-Joy, ma anche i personaggi secondari, sono caratterizzati molto bene, nonostante appaiano in schermo poche volte. Una cosa che mi ha fatto impazzire sono state alcune transizioni utilizzate in particolari scene, che potrebbero a volte anche non essere notate, ma apprezzate sicuramente da un occhio più attento.\nIo personalmente ho iniziato la serie perché mi è stata consigliata, ma mai avrei immaginato di rimanere così colpito, l’ho letteralmente divorata, finendola in una giornata. E tantomeno avrei pensato che il mondo degli scacchi potesse essere così bello e allo stesso tempo complicato. Ci sono lunghe scene in cui vengono mostrate semplicemente delle partite di scacchi, ma sono raccontate in un modo tale da tenerti sul filo del rasoio per tutta la durata. Ma la cosa più bella a mio parere, rimane il finale, caratterizzato da una lunga sequenza di una partita che mi ha dato molte più emozioni di quante me ne potesse dare un film di azione ad esempio.\nSpero che con questa breve recensione abbia catturato la vostra curiosità, e vi invito a vedere “La regina degli scacchi”, in modo che possiate appassionarvi come è accaduto a me.\n","date":"2020-11-24T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_TV-la-regina-degli-scacchi/odvaki7qxtndnqqpgjds","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/la-regina-degli-scacchi-una-miniserie-perfetta-recensione/","title":"La regina degli scacchi: una miniserie perfetta!? [RECENSIONE]"},{"content":"Sono passati la bellezza di 38 anni quando per la prima volta veniva proiettato nelle sale cinematografiche “Blade Runner“, il capolavoro di Ridley Scott. Per chi non conoscesse Blade Runner, si tratta di un film di genere sci-fi con qualche nota di dark/noir, divenuto una vera e propria pietra miliare (insieme ad “Odissea nello spazio” di Kubrick) per il genere fantascientifico e una delle pellicole più apprezzate dagli appassionati per la sua “profondità“.\nPrima di iniziare con la recensione in se, devo fare una precisazione: esistono ben 3 versioni di Blade Runner:\n International Cut: è la versione originale della pellicola apparsa nel 82; Director’s Cut: è una versione del ’92 che più sia avvicina al film concepito dal regista; Final Cut: è una versione del 2007 che rappresenta il connubio perfetto fra la International e la Directs’s Cut.  In realtà esistono molte altre versioni del film (in totale sono 7) ma, per non incasinare troppo, ho preferito non citarle.\nSe non sapete quale guardare (e non avete voglia di leggere altri articoli su internet), puntate alla versione del 2007 (Blade Runner: The final Cut), l’unica disponibile su Netflix.\nTrama   In un lontano e distopico 2019, il pianeta Terra è diventato invivibile a causa dell’inquinamento e del sovraffollamento.\nLe persone che possono permetterselo, abbandonano il pianeta per andare a vivere nelle colonie extra-mondo dove vengono “aiutati” dai replicanti, degli androidi praticamente identici agli umani con una vita limitata a 4 anni, che vengono sfruttati come schiavi.\nA seguito di una rivolta, i replicanti furono banditi dalla Terra e fu assegnato alla squadra speciale Blade Runner il compito di eliminare tutti quelli ancora presenti sul pianeta. Anche il protagonista Rick Deckard è un Blade Runner e gli viene assegnato il compito di “ritirare” (uccidere) 4 replicanti fuggiti.\nAnalisi \u0026ldquo;Do Androids Dream of Electric Sheep?\u0026rdquo; Gli sceneggiatori, per la stesura della sceneggiatura di Blade Runner, si sono ispirati al romanzo “Do Androids Dream of Electric Sheep?” di Philip K. Dick.\nGià dai primi minuti si può evincere questo sottono dark/noir che accompagna lo spettatore per tutta la durata del film: viene inquadrata una Los Angeles cyberpunk, cupa, malata, dove il sole è perennemente oscurato dalla nebbia prodotta dall’inquinamento.\nLe poche persone rimaste sono per lo più povere o malati che non hanno superato il test per il trasferimento nelle colonie e, gli unici animali presenti sono stati creati in laboratorio.\nUn connubio perfetto fra cast, fotografia, effetti speciali e sonoro La fotografia è veramente pazzesca: fasci netti e concisi di luce squarciano le claustrofobiche e scure ambientazioni. Per ottenere questo fantastico mood cupo e opprimente, le riprese furono girate esclusivamente di notte e sotto della pioggia artificiale, in interni.\nSenso di oppressione/claustrofobia che viene alimentato dalla memorabile colonna sonora di Vangelis che va, in un certo senso, a richiamare (al limite del possibile), quel sottotono cyberpunk.\n Anche gli effetti speciali, curati da Douglas Trumbull, sono veramente strepitosi per un periodo in cui ancora si sognava la CGI; anche se nella versione “The final Cut” sono state apportate delle piccole migliorie utilizzando la medesima tecnologia.\nIl protagonista (Rick Deckard) è impersonato minuziosamente da Harrison Ford, già conosciuto per il suo ruolo in “Guerre stellari” e “Indiana Jones“. Successivamente troviamo la fragile e sensuale Sean Young (che ha anche recitato in “Dune” di David Lynch) nei panni di Rachael; Rutger Hauer nei panni del leader dei replicanti: Roy Batty; Edward James Olmos (Gaff); Daryl Hannah (Priss); Joanna Cassidy (Zhora); Joe Turkel conosciuto soprattutto per il ruolo di Lloyd in “The shining” di Kubrick, nei panni del dottor Tyrell; Brion James; William Sanderson, ecc… Un cast pulito e funzionale. Inutile parlare dell’eccellente interpretazione degli attori.\nLa tematica filosofica La vera forza di Blade Runner sta nelle tematica trattata: “Cosa significa veramente essere umano?” Tematica che trova il suo culmine nel fantastico monologo finale, recitato dal replicante Roy:\n Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.\n― Roy Batty, https://it.wikipedia.org/wiki/Ho_visto_cose_che_voi_umani   Monologo finale che ha fatto letteralmente breccia nel cuore di tutti in quanto contiene un piccolo significato nascosto: non importa se Deckard è un androide o meno…Non importa sapere se è umano o meno… sono le emozioni che prova a renderlo umano.\nE’ proprio in questo monologo che viene fuori la volontà di Ridley Scott nel puntare diretto al cuore degli spettatori… E devo ammettere che ci è riuscito alla grande!\nDeckard è un replicante? Uno dei dibattiti più accesi riguarda infatti la natura del protagonista: è umano o no? A risolvere la matassa ci ha pensato lo stesso regista, affermando che Harrison Ford era un replicante. Una scelta a doppio taglio se si considera il fatto che nella versione “International Cut” non è presente la scena del sogno di Deckard, una clip essenziale per capire la vera natura del protagonista.\nIl ritmo lento Gli unici punti deboli della pellicola sono la lentezza della narrazione che, in accoppiata a una sceneggiatura non così lineare, possono annoiare e confondere lo spettatore. Non nego che, per comprendere al meglio il film, ho dovuto dargli qualche altra rispolverata.\nConsiderazioni finali Tirando le somme, Blade Runner è una pietra miliare per il cinema di fantascienza, un cult-movie che andrebbe visto letteralmente da chiunque, anche da coloro che non amano il genere… Chissà, forse si appassioneranno!\n\u0026starf; \u0026starf; \u0026starf; \u0026starf; \u0026starf; ","date":"2020-11-07T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/blade%20runner/blade-runner-cover","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/blade-runner-un-cult-movie-del-cinema-sci-fi-recensione/","title":"Blade Runner: un cult-movie del cinema sci-fi [RECENSIONE]"},{"content":"Gravity: un documentario National Geographic sotto la maschera di un film    Titolo originale: Gravity  Anno: 2013  Durata: 92m\n Regia: Alfonso Cuarón  Genere: Fantascienza, Thriller\n Cast: Sandra Bullock, George Clooney, Ed Harris…    Gravity è il fiore all’occhiello di Alfonso Cuarón, un grande regista che già anni prima aveva iniziato ad esporre la propria bravura in pellicole assai note e popolari come Harry Potter- il prigioniero di Azkabam (a mio giudizio, il miglior film di HP), Uno per tutte, Y tu mama Tabien…. e finalmente Gravity, il capolavoro che ha definitivamente lanciato Cuarón nell’Olimpo dei registi più apprezzati e con il quale, il regista messicano, si è portato a casa la bellezza di 7 premi oscar su 10 candidature; incassando oltre 700 milioni di $ (con un badget di “soli” 100 milioni).\nL’ultima pellicola del regista messicano, traSmessa sul mercato è “Roma“, un altro grandissimo film che tratteremo negli articoli successivi.\n  Trama L’ingegnere biomedico Ryan Stone (Sandra Bullock) e l’astronautaMatt Kawalsky(George Clooney) vengono mandati nello spazio per aggiustare il telescopio Hubble.\n Sandra Bullock nei panni di Ryan Stone   Durante la missione vengono avvisati dal quartier generale di un missile russo che, colpendo un vecchio satellite fuoriuso, ha generato una catena di detriti che si muove ad altissima velocità.\nMentre l’equipaggio cerca di tornare in fretta e furia all’Explorer, alcuni detriti danneggiano lo Shuttle e il telescopio, uccidendo alcuni membri del team.\n George Clooney nei panni di Matt Kawalsky   L’unica speranza di sopravvivenza per la dottoressa Ryan e per l’astronauta Matt è quella di raggiungere l’ISS, la stazione spaziale internazionale, distante qualche km dal telescopio Hubble.\nAnalisi Gravity è un film mozzafiato, un grande sci-fi che -un pò come per Revenant– cerca di parlare e trasmettere emozioni tramite il reparto visivo, trascurando (non troppo) i dialoghi che risultano essere (pochi), lineari ma diretti.\nPaesaggi mozzafiato, accompagnati da una colonna sonora felpata Le spettacolari e incantevoli ambientazioni, che per forza di cose sono state realizzate totalmente al computer, vengono accompagnate da una colonna sonora prettamente silenziosa ma che riesce perfettamente ad avvolgere ed immergere lo spettatore nel tenebroso universo, trasmettendo quel senso di claustrofobia e solitudine tipico dei film del genere.\n Colonna sonora che riesce ad adattarsi perfettamente anche alle docili inquadrature, suonando quando necessario e zittendosi nei momenti adeguati. Sono proprio questi momenti di “vuoto” a dare una marcia in più al sonoro di Steven Price, permettendo cosi allo spettatore di sentirsi parte del cosmo stesso.\nInquadrature che cullano lo spettatore nel cosmo Sensazione che viene altamente accentuata da inquadrature morbide, dotate di movimenti di camera superbamente millimetrici e lineari che cullano lo spettatore durante la spettacolare visione del pianeta Terra da una prospettiva differente dal solito. Caratteristica che ha reso queste inquadrature talmente interessanti è sicuramente l’ausilio di lunghi piani sequenza, intere clip (in gravity si parla di clip di 15/20 minuti) girate interamente e montate senza alcun taglio, che permettono una maggiore immersività, aumentando non di poco l’attenzione dello spettatore.\nSul comparto fotografico invece, è presente il grandissimo e impeccabile Emmanuel Lubezki, che ha già collaborato con Cuarón in progetti passati e ci ha deliziato con la sua maestosa fotografia in Revenant-Redivivo (trovi qui la recensione).\n Emmanuel Lubezki   Come sempre, il direttore della fotografia ha svolto in maniera impeccabile il suo ruolo, aiutando a ricostruire in CGI , nella maniera più naturale e reale possibile, dei dettagli microscopi, dettagli che possono essere colti solamente da un occhio allenato, un occhio fotografico.\nSono proprio questi piccoli dettagli a fare la differenza in Gravity ma soprattutto che hanno permesso a Lubezki di portarsi a casa l’ennesima statuetta dell’Academy.\nGravity o Interstellar? Molto spesso, la pellicola di Cuaron, è paragonata a Interstellar di Christopher Nolan (leggi la recensione qui).\nLa principale differenza è che la pellicola messicana, in soli 90 minuti, riesce a descrivere quello che la pellicola americana fa in ben 169 minuti.\n Una scena di \"Gravity\"   Gravity infatti appare come un film conciso, diretto verso una meta ben stabilita; mentre il film di Nolan si dilunga (tralasciando gli intrecci temporali tipici del regista), cercando di inquadrare anche i momenti prima della partenza per lo spazio e concentrandosi di più sul lato emotivo e umano.\nGravity: una sceneggiatura semplice e lineare Questo è dovuto principalmente alla semplicità della trama e della sceneggiatura di Gravity che segue sempre un ordine cronologico. A dire la verità, proprio se vogliamo fare i puntigliosi, per quanto riguarda la stesura della sceneggiatura si poteva fare qualcosina di più, soprattutto per alcuni dialoghi che talvolta sembrano fuori luogo e quindi poco credibili (soprattutto quelli a inizio pellicola).\n Una scena di \"Gravity\"   Ma basta pensare che (quasi) tutto il film ruota esclusivamente attorno a 2 figure: Sandra Bullock (Ryan Stone) e George Clooney (Matt Kawalsky) per farsene una ragione.\nConsiderazioni finali In conclusione, Gravity, è una validissima produzione che vanta un reparto tecnico pauroso e che, dopo anni, ha dato una svolta nel campo del cinema sci-fi, diventando uno dei film più amati e ricordati dagli appassionati del genere. Un film da non perdere!\n   ","date":"2020-09-29T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/gravity-un-meraviglioso-documentario-national-geographic/jkpdda0kjegxzxcdpoaa","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/gravity-un-meraviglioso-documentario-national-geographic-recensione/","title":"Gravity: un meraviglioso documentario National Geographic! [RECENSIONE]"},{"content":"Ieri, 23 settembre 2020, è approdato su Netflix “Enola Holmes“, una sorta di spin-off della celebre saga letteraria di Conan Doyle che vede come protagonista la mitica Millie Bobby Brown. La pellicola di Harry Bradbeer, conosciuto soprattutto per “Fleabag”, si basa sulla serie di romanzi: ” The Enola Holmes Mysteries” di Nancy Springer, scrittrice di gialli e sci-fi per ragazzi che ha conseguito vari premi letterali come il James Tiptree Jr. e l’Edgar Award.\nTrama Enola, sorella di Sherlock e Mycroft Holmes, è una ragazzina ribelle e solitaria, educata dalla madre Eudoria – in modo molto discostante dai canoni post ottocenteschi-, nelle varie discipline umanistiche (e non solo) fin dalla nascita.\n   Titolo originale: Enola Holmes  Regia: Harry Breadbeer  Anno: 2020  Durata: 123m  Genere: Giallo, Drammatico  Cast: Millie Bobby Brown, Henry Cavill, Sam Clafin, Helena Bonham Carter…\n Paese: UK    Il giorno del suo 16 compleanno, la madre Eudoria scompare e subentrano i fratelli Sherlock e Mycroft per occuparsi della sorella che non vedono ormai da anni. Mycroft, il fratello più conservatore vuole far istruire la sorella, secondo i canoni dell’epoca, in un college apposito; Sherlock invece si occupa del ritrovamento della madre.\nEnola, dopo aver trovato alcuni indizi lasciategli da Eudoria, riesce a sfuggire all’educatrice e partire per Londra.\n  Analisi Enola non tanto Holmes Partiamo con il presupposto che Enola Holmes è soltanto una rivisitazione del celebre giallo di Conan Doyle e, una trasposizione cinematografica del primo romanzo della Springer.\nGià questo basterebbe per far storcere il naso agli appassionati in quanto la realtà inquadrata dalla pellicola è molto differente da quella descritta dallo scrittore inglese e da quella rappresentata in trasposizioni più fedeli. Di fatto il protagonista, Enola, non è mai esistito (in molti la scambiano per Eurus Holmes nell’omonima serie della BBC…. ma, effettivamente nei romanzi non esiste nè la figura di Enola nè quella di Eurus) e questo è visto dagli appassionati del genere come una rivisitazione del protagonista in chiave femminile (si, la femminilità e i diritti delle donne sono fra i temi principali della pellicola di Netflix) o addirittura una sorta di plagio all’opera principale che usa il nome di “Sherlock Holmes” in funzione di marketing.\nEffettivamente il cognome “Holmes” poteva benissimo non essere usato e ricreare praticamente da 0 una situazione simile.\nOttimo cast\u0026hellip; ma la Brown sovrasta tutti!   Nonostante ciò Enola Holmes rimane solamente uno spin-off, un contenuto extra che si aggancia (o almeno cerca di farlo) alla figura dell’Holmes.\nTra gli attori principali troviamo sicuramente la bravissima Millie Bobby Brown, conosciuta soprattutto per il ruolo di “Eleven” in Stranger Things; Hanry Cavill (che abbiamo già visto nella recensione di “The Witcher“) , nei panni di uno Sherlock più emotivo del solito; Sam Claflin il, salva-sirene, che questa volta interpreta un Mycroft severo e odioso ed Helena Bonham Carter nei panni di Eudoria.\nNonostante il cast sia formato da personaggi di un certo calibro, l’intera pellicola ruota quasi esclusivamente attorno alla figura della Brown che, purtroppo, va a prendersi degli spazi che potevano essere tranquillamente lasciati ai personaggi secondari che quindi, presentano una minima caratterizzazione.\nLo sfondamento della 4-a parete L’intera pellicola, essendo principalmente adatta ad adolescenti -ma anche a visioni collettive in famiglia- si articola come una fiaba, una sorta di pseudo-fiction che interrompe gli attimi tramite l’uso dello sfondamento della 4 parete (una tecnica solitamente azzardata e “irritante”, ma che funziona quasi alla perfezione in questo film), che garantisce un ritmo particolare e vivace, rende lo spettatore più partecipe delle vicende e mette ancora più in mostra l’ottima performance dell’attrice.\nOttimi anche la scenografia, i fantastici costumi e la fotografia (Giles Nuttgens) che vanno a richiamare in maniera relativamente realistica le ambientazioni e la quotidianità durante l’età elisabettiana, permettendo allo spettatore di immergersi ancora di più nelle vicende della giovane detective.\nL\u0026rsquo;emotivita' non e' il punto forte Sul piano emotivo invece? Bè, Enola Holmes, risulta un pò carente sotto il punto di vista emotivo: nonostante tratti dei temi adolescenziali come l’amore, la curiosità, l’amicizia, l’avventura manca sempre quel passo in più che avrebbe reso più interessanti le vicende (anche quel tocco di superiorità e pazzia che rendeva uniche le storie di Sherlock) della giovane detective; anche perchè sembra che la protagonista si distacchi man mano dal suo compito principale (ritrovare la mamma) per poi ritornare sui suoi passi solamente negli ultimi 20 minuti. Il tema principale rimane sempre la parità di sesso e l’importanza delle donne nella società odierna. Nonostante comprenda appieno l’importanza di questo, credo che questo tema sia stato accentuato fin troppo, introducendo elementi extra che potevano benissimo essere trascurati.\n Fortunatamente, i sentimenti vengono un minimo coltivati dalla colonna sonora di Daniel Pemberton. Si tratta di una colonna sonora molto leggera e misteriosa, quasi fiabesca ma con alcuni picchi nelle scene più “malinconiche”.\nSebbene l’emotività non è il punto forte della pellicola, il film rimane godibilissimo grazie a delle note di autoironia, a vicende mai scontate ma soprattutto alla vivacità e al buonumore che la giovane attrice riesce a trasmettere grazie alla sua naturale empatia.\nUn finale funzionale ma non perfetto Il finale, pur non convincendomi al 100% (mancano alcune spiegazione e dei chiarimenti che lo avrebbero reso più sensato), mi ha colpito in quanto è la parte più umana ed emotiva dell’intera produzione e, da tale, cerca di trasmettere un messaggio molto importante: l’importanza dei ragazzi nella società futura ma soprattutto l’importanza di costruirsi una propria personalità.\nD’altronde è proprio questo il significato della parola “Enola” che, letta al contrario diventa “Alone“, ovvero “sola“. Il regista però non ha voluto attribuire questo significato alla parola (anche perchè la protagonista è sempre stata in compagnia della figura materna che le ha insegnato quasi tutto il necessario per affrontare la vita)… il suo vero significato lo si deve attribuire alla parola “indipendente“, una ragazza quindi pronta ad affrontare la vita e se necessario iniziare una battaglia con le proprie mani (da sola appunto) per migliorare il mondo in vista del futuro.\nConsiderazioni finali Concludendo, Enola Holmes, è una produzione valida (forse una fra le migliori made by Netflix), un film leggero e senza pretese che si adatta particolarmente a un pubblico giovanile e che riesce ad intrattenere nonostante alcune imperfezioni e dei personaggi secondari che (purtroppo) fungono solamente da cornice.\n","date":"2020-09-25T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-enola-holmes-1/z7zddd5eloaphpcxtlwk","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/enola-holmes-un-giallo-coming-of-age-recensione/","title":" Enola Holmes: un giallo coming of age [RECENSIONE]"},{"content":"Trama Dopo vari litigi con il marito, Anna decide di abbandonare Milano insieme ai suoi figli, Mauro e Daria per recarsi nella sua cittadina natia: Curon. Quì incontra suo padre Thomas che, pur se inizialmente gli nega la possibilità di rimanere nell’inquietante hotel di famiglia, decide di ospitare la figlia e i nipoti. Il soggiorno dei 3 risulta essere tutt’altro che tranquillo: sembra infatti che la famiglia Raina sia coinvolta in una misteriosa maledizione che, in qualche modo, risulta essere collegata al passato e al campanile sommerso.\nAnalisi Per questa recensione voglio essere il più schietto e diretto possibile: Curon è tutto tranne che una buona serie tv! Be si, a malincuore devo ammettere che Curon è stata una grandissima delusione, l’ennesima occasione sprecata targata made in Italy.\n  Un thriller NON molto thriller Nonostante dai minuti iniziali sembra di trovarsi difronte a una serie valida, del genere dark/mistery, basta proseguire con la visione per rendersi subito conto della scarsità della sceneggiatura: sceneggiatura che presenta solamente sulla carta gli elementi tipici dei dark thriller.\nQuesto è il problema che si presenta quando troppe menti collaborano ad uno stesso progetto: un’accozzaglia indecisa e confusa di idee solamente abbozzate e per nulla rifinite. Basta questo per descrivere in poche parole la sceneggiatura di Curon.\nCome ben sapete il cuore pulsante dei thriller è la capacità di riuscire a mantenere alta l’attenzione tramite l’ausilio della suspance, della tensione…. Ecco, in Curon tutto questo è praticamente assente: il mistero, che dovrebbe fungere da pilastro portante, viene svelato troppo presto riducendo notevolmente la suspance e quindi l’attenzione dello spettatore.\nAnche la colonna sonora (fondamentale), che il più delle volte risulta essere indecisa e poco pertinente, non aiuta per nulla a far crescere nello spettatore la voglia di scoprire il seguito e rimanere incollato allo schermo. Per non parlare delle inquadrature tremolanti (soprattutto negli episodi iniziali) , manco fosse usata una steadicam dei cinesi! Verso la fine della serie, il cambio di regia è evidente: le inquadrature, oltre ad essere più stabili, sono accompagnate da movimenti di camera più dolci e precisi.\nAmbientazioni fantastiche, fotografia ottima, recitazione discreta L’unica cosa che va a richiamare in maniera a dir poco perfetta ed eccezionale gli elementi tipici del dark thriller è la location, le fantastiche e misteriose ambientazioni di Curon Venosta (basta pensare solamente al campanile semisommerso nel lago di Resia), un paesino in provincia di Bolzano. Si tratta infatti di una location suggestiva, misteriosa, cupa e quindi praticamente PERFETTA per questo genere di serie.\nNota positiva anche per quanto riguarda la fotografia che, grazie alle tinte fredde con una leggera tendenza sul verde/azzurro, funge quasi da cornice alle spettacolari e tenebrose ambientazioni dell’alto Adige. Ambientazioni dall’elevatissimo potenziale che, come già accennato, non sono state per niente sfruttate dalla produzione.\n Consapevoli del basso livello di suspance che la pellicola avrebbe trasmesso allo spettatore, la produzione ha deciso -come se non bastasse- di rendere misteriosi anche i dialoghi che risultano essere, il più delle volte, irreali e troppo discordanti dal contesto precedentemente presentato.\nBravi invece sono stati i giovani attori che, pur non avendo recitato in maniera perfetta, hanno fatto un buon lavoro nell’interpretare il proprio personaggio. Tra i giovani attori spicca sicuramente Margherita Morchio che ha interpretato Daria, Federico Russo, nei panni di Mauro e soprattutto Luca Castellano che ha interpretato con gran carisma la misteriosa e inquitante figura di Lucas.\n I temi trattati Uno dei temi trattati dalla pellicola italiana è la dualità dell’animo umano che viene rappresentata ideologicamente tramite la metafora dei due lupi, la leggenda di Cherokee del lupo bianco e del lupo nero:\n Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di rabbia, odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo. L’altro è buono e vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede. I due lupi lottano dentro di noi. Sai quale vince alle fine? Quello a cui tu dai da mangiare.\n Sul piano grafico invece, la dualità viene rappresentata tramite dei veri e propri cloni in carne ed ossa che differiscono dall’originale solamente per il modo di pensare. Personalmente mi piace molto questa questa idea ma non il modo in cui è stata rappresentata che risulta troppo “casuale” e inspiegabile (infatti non si conosce il vero motivo per cui compaiono i cloni). Si poteva fare di meglio\u0026hellip; spero in qualche delucidazione in un\u0026rsquo;eventuale seconda stagione.\nAccanto al tema a dualità troviamo molti altri temi (fin troppi) che, vanno a mescolarsi creando NON poca confusione nella mente dello spettatore. Tra gli altri temi trattati troviamo sicuramente i rapporti familiari (da come si è potuto vedere dagli unici e gradevoli flashback sul passato di Anna), numerosi temi adolescenziali quali l’alcool, la droga; la lotta tra male e bene… Considerazioni finali Concludendo penso che Curon sia una serie meno che mediocre, un thriller che può essere definito tutto tranne che come tale, con una sceneggiatura praticamente inesistente e una regia troppo confusa. Della pellicola italiana le uniche cose a salvarsi sono le meravogliose ambientazioni, l’ottima fotografia e la recitazione di alcuni attori emergenti… per tutto il resto è un NO secco. Un vero peccato!\n","date":"2020-09-21T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/TV-Curon/zemedgg0oxlibkgtzn4n","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/curon-la-deludente-serie-ambientata-nellalto-adige-recensione/","title":"Curon: la deludente serie ambientata nell'Alto Adige [RECENSIONE]"},{"content":"“47 metri” è un film di Johannes Roberts del 2017, disponibile su Netflix e che durante quest’estate ha anche preso posto nella top 10 settimanale della piattaforma attirando l’attenzione di molti utenti.\nQuesto Thriller, della durata di 87 minuti, potrebbe essere l’ideale per un pomeriggio noioso o se si è alla ricerca di qualcosa di diverso… ma se state cercando un film con una trama ben strutturata e ben fatto, non fa per voi.\nTrama Dopo essere stata mollata dal suo ragazzo Lisa decide di intraprendere un viaggio in Messico insieme alla sorella, per cercare di riflettere e magari ritornare in modo diverso a casa per riconquistare il suo ex che la definiva noiosa. Dopo aver fatto amicizia con due ragazzi della zona, Lisa e Kate accettano l’offerta da parte dei due di un immersione in gabbia per ammirare gli squali da vicino. Lisa all’inizio è un po’ turbata dall’esperienza ma la sorella riesce a tranquillizarla.\n  Poco dopo l’immersione, il cavo che mantiene la gabbia si spezza facendole sprofondare a 47 metri di profondità in acque infestate da squali, con una riserva di ossigeno per soli 60 minuti.\nAnalisi Secondo me l’idea della trama sarebbe potuta essere buona, in quanto diversa rispetto ai soliti “shark-movie”, ma è stata sviluppata male, con molti buchi e a mia detta con un ritmo troppo veloce, sorvolando la caratterizzazione di praticamente tutti i personaggi e non approfondendo più di tanto la storia delle ragazze, passando direttamente alle scene in mare. Il che sarebbe anche potuto essere un punto a favore, perché alla fine le scene che ci tengono attaccati allo schermo sono quelle di azione e di paura, ma secondo me anche quest’ultime sono state scritte male con molte scelte banali e prevedibili, facendo perdere quello che è il senso di un thriller del genere.\nConsiderazioni finali Tirando le somme, il film non è del tutto pessimo, in quanto gli effetti speciali sono ben fatti e la durata non è eccessiva. Però secondo me avrebbe potuto avere del potenziale se non ci fossero stati errori banali di scrittura, che si possono facilmente notare durante la pellicola, riguardanti i movimenti dei personaggi nell’acqua che a volte sono troppo rapidi e non seguono un filo logico oppure ad esempio il contatore dell’ossigeno che viene mostrato varie volte senza portare un conto effettivo sensato, scendendo d’un tratto rapidamente oppure rimanendo sempre uguale per scene lunghissime.\nSono comunque errori che si notano durante la visione, ma che ai fini della visibilità non sono un grande problema, ma se ci soffermiamo un attimo a rifletterci notiamo che non hanno molto senso.\nE’ stata anche annunciata l’uscito del sequel che ci riporterà ad affrontare i pericoli dei fondali marini, che noi ovviamente vedremo e apprezzeremo parlandone con voi.\nSpero che con questa breve introduzione abbia catturato la vostra curiosità, e vi invito a vedere il film , in modo che possiate dare anche voi la vostra opinione, in quanto questo è comunque un mio parere personale.\n","date":"2020-09-14T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-47-metri/g5dwhmrfkjelebdqn7eu","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/recensione-47-metri-il-solito-shark-movie/","title":"Recensione “47 metri”: il solito Shark-Movie?"},{"content":"Dopo solo 1 anno dal successo di Birdman, Alejandro González Iñárritu, ha sfornato un nuovo lungometraggio ambientato in North Dakota che vede come protagonista la star Leo DiCaprio: Revenant-Redivivo.\n    Titolo originale: \"The Revenant\"  Regia: Alejandro González Iñárritu\n Anno: 2015  Durata: 157 min\n Genere: Western, azione, avventura    Trama Hugh Glass (Leo DiCaprio) è un cacciatore di pelli e guida una spedizione in North Dakota durante la quale, il suo gruppo, viene attaccato da una tribù di Arikara. Preoccupati che gli indiani siano ancora sulle loro tracce, gli uomini di Glass decidono di tornare al proprio villaggio a piedi, intraprendendo un viaggio al limite delle forze umane.\n  Durante il viaggio di ritorno Hugh viene attaccato da un’orso Grizzly e, i compagni credendolo oramai spacciato, decidono di proseguire lasciandolo solo con suo figlio Hawk, il giovane Bridger e il cacciatore Flitzgerald (Tom Hardy). Quest’ultimo, rimasto solamente per la ricompensa in denaro promessa dal capo della spedizione, si rivela una persona spietata, insensibile e presuntuosa diventando effettivamente l’antagonista della pellicola.\nAnalisi The Revenant è un film maestoso, selvaggio e lineare che pone le sue radici nella superba fotografia di Emmanuel Lubezki.\nL\u0026rsquo;ammaliante fotografia di Emmanuel Lubezki e la \u0026ldquo;felpata\u0026rdquo; colonna sonora di Sakamoto Una fotografia che permette di inquadrare al meglio le stupende ambientazioni innevate della Columbia Britannica alle quali si contrappone il tepore di un fuoco scoppiettante e che contribuisce, anche se in minima parte, ad accentuare quel senso di tensione ed agonia che si prova per tutta la durata della pellicola.\nSensazioni che vengono alimentate dalla colonna sonora altalenante e pressochè “silenziosa” che, pur non essendo ai livelli del maestro Hans Zimmer, si adatta al contesto in sè, riuscendo ad immergere lo spettatore nelle inquadrature glaciali e brutali.\n Un capolavoro soprattutto tecnico È proprio in queste inquadrature e soprattutto nei piani sequenza che è possibile osservare la bravura e l’esperienza cinematografica del regista messicano (Alejandro González Iñárritu). Si tratta di inquadrature semplici dotate di movimenti di camera lineari ma in grado di rappresentare nel modo più chiaro possibile le vicende.\nTra i piani sequenza della pellicola spicca sicuramente l’attacco degli Arikara nei minuti iniziali in cui è possibile provare su pelle la brutalità, il terrore, la tensione e il coraggio degli uomini di Glass massacrati dagli indiani.\nL’altro piano sequenza memorabile è l’assalto dell’orso diventato oramai il simbolo del film. Si tratta di un’unica scena (estrema) realizzata in CGI grazie all’ausilio del blue screen. Nonostante sia diventata il simbolo della pellicola, è anche la scena più criticata in quanto risulta essere realmente estrema andando così a togliere veridicità all’intero film che ricordo essere basato su una storia vera.\nL\u0026rsquo;ispirazione Lo stesso Iñárritu e il compagno Mark Smith, si sono ispirati al romanzo \u0026ldquo;La vera storia di Hugh Glass di Michael Punke per la stesura della sceneggiatura. Sceneggiatura che sul piano testuale risulta essere scarna ma funzionale: i dialoghi sono pochi ma mirati. Tra i pochi dialoghi presenti spicca sicuramente il monologo dei minuti iniziali che è un vero inno alla vita:\n Sono qui con te.\nSarò sempre con te.\nMa tu non arrenderti.\nMi senti?\nFinchè hai un alito di vita, combatti.\nTu respira…continua a respirare.\n\u0026ndash;  “Monologo Iniziale Revenant-Redivivo” \n L\u0026rsquo;eccellente ruolo fisico di DiCaprio Con questo forse il regista è andato un po’ contro i canoni di DiCaprio -di cui oramai tutti conoscono l’abilità con le parole-, al quale è stato affidato un ruolo prettamente fisico. Effettivamente, per circa l’80% della durata di Revenant, viene inquadrato un DiCaprio sofferente, iracondo, dilaniato dal dolore in una battaglia continua per la vita.\nNonostante l’interpretazione fisica dell’attore -che a primo impatto potrebbe far storcere il naso ai fan più accaniti- la star statunitense è riuscita a inquadrare perfettamente un personaggio iconico, trasmettendo allo spettatore la freddezza, la sofferenza e la fatica di un corpo ormai esausto e in bilico tra vita e morte.\nNon a caso l\u0026rsquo;attore finalmente è riuscito a portarsi a casa la statuetta dell’Academy come miglior attore protagonista. L’oscar dell’attore statunitense non è l’unico premio vinto della pellicola messicana: Iñárritu è riuscito ad aggiudicarsi ben altri 2 premi oscar; oltre ad altri premi minori e numerose candidature. Rispettivamente l‘oscar al miglior regista e l’oscar per la fantastica fotografia di Emmanuel Lubezki.\nA contrapporsi alla figura di Hugh Glass vi è Tom Hardy che interpreta la meschina figura di John Flitzgerald, l’antagonista della pellicola. Nulla da dire sull’interpretazione di quest’ultimo che risulta essere perfetta come al solito.\nUn cast binario Purtroppo, dei personaggi secondari si sa veramente pochissimo infatti l’intera pellicola ruota attorno alla figura di DiCaprio (Hugh Glass) e Tom Hardy (John Flitzgerlad) che vanno ad occupare degli spazi che potevano benissimo essere lasciati ad attori emergenti.\nConsiderazioni finali Concludendo, Revenant-Redivivo è un capolavoro tecnico che preferisce utilizzare fantastiche ambientazioni ed inquadrature per descrivere con grande maestria la brutalità e la continua lotta per la sopravvivenza nel 1823.\n","date":"2020-08-16T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-revenant-redivivo/jit8j1tvkphlgn7zbx2h","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/revenant-redivivo-un-capolavoro-tecnico-recensione/","title":"Revenant - Redivivo: un capolavoro tecnico [RECENSIONE]"},{"content":"    Titolo originale: Interstellar  Regia: Christopher Nolan  Anno: 2014  Durata:169 MIN\n Paese: USA, UK\n Genere: sci-fi, drammatico    Trama In un remoto e parallelo XXI secolo, il pianeta terra sta diventando invivibile a causa dei cambiamenti climatici che hanno ridotto l’ossigeno presente. L’unica coltura che riesce ancora a crescere è il granturco. L’unico modo per far sopravvivere la razza umana è quello di cercare un nuovo pianeta abitabile. Così, Cooper -il protagonista-, un ex ingegnere e pilota della NASA, insieme al resto dell’equipaggio dell’Endurance parte alla ricerca di un pianeta simile a quello terrestre.\n  Analisi Un cast piu' che soddisfacente Per questa recensione voglio partire dal cast in cui compare la figura di Matthew McConaughey, famoso per il ruolo di Rustin Cohle in True detective e per Mark Hanna in “The Wolf of Wall Street”; Anne Hathaway (Amelia Brand) che ha già debuttato in “Il cavaliere oscuro – Il ritorno”; Jessica Chastain che interpreta la futura Murphy; il mitico Michael Caine, comparso già in Inception (clicca qui se vuoi leggere la recensione) che in questo caso raffigura il professor Brand; Timothée Chalamet (Tom) che abbiamo già visto nella recensione de “Il Re” (la trovi qui); Mackenzie Foy (la piccola Murphy) famosa per il ruolo di Renesmee Cullen in Twilight ed infine non possiamo dimenticarci del mitico e simpatico TARS, il robottino che ha accompagnato gli astronauti per tutto (quasi tutto) il viaggio interstellare che è a tutti gli effetti un personaggio di Interstellar e non un qualcosa di extra, un qualcosa di sacrificabile.\n TARS   E’ proprio la figura di TARS a creare una sorta di collegamento (proprio come una sorta di wormhole per rimanere in tema) tra il futuro apparentemente distopico e il passato: nonostante il futuro sia protagonista di un evoluzione tecnologica senza pari, sembra essere ancora collegato in qualche modo al passato sulla Terra. Effettivamente il nuovo mondo descritto in Interstellar su un possibile esopianeta appare molto simile a quello terrestre (se non quasi identico): vengono inquadrati alcuni ragazzi giocare a baseball, semplici ospedali, normalissime abitazioni… Christopher Nolan quindi ha cercato di discostarsi il più possibile da quel futuro distopico, dominato da mondi totalmente meccanizzati dove le auto sono state ormai sostitute da super navicelle, gli spazi verdi non esistono più e la razza umana è oramai “sottomessa” dalle macchine da lei stessa create.\nCome per le pellicole precedenti, si tratta di un cast completo e super valido (lo si poteva immaginare). Su per giù la performance di quasi tutti gli attori è stata più che soddisfacente ma di sicuro spicca la -a tratti drammatica- figura di Matthew McConaughey (Cooper).\nIl lato sentimentale Di fatto, Interstellar, è uno sci-fi drammatico che pone le sue radici in una sottotrama sottile ma indistruttibile: l’amore tra padre e figlio; per poi proseguire verso l’alto, verso la trama principale: il salvataggio della razza umana. E’ proprio questa sottotrama che, secondo me, ha reso Interstellar una produzione così reale, così umana ma soprattutto memorabile!\n Una volta che si diventa genitori, non si è altro che il fantasma del futuro dei propri figli\n Caratteristica tipica la possiamo riconoscere nel carattere dei personaggi: evidentemente Nolan ha cercato di rappresentare i vari personaggi attribuendoli temperamenti diversi e a volta contrastanti (basti pensare all’ottimismo e all’altruismo di Cooper; alla sincerità di Amelia Brand; all’egoismo del professor Brand; la presunzione e l’arroganza del dottor Mann; l’intellettualismo di Romilly….). E’ proprio questa “umanità” che contraddistingue la pellicola Nolaniana da film simili.\n Cooper e Murphy   Gli intrecci temporali: una pellicola piu' reale del previsto Naturalmente, come da consuetudine, non mancano i tipici giochi temporali, classico Nolan, che rendono sicuramente più complesso il film. Sono proprio questi giochi temporali che potrebbero far storcere il naso a qualcuno in quanto, complicano non di poco il finale, un finale emozionante e a dir poco perfetto. Complessita' che va a sommarsi alle tematiche di fisica quantistica trattate.\n La quinta dimensione   Per la scrittura della sceneggiatura infatti ha partecipato anche il fisico Kip Thorne che, nel 2017, ha vinto il premio nobel per la scoperta delle onde gravitazionali. L\u0026rsquo;intento di Nolan era pertanto quello di realizzare una pellicola \u0026ldquo;il piu' reale possibile\u0026rdquo;, nonostante per certi aspetti possa non sembrarlo.\n Kip Thorne   E’ innegabile dire che Nolan è riuscito a gestire quasi tutti questi intrecci temporali in una maniera sopraffina, riuscendo a trasformare ciò che in molti criticano in veri punti di forza, capaci magari di strappare qualche lacrima allo spettatore. Certamente non manco dei lati oscuri all’interno di questi intrecci temporali come la difficilissima questione dell’orologio e del codice morse che il cineasta ha voluto rappresentare.\n L'orologio visto dalla quinta dimensione   Sentimenti che vengono accentuati dalle strabilianti riprese (soprattutto quelle del cosmo, realizzate in CGI), realizzate in iMAX 35 e 70mm, da un’ottima e nostalgica colonna sonora scritta dal pluripremiato Hans Zimmere da una fantastica fotografia che riprende ed accentua il tema drammatico. Poco da dire invece, per quanto riguarda gli effetti speciali (ha vinto l’oscar per miglior effetti speciali) che risultano essere affascinanti ed adeguati.\n Considerazioni finali Concludendo consiglio a tutti la visione di Interstellar -anche a coloro che non adorano il genere fantascientifico- in quanto vi posso assicurare che, grazie alla sua “umanità” ed emotività riuscirà a colpirvi e tenervi incollati allo schermo per tutti i suoi 169 minuti.\n","date":"2020-07-07T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/Recensione%20Interstellar/kddkslpdzhkl5tkopjil","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/interstellar-uno-sci-fi-che-fa-leva-sui-sentimenti-recensione/","title":"INTERSTELLAR: uno sci-fi che fa leva sui sentimenti! [RECENSIONE]"},{"content":"Trama   Dominic Cobb (Leonardo di Caprio) è un ladro, ma non un ladro qualunque: grazie ad un apposito apparecchio, è capace di infiltrarsi nei sogni altrui ed estrapolare informazioni preziose. Dopo essere stato accusato della morte di sua moglie e costretto quindi ad abbandonare i suoi figli in cerca di un posto sicuro, riceve la proposta di un nuovo lavoro che gli avrebbe permesso di ritornare finalmente a casa. Il lavoro affidatogli però sembra essere più complicato del previsto: Cobb non dovrà rubare informazioni dalla mente degli altri come ha sempre fatto, bensì dovrà innestarvi una nuova idea in modo tale da influenzare le scelte future.\nAnalisi La figura di Christopher Nolan è diventata quasi un re mida: qualunque cosa tocchi, sembra diventare oro. Ebbene si, dopo la vittoria di 2 premi oscar grazie al Cavaliere Oscuro, uscito nelle sale cinematografiche ben 12 anni fa; grazie a Inception il regista si è portato a casa altri ben 4 oscar (oscar alla miglior fotografia, al miglior montaggio sonoro, ai migliori effetti speciali e miglior sonoro).\nEffettivamente Inception mi ha colpito, e non poco! Partiamo dal fatto che adoro i film complessi, film dove bisogna sbattere la testa per capirci qualcosa. Di fatto nella prima mezzora del film si capisce molto poco: tra sogni e realtà ci si perde facilmente.\nPer ovviare a questo problema, i protagonisti sono dotati di un apposito gadget -detto Totem- che gli permette di capire se si trovano nel mondo delle idee o nel mondo reale.\nI totem Il totem di Cobb è una trottola: se una volta lanciata continua a ruotare all’infinito, ci si trova in un sogno; se dopo un po’ si ferma, ci si trova nel mondo reale. Per quanto riguarda quest’ultimo, a dire la verità, vi sono diverse controversie in quanto si crede che il suo vero totem sia l’anello nuziale.\n Effettivamente, se si pone un po’ di attenzione, si può notare che l’anello non è sempre presente all’anulare dell’attore. Altro motivo che avvalorerebbe la tesi è il fatto che la trottola era il totem di Mal, la defunta moglie di Cobb e, da quanto affermato nella pellicola, nessuno dovrebbe toccare il totem altrui.\nIl totem di Arthur e' un dado truccato, quello di Saito un tappeto, Ariadne usa un alfiere mentre Eames una fiche da poker.\n Una trama complessa con una sceneggiatura quasi perfetta Nonostante la trama di Inception sia apparentemente semplice (sulla carta), vi posso assicurare che difficilmente riuscireste a cogliere tutti i dettagli in una singola visione. Effettivamente, il capolavoro di Christopher Nolan è una matrioska composta da sogni concentrici, atti di spionaggio, mondi onirici che si modificano davanti ai vostri occhi, scale di Penrose, architetti dei sogni… Nonostante ciò, la pellicola statunitense, risulta essere perfettamente bilanciata: nonostante la trama sia relativamente difficile da comprendere, proseguendo con la visione i pezzi combaceranno come un puzzle.\nMa non basta! Quando finalmente si crede di aver capito tutto del film, ecco che ci compare dinanzi il finale, un finale aperto che ha creato non pochi dubbi nello spettatore: COS’È REALMENTE REALE E COSA NON LO È? Un finale che a parer mio è stato praticamente perfetto per concludere un capolavoro del genere.\nIl vero punto di forza di Inception, oltre alla mente folle di Nolan, consiste nella sceneggiatura quasi perfetta ed originale: è innegabile dire che Nolan ha fatto un lavoro egregio nel rappresentare il più chiaramente possibile le proprie idee. Con questo naturalmente non nego ciò che ho detto prima, ovvero che Inception è un film complesso e articolato perché di fatto lo è, ma è proprio questo ciò che Nolan ha voluto ed è riuscito a rappresentare.\nNon si può negare neanche l’originalità della sceneggiatura: dove si sono mai visti architetti di sogni, estrattori, proiezioni oniriche ecc…??\nInception: tra Wally Pfister, Hans Zimmer, Andrew Lockley, e Chris Corbould A districare la complessità della sceneggiatura, oltre ai totem, accorre in aiuto la fotografia, dove compare il celebre nome di Wally Pfister. Si tratta di una fotografia flessibile che si adatta ai vari “livelli di sogno” e il più diversificata possibile per cercare di inquadrare al meglio il livello in cui ci si trova. Devo ammettere che la fotografia, insieme alle ambientazioni complementari, hanno un ruolo essenziale per non diventare folli all’interno di questa impensabile opera. Credo che non servano altre parole per definire la fotografia di Wally Pfister- d’altronde ha vinto l’oscar per la miglior fotografia!- che oramai collabora con Nolan da anni.\nFotografia che viene accompagnata da una fantastica colonna sonora profonda, cupa e misteriosa (sembra di trovarsi effettivamente in un sogno) realizzata dal titano Hans Zimmer. Per la realizzazione di quest’ultima, il compositore,si è ispirato alla canzone francese: “Non, je ne regrette rien” diventata ormai simbolo della pellicola “nolaniana”. Effettivamente, come dichiarato da Hans stesso, la soundtrack di Inception è una versione rallentata e modificata del brano francese.\n Ho poco da dire anche per quanto riguarda gli effetti speciali: sono strabilianti, perfetti ma soprattutto super adatti a ciò che il regista ha voluto rappresentare.\nEffettivamente Nolan sembra voler sfidare le leggi della fisica: tra piani stradali perpendicolari, intere città che si sgretolano senza una reale causa e set rotanti, Nolan ha davvero superato sé stesso.\nA questo punto non posso non parlarvi di una delle scene più belle dell’intero film (forse i veri intenditori avranno già capito di cosa parlo): in questa scena viene raffigurato Arthur (Joseph Gordon-Levitt) combattere, a gravità 0 in un corridoio rotante. Il bello di questa scena è il realismo che trasmette perchè il regista ha preferito non utilizzare la CGI ma, ricreare da 0 una struttura rotante… PAZZESCO!\n  Un cast formidabile e la mania per i dettagli Come da previsione, anche il cast è impeccabile. Di sicuro spunta la figura di Leo DiCaprio nei panni di Cobb, Ellen Page che interpreta Ariadne, Cillian Murphy nei panni di Fischer, Tom Hardy, Marion Cotillard, Joseph Gordon-Levitt (Arthur) ed infine Ken Watanabe nei panni di Saito… Inoltre, all’interno del cast compare anche Magnus Nolan, figlio del regista stesso che ha interpretato James. Clicca qui se vuoi vedere il cast completo.\nLa minuziosa cura dei dettagli che Nolan ha avuto durante la stesura e la registrazione stessa di Inception è più che evidente. In particolare possiamo notare che, prendendo le iniziali dei protagonisti (Dom, Robert, Eames, Arthur, Mal, Saito) si forma la parola DREAMS, che significa sogni. Inoltre, aggiungendo le iniziali di alcuni personaggi secondari, otteniamo la parola DREAMS PAY che tradotto significa: i sogni pagano… Ma questa è soltanto una della tante curiosità riguardanti Inception!\nConclusione Concludendo penso che Inception sia un film eccezionale, un grande rompicapo che tutti dovrebbero provare a risolvere almeno una volta nella vita.\n","date":"2020-06-27T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-inception/i1jvligsasd1ffmqwoto","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/inception-un-action-thriller-tra-sogni-e-realt%C3%A0-recensione/","title":"Inception: un action-thriller tra sogni e realtà [RECENSIONE]"},{"content":"Trama e storia Come da titolo, il war-movie di Christopher Nolan tratta la miracolosa operazione Dynamo avvenuta tra 27 maggio e il 4 giugno del 1940 sulle coste di Dunkerque, durante la quale circa 338.226 soldati alleati vennero portati in salvo. Quando le truppe alleate, costrette ad indietreggiare fino alla Manica vennero circondate dai soldati tedeschi, l’unica possibilità di salvezza per circa 1 milione di soldati alleati era fuggire via mare verso l’Inghilterra.\nAnalisi Il paradosso spazio-tempo di Christopher Nolan L’intera operazione viene raccontata da ben 3 punti di vista differenti, ambientati in diverse linee temporali: cielo, terra e mare. In cielo -della durata di 1 ora- il protagonista è Farrier (Tom Hardy) che, a bordo del suo spitfire, cerca di abbattere gli aerei nemici; sulla terraferma -della durata di 1 settimana-troviamo il soldato Tommy e il plotone del British Army; mentre in mare -della durata di 1 giorno- il protagonista è il volontario Mr. Dawson (Mark Rylance) che, insieme a suo figlio e ad un suo amico, partono dalle coste britanniche con una piccola imbarcazione.\n  Non posso non citarvi l’eccellente montaggio (ha vinto l’oscar al miglior Montaggio) realizzato da Lee Smith che è riuscito a far combaciare alla perfezione le 3 linee temporali, facendo sembrare che le varie vicende siano avvenute contemporaneamente.\nNonostante sia ben esplicitata e comprensibile la linea temporale che si sta osservando, la suddivisione del tempo può creare un po’ di confusione -soprattutto all’inizio- ma, verso la fine, tutti i pezzi combaceranno come un puzzle. D’altronde Nolan è un vero maestro nel riuscire a rappresentare chiaramente situazioni relativamente complesse ed articolate.\n Farrier    Una piccola nota negativa devo farla per quanto riguarda la suddivisione del tempo sulla terraferma: nonostante le vicende del soldato Tommy si svolgano nell’arco di 1 settimana, il tempo trascorso sembra molto di meno.\nUn nemico invisibile  Tommy   Un particolare di questo film è il fatto che il nemico non viene mai inquadrato (a parte gli aerei della Luftwaffe), quasi come se il tempo stesso fosse il vero nemico, un nemico molto più potente degli altri. Personalmente apprezzo questa scelta stilistica in quando permette di concentrarsi al meglio sull’operazione di salvataggio (tralasciando quindi i combattimenti fra i 2 schieramenti) ma soprattutto pone la colonna sonora su un piano sovrastante.\n Mr. Dawson   Colonna sonora strabiliante: emozioni facili Di fatto è proprio la colonna sonora -realizzata da Hans Zimmer – a fare la differenza (ha vinto l’oscar al miglior sonoro e al miglior montaggio sonoro): i dialoghi molto minimali e diretti sono accompagnati da una colonna sonora da brividi, un sonoro assillante che mantiene costante quel senso di angoscia che si prova per tutta la durata di Dunkirk.\n Senso che viene accentuato dall’ottima fotografia di Hoyte van Hoytema, in cui dominano colori cupi e drammatici, dalle scene claustrofobiche così come dall’utilizzo della tecnologia iMax 70 e 65 mm che permette un’immersività praticamente totale: lo spettatore sembra di trovarsi effettivamente sul campo di battaglia.\nCome ho detto prima, Nolan ha preferito concentrarsi sui fatti accaduti, pertanto dei personaggi si sa veramente molto poco e quindi difficilmente ci si affeziona; anche perché i dialoghi sono veramente super minimal e talvolta sostituiti da drammatiche inquadrature.\nUn cast acerbo ma funzionale Nonostante ciò voglio darvi comunque qualche informazione riguardante il cast, composto principalmente da giovani attori: troviamo Harry Styles nei panni di Alex, Cillian Murphy, conosciuto soprattutto per il ruolo di Tommy Shelby in Peaky Blinders, Tom Hardy che interpreta Farrier, Fionn Whitehead (Tommy), Jack Lowden, Mark Rylance nei panni di Mr. Dawson…\nNon nego che una caratterizzazione migliore dei personaggi avrebbe reso Dunkirk più interessante.\nPer concludere questo capolavoro, non poteva mancare una scena drammatica e commovente che vede come protagonista, parte del celebre discorso – We Shall Fight on the Beaches – pronunciato da Winston Churchill il 4 giugno 1940:\n «Ho, io stesso, piena fiducia che se tutti faranno il loro dovere, se nulla verrà trascurato, e se saranno prese le decisioni migliori – come sono prese – ci dimostreremo ancora una volta in grado di difendere la nostra isola, di cavalcare tempesta della guerra e di sopravvivere alla minaccia della tirannia, se necessario per anni, se necessario da soli. Ad ogni modo, questo è ciò che tenteremo di fare. Questa è la decisione del governo di Sua Maestà, all’unanimità. Questa è la volontà del Parlamento e della nazione. L’impero britannico e la Repubblica francese, uniti nella causa e nei bisogni, difenderanno fino alla morte il loro territorio natio, aiutandosi a vicenda come buoni compagni con il massimo delle forze. Anche se ampie parti dell’Europa e molti Stati antichi e famosi sono caduti o potrebbero cadere nella morsa della Gestapo e di tutto l’odioso apparato del dominio nazista, noi non desisteremo né abbandoneremo. Andremo avanti fino alla fine. Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e gli oceani, combatteremo con fiducia crescente e con forza crescente nell’aria, difenderemo la nostra isola a qualunque costo. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo nei luoghi di sbarco, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline, non ci arrenderemo mai; e se, cosa che non credo neanche per un momento, quest’isola o gran parte di essa fosse soggiogata e affamata, allora il nostro impero d’oltremare, armato e guidato dalla flotta britannica, continuerà la lotta fino a quando, se Dio vorrà, il Nuovo Mondo, con tutta la sua forza e potenza, si muoverà al salvataggio e alla liberazione del vecchio.»\n\u0026ndash;  Winston Churchill \n ","date":"2020-06-14T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-dunkirk/wkvfx0v3tnreddeg2ivj","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/dunkirk-un-war-movie-particolare-ma-splendido-recensione/","title":"Dunkirk: un war movie particolare ma splendido [RECENSIONE]"},{"content":"Il 7 novembre 2019 fa la sua apparizione sul grande schermo italiano, Parasite, il capolavoro diretto da Bong Joon-ho. Dopo aver vinto la palma d’oro come miglior film al festival di Cannes, nel 2020 è stato il vincitore di ben 4 premi oscar ( su 9 ) (miglior film, miglior film in lingua straniera, miglior regia, miglior sceneggiatura originale) , oltre ad altri numerosi premi come il David di Michelangelo, Golden Globe, Cesar e Independent Spirit Awards 2020 per “Miglior film straniero”, 2 premi BAFTA, 2 Critics Choice Award 2020, SAG…\nCosa potremmo dire di questo film se non che è un vero capolavoro? Ora però facciamo un passo indietro, partendo dalla trama.\n    Titolo originale: “기생충, Gisaengchung”\n Regia: Bong Joon-ho  Anno: 2019  Durata:132 MIN\n Paese:Corea del sud\n Genere:thriller, drammatico, commedia    Trama Il protagonista di questa produzione è la famiglia Kim, una famiglia povera che si guadagna da vivere assemblando i cartoni delle pizze. Tutto ciò finché Ki-woo, il figlio maschio, non riceverà la proposta di diventare insegnante di inglese per la figlia di una famiglia ricca, i Park. Da questo momento in poi, Ki-woo ideerà di tutto e di più per cercare di porre fine alla drammatica situazione economica che infligge la sua famiglia.\n  Analisi Partiamo dalla caratteristica peculiare di questa pellicola: nonostante lo stesso regista definisca la sua opera una commedia, è difficile comprendere realmente il genere cinematografico adottato in quanto, Bong Joon-ho è riuscito a fondere con una maestria rara, realtà molto discostanti fra loro. Di fatto troviamo elementi tipici della commedia, dei thriller, dei mystery, dei drammi, note di black humor così come tratti altamente grotteschi… Quindi potremmo definire Parasite come un film completo, un film a 360° bilanciato alla perfezione.\nLe due facce della stessa medaglia Altra caratteristica che sicuramente ha contribuito a rendere famosa la pellicola asiatica, attribuendole una nota di umanità, è il tema trattato : il divario sociale tra ricchi e poveri che purtroppo persiste tuttora. Un divario analizzato e studiato nei minimi dettagli che viene accentuato da due punti di vista differenti.\n La famiglia Kim   Di fatto potremmo immaginare Parasite come una medaglia: da una parte troviamo la famiglia Kim, una famiglia stanca oramai di vivere in un sottoscala ma attenta alle vicende quotidiane; dall’altra parte, la famiglia Park una famiglia snoob, ipocrita e amante del lusso ma poco attenta ai dettagli della vita di tutti i giorni. La bravura del regista è stata proprio nel cercare di fondere queste due facce distinte e separate e, devo dire che ci è riuscito alla grande!\nLa precaria situazione dei Kim è ben descritta e rappresentata minuziosamente nei minuti iniziali, durante i quali, possiamo notare l’intera famiglia intenta ad assemblare cartoni per pizze ed in particolare Ki-woo (il figlio) e Ki-Jung (la figlia) che cercano di collegarsi al wi-fi del vicino. Dei minuti iniziali, mi hanno colpito principalmente 2 scene che permettono inquadrare al meglio la situazione economica della famiglia protagonista.\n Ki-Woo e Ki-Jung cercano di collegarsi al wifi del vicino   Nella prima scena Min, il migliore amico di Ki-Woo, regala ai Kim una pietra ornamentale che inizialmente viene ben accettata dalla famiglia (soprattutto da Ki-Woo e da suo padre) ma, la scena si conclude con la frase sfacciata “Ma del cibo era meglio”. Ciò sottolinea per l’ennesima volta le condizioni della famiglia: una famiglia talmente povera da riuscire a stento a procurassi il cibo per vivere.\nNella seconda scena invece, vengono inquadrati dei disinfestatori nell’atto di spruzzare del veleno e, Ki-taek (il padre) decide di lasciare aperte le finestre affermando che una disinfestazione gratuita può far comodo.\n La famiglia Park   I Park invece appaiano completamente l’opposto: vivono in un enorme villa, non si preoccupano di sprecare cibo risultando di essere pochi umani, tanto da licenziare senza alcun rimorso la donna delle pulizie che aveva lavorato in quella casa per anni; semplicemente per raggiungere il meglio, la perfezione.\nInoltre, la disparità sociale viene ripresa anche nella copertina del film dove compare la scritta “trova l’intruso”, quasi come se non si stesse parlando di persone ma, di qualcosa di inferiore.\nUn mix vincente di generi e stili completamente diversi Nei minuti successivi si entra nel vivo della trama che trova le sue fondamenta nei vari sotterfugi necessari all’ascesa sociale dei Kim. Sarà proprio grazie ad essi che l’intera famiglia povera si ritroverà a lavorare per i Park, riuscendo a guadagnare un bel po’ di soldi (come dei parassiti che riescono a sopravvivere grazie ad altri individui).\nTutto scorre liscio finché non compare un gran colpo di scena che va quasi a ribaltare l’idea che si è fatta del film nei minuti precedenti. Di fatto non si riesce a capire che tipo di film si sta guardando ma soprattutto verso che direzione voglia puntare il regista. Ciò non è assolutamente un punto negativo anzi, riuscire a “camuffare” il prosieguo in modo così raffinato è sicuramente un grande punto di forza in quanto si viene a creare l’opportunità di inserire molti colpi di scena che contribuiscono sicuramente ad aumentare quel perenne senso di “ansia” e desiderio di scoperta che si prova nei minuti finali.\nClimax: scelta vincente Ciò è accentuato soprattutto da come è stato scritto Parasite: un grande climax che si estende praticamente per l’intera durata della pellicola fino ad esplodere nel finale. Un finale amaro, inaspettato che a primo impatto potrebbe sembrare estremo (si, un po’ lo è) ma che in realtà è funzionale alla trama stessa, soprattutto a quella nota di black humor che compare circa a metà pellicola.\nCon questo NON voglio affermare che il finale di Parasite è perfetto, ma credo che sia stata una scelta quasi forzata per rimanere in linea con la trama stessa (quasi come se fosse la giustificazione del black humor presente) ma soprattutto con questo climax perenne che è il vero punto di forza della pellicola coreana.\nSi tratta di un climax flessibile che, adattandosi alla perfezione ai vari “generi cinematografici” presenti, alle ambientazioni, al sonoro e alla fotografia è la principale fonte di angoscia che si prova per tutta la durata del film.\n Altra cosa che mi è piaciuta è la presenza di un narratore esterno che, riesce a dare una sorta di prospettiva alla pellicola. Anche la caratterizzazione dei vari personaggi è davvero ottima così come l’interpretazione di tutti gli attori: sono ben distinguibili e distinte le personalità di ognuno. La fotografia, così come il sonoro si flettono per adattarsi alla perfezione ai vari generi e stili, riuscendo a dare maggiore uniformità e successione al tutto.\nConsiderazioni finali Concludendo credo che Parasite sia stato una vera rivoluzione in campo cinematografico in quanto ha dimostrato come, elementi fortemente discordanti fra loro ma soprattutto generi differenti, possano coesistere dando vita a una pellicola molto interessante, ricca di colpi di scena ma soprattutto umana. Un’opera che quindi riesce a far leva nei sentimenti dello spettatore.\n","date":"2020-06-12T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-parasite/mtoge4jyla52hdaxxitr","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/parasite-un-capolavoro-inaspettato-recensione/","title":"Parasite: un capolavoro inaspettato [RECENSIONE]"},{"content":"Oggi parliamo del recente Thriller originale Netflix diretto da Michael Scott, sto parlando di “Dangerous Lies”.\nA prendere parte alle riprese vediamo una splendida Camila Mendes insieme a Jessie T. Usher.\nLe riprese del film sono iniziate ad aprile 2019 per poi finire l’agosto dello stesso anno. E successivamente il film è stato pubblicato il 30 aprile dell’anno successivo.\nLa trama del film è stata un’ottima idea, che aveva del potenziale, ma a mio parere è stata sviluppata male, tirandone fuori un composto mediocre.\nI protagonisti della pellicola sono Katie (Camila Mendes) e Adam (Jessie T. Usher.), una giovane coppia con problemi economici che fatica ad arrivare a fine mese.\nKatie lavora come cameriera di notte mentre Adam studia, questo finché la tavola calda dove lei lavora viene rapinata mentre è in servizio.\n  Pochi mesi dopo, entrambi trovano lavoro aiutando un uomo anziano nelle sue faccende domestiche. Dopo poco tempo Leonard (il proprietario della casa), muore per “cause naturali”, e contrariamente a come si pensava, lascia il suo patrimonio a Katie, a cui si era affezionato molto, ma insieme ai soldi, lascia loro anche oscuri segreti che nascondeva da tempo.\nCome già detto, secondo me la trama del film aveva del potenziale, sarebbe potuto essere un ottimo Thriller se solo fosse stato sviluppato meglio.\nAlmeno io ho trovato alcune parti moto lente e noiose, anche non necessarie ai fini della trama. Dico che non è stato sviluppato bene perché molte delle cose che vediamo sono prevedibili e già viste migliaia di volte, che sarebbero potute essere rappresentate in un modo più originale. Il tentativo di confondere lo spettatore su chi sia effettivamente il cattivo, è fallimentare, in quanto è palese fin da subito chi sia il vero nemico, questo secondo me è dato anche dal pessimo sviluppo dell’antagonista, come anche un po’ tutti i personaggi secondari.\nIn poche parole credo che il film non riesca ad intrattenere come dovrebbe, non dando la sensazione, l’ansia, che un thriller di questo genere dovrebbe dare. Niente da dire invece sulle interpretazioni di tutto il cast, in particolare vediamo una fantastica Camila Mendes, che a mio parere potrebbe essere uno dei motivi per cui molti ragazzi decidano di vedere il film, immaginandosi la stessa Camila che vediamo nei panni di Veronica in Riverdale, rimanendo delusi dal suo ruolo completamente diverso, ma questa ovviamente non è una colpa in quanto ha interpretato il suo personaggio comunque in modo ottimo.\nChe dire, tutto sommato il film non è così male, ma sarebbe potuto essere sicuramente migliore, ottimo da vedere a “tempo perso”, quando si scorre il catalogo dell’immensa piattaforma Netflix alla ricerca di qualcosa di eventualmente interessante.\nSpero che con questa breve introduzione abbia catturato la vostra curiosità, e spero vediate il film, in modo che possiate dare anche voi la vostra opinione, in quanto questo è comunque un mio parere personale.\n","date":"2020-06-08T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-dangerous-lies/wlcouveoe7uugdnmvifq","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/dangerous-lies-il-thriller-fallito-di-netflix-recensione/","title":"“Dangerous Lies”: Il Thriller fallito di Netflix!? [RECENSIONE]"},{"content":"Mai sentito parlare di real-life thriller? Beh, è stata proprio questa dicitura ad avvicinarmi a Celebrity Hunted, uno show diretto da Alessio Pollacci e distribuito da Prime Video. Perché definirlo uno show e non una serie tv? Il motivo è molto semplice: Celebrity Hunted si avvicina molto di più al genere del reality.\nRegole Partiamo dalle “regole” di questo gioco: i protagonisti sono 8 concorrenti famosi che dovranno scappare, in giro per tutta l’Italia, dagli hunters, una squadra di investigatori professionisti. I concorrenti sono dotati solamente di un telefono di vecchia generazione e una carta di credito che permette prelievi di massimo €70. Il tempo limite è di 14 giorni, al termine dei quali, le celebrità rimaste in gara riceveranno via sms il luogo per l’estrazione: solamente chi riuscirà a raggiungere questa metà riuscirà a vincere una somma in denaro.\n  Analisi Un cast completo Partiamo dal cast che spazia in diversissimi campi: troviamo Francesco Totti, Fedez, lo Youtuber Luis Sal, Francesca Barra, Claudio Santamaria, Cristiano Caccamo, Diana del Bufalo e Costantino della Gherardesca.\nQuindi ci troviamo di fronte a un cast variopinto, composto da persone completamente diverse fra loro.\nAnche per quanto riguarda gli Hunters troviamo figure molto interessanti in quanto sono strettamente collegate al loro lavoro nella vita reale: troviamo Alfredo Mantici, ex capo del Dipartimento Analisi Strategica del S.I.S.De.; Lorenzo Faletra, hacker etico; Fortunato Lodari, specialista in Cybersecurity; Carlo Biffani, esperto di sicurezza e terrorismo, ex ufficiale paracadutista della Brigata “Folgore”; ecc\u0026hellip;\nLa presenza di figure così specifiche è una peculiarità molto importante in quanto, contribuisce a rendere più veritiera l’intera produzione riuscendo a coinvolgere totalmente lo spettatore che risulta essere affascinato dalle tecniche investigative adottate.\nRitmo veloce, interesse massimo? Fin dall’inizio la produzione si apre con un ritmo molto veloce che contribuisce ad aumentare l’interesse dello spettatore. Grazie anche all’utilizzo di Gopro, droni e addirittura un elicottero e un aereo-scafo che rendono più dinamico l’intero show. Naturalmente sono presenti anche episodi dove il ritmo cala ma semplicemente per inquadrare meglio un personaggio, un collega o il metodo che i cacciatori devono usare per rintracciare le celebrità (quindi c’è una maggiore attenzione sul lato tecnico).\nRealismo: la nota dolente Siccome si tratta di una produzione, naturalmente i cacciatori NON avevano a disposizione le tecnologie di rintracciamento utilizzate dallo stato, come il controllo delle telecamere di sorveglianza, i tabulati telefonici, triangolazioni satellitari ecc.. Pertanto, tutte le scene “riprese” dalle telecamere di sorveglianza sono finte.\nA questo punto potrebbe e dovrebbe sorgervi una domanda: ma se i cacciatori non hanno le tecnologie di rintracciamento dello stato, come fanno effettivamente a rintracciare le celebrità? Bella domanda. Effettivamente il realismo è il maggiore punto negativo della pellicola: se i poteri statali sono solamente replicati, come ha fatto il team degli hunters a rintracciare (per esempio) il telefono di un amico di uno dei partecipanti?\nDa ciò potremmo dedurre che l’intero gioco è una finzione ma effettivamente non abbiamo alcuna prova a riguardo, escluso le testimonianze degli attori e dei cameraman.\nAltra cosa che non mi ha convinto è il fatto che queste celebrità non vengano mai fermate dai passanti eppure è evidente che siano loro: ora spiegatemi chi non riconoscerebbe e fermerebbe un Totti in giro (a piedi) per Roma. Punto a favore per la strumentazione usata che è davvero incredibile: troviamo addirittura un elicottero e un aereo scafo. Di certo non mancano i colpi di scena che contribuiscono a far salire l’hype, tenendovi incollati allo schermo.\n","date":"2020-06-04T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/TV-Curon/zemedgg0oxlibkgtzn4n","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/celebrity-hunted-s1-il-real-life-thriller-di-prime-video-recensione/","title":"CELEBRITY HUNTED S1: Il real-life thriller di prime video! [RECENSIONE]"},{"content":"Il 7 novembre del 2019 è apparso sui grandi schermi il film scritto da Lorena Scafaria che si basa sull’articolo del 2015 The Hustlers at Scores di Jessica Pressler” del New York magazine.\nLe riprese del film sono durate poco più di un anno, con un budget abbastanza basso di circa 20 milioni, il film è riuscito comunque ad avere un grande successo incassandone più di 100.\n  Questo suo successo è sicuramente dovuto alla presenza di personaggi non indifferenti, tra le varie stelle hanno partecipato alla produzione: Jennifer Lopez, Costance Wu, Cardi B., Lili Reinhart e molte altre attrici che con una grande preparazione e la loro straordinaria presenza e personalità hanno tenuto uomini e donne a bocca aperta per tutta la durata del film.\nSui social si è visto e discusso molto soprattutto del lungo allenamento della 49enne J. Lo che per far parte del cast ha dovuto imparare l’arte della pole dance, mostrando poi le sue incredibili capacità con esibizioni a dir poco mozzafiato.\nIl film è narrato da una delle protagoniste, Dorothy (interpretata da Costance Wu), la quale concede un’intervista ad una giornalista dove racconta del suo passato. Quindi è proprio lei a narrarci man mano quello che vedremo nella pellicola. Dorothy per poter mantenere economicamente la nonna, lavora al Moves, uno strip club, usando il nome d’arte di Destiny.\nNel corso della sua carriera, stringe molte amicizie, che la aiutano anche a migliorare per poter guadagnare di più, in particolare crea un grande legame con la migliore del settore, ovvero Ramona ( Jennifer Lopez).\nDurante i primi anni, i soldi non mancano, e si guadagna dignitosamente, ma dopo il crollo di Wall Street del 2008, il loro vecchio lavoro non paga più come un tempo, ed abituate ad un certo tenore di vita e con famiglie da portare avanti, sono costrette ad ingegnarsi per portare più soldi a casa.\nRamona riunisce una squadra formata dalle migliori delle sue ex colleghe, e grazie ad un piano ideato dalla stessa J. Lo. riescono a guadagnare molti più soldi di prima, drogando vecchi clienti fidati dopo un primo incontro, e successivamente svuotano la loro carta di credito, ricaricandola subito dopo, senza che se ne accorgano.\nQuindi rubano effettivamente dei soldi, ma senza fare del male a nessuno, in quanto le persone prese di mira, non hanno effettivamente problemi economici. Effettuano delle vere e proprie rapine ma senza armi e passamontagna, utilizzando unicamente la seduzione e la forza femminile.\nA mio parere, la trama del film è stata una grande idea, ovviamente incentrata a sottolineare le conseguenze della crisi del 2008, mostrando come questa avesse rallentato anche un settore particolare come quello delle spogliarelliste.\nIl film è ottimo, l’ora e 44 minuti della pellicola scorre molto bene, senza annoiare e spronando a vederlo fino alla fine. Questo è anche dovuto allo stile utilizzato, ovvero partendo da una dichiarazione fatta anni dopo, quindi dalla fine, ripercorrendo poi tutto quello che è accaduto con vari Flashback.\nNiente da dire sulle interpretazioni delle varie attrici, le quali hanno fatto rimanere a bocca aperta il pubblico di ogni genere, con esibizioni fantastiche, date da un duro lavoro. Tutti i vari personaggi sono.\n","date":"2020-06-02T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-le-ragazze-di-wall-street/sgm4i12ort0wyn6gu6y1","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/recensione-le-ragazze-di-wall-street-business-is-business/","title":"Recensione “Le ragazze di Wall Street – Business is Business”"},{"content":"Dopo il mezzo flop di TRANSFORMERS – L’ULTIMO CAVALIERE, Micheal Bay è riapparso sul grande schermo con una produzione Netflix: 6 Underground, il Pink Star della società di streaming più famosa al mondo. La realizzazione delle pellicola infatti è costata alla casa produttrice la bellezza di 150 milioni USD (circa 136 milioni di €) ma, d’altro canto, è diventato ormai uno standard per il regista, l’utilizzo di somme esorbitanti.\nTrama La trama della pellicola è piuttosto semplice e abbastanza originale: i protagonisti sono 6 persone che hanno simulato la propria morte (“fantasmi”) per cercare di migliorare il mondo, eliminando le ingiustizie sociali e il male. Bè, detto così sembra più un film della Marvel, ricco di supereroi e abilità speciali ma, di fatto, l’unico collegamento è rappresentato dagli scrittori Reese e Wernick e dall’attore protagonista di Deadpool.\nIl gruppo, fondato da “Uno” (un miliardario interpretato da Ryan Reynolds), è composto da 6 membri, riconosciuti da un numero identificativo per cercare di limitare al massimo i rapporti interpersonali e distaccarsi il più possibile dal mondo e dai propri cari.\n  Analisi Tra Fast \u0026amp; Furious, Assassin\u0026rsquo;s Creed, errori di montaggio e buchi di trama Nonostante queste cifre esorbitanti, le pellicola rimane una produzione mediocre, che riesce a intrattenere molto bene lo spettatore ma presenta alcuni errori di montaggio e alcuni buchi di trama che “frenano” la frenetica visione, ponendo qualche interrogativo allo spettatore.\n  Alcuni sono presenti nella parte iniziale, palese richiamo alla celebre saga di Fast \u0026amp; Furious: in una scena viene inquadrata lo specchietto della macchina volare via, nella scene successiva lo specchietto ricompare, o ancora macchine completamente rigate che ritornano come nuove… oltre ad alcune scene poco sensate, inverosimili e super trash come il parkour sul Duomo , richiamo all’Ezio Auditore di Assassin’s Creed II o alcuni morti brutali e prive senso.\nIl film infatti si apre con un tipico inseguimento in stile Fast and Furious, girato prima Firenze e poi a Siena ( che in realtà nel film viene spacciata per Firenze ma, se ponete un po’ l’attenzione noterete il cambio di location) molto ricco d’azione, adrenalina e un tocco di humor che contribuisce a rendere più interessante la pellicola.\nAltro errore imperdonabile riguarda la scena del colpo finale girata a Taranto ma spacciata per il Turgistan: peccato solamente che, ponendo un po’ di attenzione, si possono notare in bella vista i cartelli stradali italiani e alcune persone che guardano le riprese. Beh che dire… Possibile che a Bay gli sia sfuggito un particolare così evidente? Tra le altre location troviamo Roma, Abu Dhabi, Los Angeles e Budapest.\nNon mancano le criticatissime esplosioni, diventate oramai marchio di fabbrica del regista statunitense a cui si sente ancora molto legato nonostante la critica sia stata molto chiara a riguardo: BASTA ESPLOSIONI inserite\nLe ottime performance e l\u0026rsquo;obiettivo di intrattenimento praticamente a caso. Ottima è invece la performance di tutto il cast di cui sicuramente spicca la figura di Ryan Reynolds, interprete di “Uno”, conosciuto soprattutto per la saga di DeadPool di cui ritroviamo anche gli screenwriters Reese e Wernick.\n6 Underground nasce con il puro obbiettivo di intrattenere (andando anche contro la critica ma soprattutto contro i canoni del cinema odierno) il pubblico, facendo dell’adrenalina e dell’azione -elevata all’impensabile- (tipico ormai di Bay) il suo nucleo vitale, pertanto non aspettatevi granchè per quanto riguarda l’approfondimento psicologico dei personaggi (vengono minimamente accennati momenti passati di “Uno”, “Sette” e “Quattro” ; degli altri personaggi non si sa praticamente nulla) così come i dialoghi che sono molto brevi ma diretti.\nOttimi sia il sonoro che la fotografia diretta da Bojan Bazelli, conosciuto principalmente per l’horror “La cura del benessere” uscito a fine 2016.\nConsiderazioni finali Concludendo penso che 6 Underground sia una produzione trash, basata esclusivamente sul coinvolgimento del pubblico (lo si poteva immaginare già quando è stato scelto Micheal Bay come regista), tralasciando aspetti molto importanti e finezze che all’occhio di uno spettatore più attento, non possono certamente sfuggire. Questo non significa che il diamantino di Netflix è un film orrendo e da buttare anzi, devo ammettere che, nonostante i suoi errori macroscopici è riuscito a tenermi incollato allo schermo (grande abilità di Bay) senza mai farmi annoiare, grazie anche a un corretto dosaggio di Humor. Penso che per il regista statunitense sia arrivato il momento di modificare leggermente il proprio genere, abbandonando o almeno limitando il più possibile queste maledette esplosioni e cercando di focalizzarsi maggiormente sul carattere psicologico dei personaggi e sui dialoghi.\n","date":"2020-05-30T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/FILM-six-underground/luhfnrjzbvekwkprkzyn","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/6-underground-un-remake-di-fast-furious-recensione/","title":"6 UNDERGROUND: Un remake di fast \u0026 furious? [RECENSIONE]"},{"content":"L’ottobre dello scorso anno, è finalmente apparso sui grandi schermi quello che era un progetto di praticamente 20 anni fa …sto parlando del film “Gemini man”.\nIn realtà l’idea originale del film era nata nel 1997 da Darren Lemke, ma la pellicola non fu mai prodotta a causa delle lente tecnologie di quei tempi.\nMa fortunatamente nel 2016 la Skydance ha rispolverato il vecchio progetto acquistandolo dalla Disney, e dopo aver riscritto la sceneggiatura di Darren, nel 2018 iniziarono le riprese dirette da Ang Lee.\nTutte le riprese del film sono state effettuate in 4k 3D a 120 fps, ma la parte più difficile a livello tecnologico è stata la realizzazione del clone di Will Smith, in quanto è stato effettivamente creato un umano completamente in digitale, ed è per questo che 20 anni prima non era stato possibile produrlo.\n  La trama del film è ovviamente incentrata sull’innovazione tecnologica del clone digitale di Will Smith, che è il punto cardine della produzione, senza il quale probabilmente non avrebbe avuto il suo piccolo successo.\nHanry Brogan, interpretato da Will Smith, è un ex-cecchino dei Marines, il migliore in circolazione, che ora lavora come sicario compiendo brevi missioni, probabilmente più per passione che per bisogno.\nDopo il suo ultimo incarico, dove rischia di ferire un civile, decide di ritirarsi e andare in pensione. Quando finalmente si prepara al prematuro congedo, riceve una notizia da un suo vecchio amico il quale lo informa che l’uomo ucciso nella sua ultima missione era innocente.\nIl capo dell’unità operativa segreta “GEMINI”, una volta scoperto che Hanry è a conoscenza di queste informazioni, ordina di ucciderlo.\nBrogan Insieme all’agente Danny Zakarewski riesce a scappare dal primo attacco, ma la situazione si complica quando viene inviato per ucciderlo il suo clone.\nIl resto del film è incentrato sullo scontro tra i due, che si sposta di paese in paese, ricco di scene di azione che riescono a farti rimanere attaccato allo schermo.\nPer quanto mi riguarda le 2 ore della pellicola scorrono molto velocemente in modo abbastanza lineare, anche se ci sono alcuni momenti molto lenti e “noiosi” ovviamente necessari ai fini della storia.\nA mio parere, l’idea del film è bella e anche importante per quanto riguarda lo sviluppo nel mondo del cinema e delle sue tecnologie, in quanto è stato praticamente ricreato un attore in digitale, ovviamente basandosi sulle interpretazioni di Will Smith, ma ogni movimento e espressione che fa l’Hanry Brogan ventitreenne, è creata in digitale. Nonostante ciò si nota ancora che non è una persona reale, e che è fatta al computer, ma è sempre un ottimo punto di inizio per futuri progetti.\nDurante le scene d’azione, il clone non si comporta proprio benissimo, in quanto molti movimenti, che l’occhio umano è abituato a vedere molto frequentemente, sembrano strani e “innaturali”.\nPer quanto riguarda le interpretazioni dei vari attori, secondo me, sono tutte ottime, anche la doppia recitazione di Will Smith, che come al solito non ci delude mai.\nCome abbiamo detto però, siccome la storia è incentrata sulla battaglia tra i due Hanry, vengono tralasciati i personaggi secondari di cui non sappiamo praticamente nulla.\nSpero che con questa breve introduzione abbia catturato la vostra curiosità, e spero vediate il film, in modo che possiate dare la vostra opinione su quello che può essere un grande passo avanti nel mondo del cinema.\nE mi raccomando, Buona Visione!!\n","date":"2020-05-27T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-gemini-man/ccq6mkpnigh5gkx6faoc","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/gemini-man-e-il-clone-di-will-smith-recensione/","title":"“Gemini Man” e il clone di Will Smith [RECENSIONE]"},{"content":"Il film Contagion è riapparso sugli schermi dopo 9 anni dalla sua uscita, con un successo molto più grande rispetto al lontano 2011, a causa delle molte analogie con l’attuale pandemia mondiale Covid-19.\nMolti lo vedono come una sorta di previsione cinematografica di Steven Soderbergh, che risulta incredibile da un certo punto di vista, ma anche molto spaventosa.\nA parte l’attuale successo, io credo sia un gran film, con attori anche di un certo calibro, come: Matt Damon, Laurence Fishburne, Jude Law, Gwyneth Paltrow e Bryan Cranston.\n  Il film è apparso nelle sale cinematografiche il 9 settembre 2011.\nPer renderlo il più reale possibile, Steven si è attenuto al parere di molti scienziati ed ha anche collaborato con il CDC (centri per la prevenzione e il controllo delle malattie).\nTRAMA La trama del film fu definita quasi “Fantascientifica” all’uscita del film: c’era la consapevolezza che un giorno sarebbe potuto effettivamente accadere, ma nessuno a quei tempi avrebbe mai immaginato che saremmo stati noi a doverla realmente affrontare.\nIl film inizia con Beth Emhoff, interpretata da Gwyneth Paltrow che, dopo essere tornata da un viaggio ad Hong Kong, si sente male per vari giorni e viene successivamente trasportata d’urgenza in ospedale dove però non c’è più nulla da fare. All’inizio viene dichiarata morta a causa di una malattia sconosciuta, ma poco dopo, grazie a delle ricerche effettuate dal CDC, viene definita il paziente 0 della malattia chiamata MEV-1.\nAll’inizio, come è accaduto nella realtà, il virus viene sottovalutato, ma vista poi la velocità di trasmissione, a causa del contatto delle superfici contaminate dal virus con le mucose (occhi, naso, bocca), si decide di trattarlo con un livello di biosicurezza 4.\nANALISI Analogie con \u0026ldquo;covid-19\u0026rdquo; A mio parere è stato molto importante trasmettere questo film in Tv e mostrare a tutti quello che praticamente già si sapeva da anni, mi spiego meglio…\nCredo che questo film debba far riflettere e non bisogna interpretarlo in modo sbagliato, questo perché quello che vediamo non è esattamente come quello che stiamo vivendo o che vivremo. Fortunatamente la percentuale di mortalità del COVID-19 è molto più bassa rispetto a quella del MEV-1, e anche la diffusione credo sia più rapida nel film.\nMa la cosa che deve far riflettere, è che molto tempo fa si era già a conoscenza di quello che sarebbe potuto accadere, e nel film ci vengono mostrati anche molti degli errori fatti dallo stato e dagli esperti specializzati nello studio della malattia, e nonostante ciò, molti paesi non si sono preparati ad affrontare un eventuale pandemia e hanno anche replicato alcuni degli errori che vediamo sullo schermo.\nUn altro punto che mi spaventa, è come viene affrontata la questione del vaccino nel film, dove si vede che alcuni potrebbero anche dover aspettare anni prima di riceverlo, e credo sarà effettivamente così.\nQuindi facendo il punto della situazione, il film potrebbe spaventare da alcuni punti di vista, ma anche rallegrare, in quanto si vede che la cura in quel caso viene trovata molto rapidamente.\nCONSIDERAZIONI FINALI Tralasciando le analogie con la realtà, come ho già detto, credo che il film sia ben fatto, con una trama importante e ben costruita, considerando anche il fatto che a quei tempi erano molti anni che non si verificava una situazione del genere.\nOttime, come sempre, le interpretazioni di tutti i grandi attori che hanno preso parte al film.\nSpero che con questa breve introduzione abbia catturato la vostra curiosità, e spero vediate il film, in modo che possa stupirvi, ma anche farvi riflettere.\nE mi raccomando, Buona Visione!!\n","date":"2020-05-14T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-contagion/tibxuikvwku5pp39mka4","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/recensione-contagion-la-previsione-di-soderbergh-sul-covid-19/","title":"Recensione “Contagion”: la previsione di Soderbergh sul covid-19!?"},{"content":"Il 1° novembre 2019, apparve sulla più famosa piattaforma di streaming, il film diretto da David Michôd: The King (Il Re). Annunciato qualche mese al Festival del Cinema di Venezia, la produzione tratta le vicende de Enrico V di Shakespeare in chiave moderna e quasi contemporanea. Già da questa semplice frase, gli shakespeariani puri potrebbero storcere il naso in quanto, la pellicola, non segue alla lettera la figura del re descritta nei drammi del poeta inglese. Nonostante ciò, il Re, risulta essere un prodotto ben riuscito sia per quanto riguarda l’ottima regia, il cast e la sceneggiatura.\nTrama   Il protagonista è Hal (Enrico V), un principe ribelle e poco incline a diventare re in quanto non sostiene la politica bellica intrapresa dal padre. Dopo la morte di Enrico IV, Hal a suo malgrado, diventa re cercando fin da subito di porre rimedio agli errori intrapresi dal padre, attuando una politica pacifica. Nonostante ciò, ben presto si troverà in uno dei più grandi conflitti della storia: la famigerata guerra dei Cent’anni contro la Francia. A questo punto, nonostante i suoi desideri pacifici, Hal e il suo esercito dovranno combattere contro la minaccia francese nella battaglia di Azincourt.\nAnalisi Un cast degno di nota Per questa recensione voglio partire analizzando il cast della pellicola che è il punto forte della produzione scritta da Michôd e Joel Edgerton. Effettivamente troviamo diversi attori degni di nota come Timothée Chalamet (Hal), uno degli attori più emergenti di quest’ultimo periodo, lo stesso Joel Edgerton interprete di John Falstaff, conosciuto soprattutto per il suo ruolo nel grande Gatsby, Warrior ed alcuni episodi di Star Wars; troviamo il vampiro di Twilight (Robert Pattison) nel ruolo del delfino di Francia;Tom Glynn-Carney, apparso nel capolavoro di Christopher Nolan: Dunkirk. Lily-Rose, figlia di Johnny Depp nel ruolo di Caterina di Valois, Dean-Charles Chapman (Tommaso di Lancaster), conosciuto soprattutto per il suo ruolo in 1917 (clicca qui per leggere la recensione!) e nel trono di spade sotto le vesti di Tommen Baratheon; ed infine Ben Mendelsohn.\n Timothée Chalamet   Quindi ci troviamo di fronte a un cast di tutto rispetto, forse uno fra i più ricchi e promettenti all’interno delle produzioni originali Netflix. Non sto qui a dirvi l’egregio lavoro fatto da tutti gli attori presenti di cui spicca sicuramente la superba interpretazione di Timothée Chalamet.\nRitmo lento ma storia coinvolgente Il ritmo della storia è veramente molto molto lento: l’intera pellicola si concentra dapprima sulla vita del principe Hal, un principe ribelle in preda all’alcol e alla noia e successivamente sulla famosa battaglia di Azincourt, rappresentata meravigliosamente.\nCaratteristica non da poco è il fatto che la battaglia non viene combattuta fra eserciti composti da milioni di persone equipaggiati fin ai denti bensì, viene inquadrata una battaglia reale, una battaglia strategica (in cui emergere sicuramente la drammatica figura di John Falstaff) composta relativamente da pochi soldati e talvolta non armati come dovuto, una battaglia in cui si può notare la paura ma allo stesso tempo il coraggio dei cavalieri di entrambi gli eserciti.\nSentimenti che vengono accentuati dall’uso di colori prevalentemente scuri che si adattano alla perfezione alle varie situazioni e che quindi non vanno a stonare con tutta la scenografia, soprattutto con i fantastici costumi. Altro punto a favore sono sicuramente gli ottimi dialoghi che si estendono praticamente per quasi tutta la durata del film, limitando talvolta le scene d’azione che, nonostante ciò, riescono ad attirare l’attenzione dello spettatore.\nPassiamo ora ai lati negativi: in particolare non mi ha convinto granché il finale che risulta discostarsi dagli stessi canoni visti nei minuti precedenti, come se fosse un finale forzato e quasi improvvisato. Nulla da dire invece per quanto riguarda il sonoro.\nConsiderazioni finali Concludendo penso che Il Re di Netflix è una produzione molto valida, che riesce a coinvolgere lo spettatore nonostante il ritmo molto lento, dominato soprattutto dalla presenza di dialoghi molto significativi e interessanti.\n","date":"2020-05-06T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-il-re/b9mmyvlz9oiyvsfqx8oi","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/il-re-una-rivisitazione-dei-drammi-shakespeariani-recensione/","title":"Il RE: Una rivisitazione dei drammi shakespeariani [RECENSIONE]"},{"content":"Dopo il grandissimo successo in campo Marvel dei fratelli Russo e di Chris Hemsworth, il trio si è ripresentato sul grande schermo con un nuovissimo action thriller distribuito da Netflix.\nSto parlando di Tyler Rake (Extraction), un film di azione basato sulla graphics novel \u0026ldquo;Ciudad\u0026rdquo;, scritta dagli stessi fratelli.\nTrama La trama è pressoché semplice: il mercenario Tyler deve salvare Ovi, il figlio del più grande trafficante di droga dell’India, rapito dal narcotrafficante del Bangladesh. L’estrazione però non è così semplice: si scopre infatti che Amir Asif (il rapitore) controlla praticamente tutta la città, oltre ad avere una grande influenza sulla stessa polizia.\nAnalisi   Il cuore pulsante di questo film sono sicuramente le scene di azione che vi permetteranno di rimanere incollati allo schermo senza mai annoiarvi. Esse sono realizzate divinamente, grazie a numeri focus e ottimi movimenti di camera che permettono di inquadrare al meglio il protagonista dai vari punti di vista, cogliendo magari ulteriori dettagli.\nFantastica anche l’interpretazione di Chris Hemsworth che, calandosi nel personaggio di Tyler, ha messo in mostra sfaccettature inizialmente ignote: pur sembrando un tipo freddo e dedito al lavoro, ci viene mostrato il alto nascosto del protagonista: Tyler appare infatti come il classico mercenario che vive con un dramma interiore e, non avendo ormai nulla da perdere, decide di rischiare la propria vita per salvare gli altri e accumulare denaro.\nPian piano il protagonista sembra infatti “aprirsi” mettendo in luce il vero sé: ne è prova il rapporto che pian piano si instaura con il ragazzo. Un po’ carente è la caratterizzazione dei personaggi secondari di cui non sappiamo quasi nulla ma, come avreste potuto capire, Tyler Rake tralascia alcuni elementi importanti come l’approfondimento psicologico, concentrandosi totalmente sulle scene d’azione.\nQualcosina in più si sarebbe potuta fare per i dialoghi: i pochi presenti infatti sono molto brevi e talvolta poco interessanti.\nPer quanto riguarda le ambientazioni invece, ci viene mostrata una Dacca, dominata continuamente da una tonalità giallo/verde e con un cielo quasi sempre offuscato, che va ad inquadrare un città ormai malata e dilaniata dal crimine, una sorta di Gotham. Di fatto, un piccolo miglioramento possiamo riscontrarlo nelle scene finali dove, finalmente, questo cielo sembra rischiarirsi mostrandoci la luce del sole e creando inoltre un’accattivante affetto flare.\nConsiderazioni finali Concludendo, Tyler Rake, mi è sembrato un prodotto valido che utilizza l’azione ma soprattutto l’adrenalina come un vero e proprio cuore pulsante, permettendosi così, di tralasciare aspetti importanti come la caratterizzazione dei personaggi secondari o l’approfondimento psicologico del protagonista. Nonostante ciò non preoccupo più di tanto perché, molto probabilmente, uscirà un prequel o un sequel dove spero vengano chiariti questi aspetti.\n","date":"2020-05-05T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-tyler-rake/ozu0rfhmgzlrpgg8uixk","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/tyler-rake-recensione-del-nuovo-action-thriller-dei-fratelli-russo-recensione/","title":"TYLER RAKE: recensione del nuovo action thriller dei fratelli Russo! [RECENSIONE]"},{"content":"Oggi parliamo del film “1917”, la follia cinematografica di Sam Mendes, vincitore di 3 premi Oscar e 2 Golden Globe.\nDefinisco questo film “una follia cinematografica”, in quanto Sam Mandes, affiancato dalla sceneggiatrice Krysty Wilson-Cairns e il direttore della fotografia Roger Deakins, ha girato il film in modo che, una volta montato, sembrasse un unico piano sequenza, ovvero un’unica grande ripresa senza nessun taglio. Ovviamente è impossibile girare un film con un’unica ripresa, per questo sono stati utilizzati vari “tagli fantasma”, ovvero tagli in momenti in cui l’occhio dello spettatore non se ne accorge (ad esempio quando entrano in un luogo buio oppure attraversano una porta), anche se Sam non ha voluto dire effettivamente quanti tagli ci sono, sul web ormai ne sono già stati trovati alcuni.\nCon un badget di 90 milioni, ci sono voluti 6 mesi di prove prima di iniziare effettivamente le riprese, in quanto dovevano presentarsi le condizioni giuste per girarlo, siccome erano delle riprese lunghissime.\nL’anteprima del film è stata il 4 dicembre 2019, per poi apparire sul grande schermo il 23 gennaio 2020.\nTrama Il film è inspirato alle storie di guerra raccontate dal nonno di Sam “Alfred Hubert Mendes”, che ha combattuto nella prima guerra mondiale.\n  La trama è molto semplice, ma è stata ben narrata e articolata con il passare dei minuti: due soldati, Tom Blake e William Schofield, interpretati da Dean-Charles Chapman e George MacKay, vengono incaricati di portare una lettera al generale Mackenzie, con l’ordine di annullare l’attacco precedentemente programmato, però per farlo devono attraversare le linee dei nemici, che sembrano essersi ritirati. Durante la consegna del messaggio, ovviamente ci sono degli imprevisti, ma il compito prioritario rimane sempre quello di consegnare l’ordine.\nBlake ha anche un secondo fine, ovvero trovare il fratello che fa parte del battaglione che devono raggiungere.\nDei protagonisti non si sa molto, ma è facile affezionarsi, in quanto rimaniamo a guardali per tutta l’ora e trenta della pellicola, senza mai distaccarci dalle loro avventure.\nPer quanto riguarda le riprese, parliamo di paesaggi incredibili che rendono al meglio quella che era la vita di guerra. Devo dire che secondo me hanno fatto davvero un ottimo lavoro, presentando varie inquadrature letteralmente da brividi.\nIl genere del film è principalmente storico e di azione, ma non mancano dei tratti drammatici ed emozionanti, rendendolo un film completo a 360°.\nConsiderazioni finali Io ho apprezzato davvero molto il film, soprattutto dal lato tecnico, visto il grande sforzo e l’impegno messo da parte di tutto il cast, ma come ho già detto anche la storia e soprattutto le riprese mi hanno colpito molto. A mio parere credo meritasse essere premiato come miglior film dell’anno agli Oscar 2020, anche se il vincitore è stato un altro filmone di cui parleremo in un prossimo articolo. Fatto sta che mi accontento di averlo potuto vedere ed essermi goduto questo piccolo capolavoro.\nSpero che con questa recensione abbia catturato la vostra curiosità, e spero lo vediate e lo apprezziate.\n","date":"2020-04-27T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-1917/rswxltm17qhf8qx6dnqd","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/1917-la-follia-cinematografica-di-sam-mendes-recensione/","title":"1917, la follia cinematografica di Sam Mendes [RECENSIONE]"},{"content":"Uno dei film horror/thriller più visti e discussi dell’ultimo periodo è sicuramene “Il buco”: Un film diretto da Galder Gaztelu-Urrutia. presentato per la prima volta in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival il 6 settembre 2019.\nIl film è stato distribuito per la prima volta nelle sale cinematografiche spagnole l’8 novembre 2019 ed in quelle hongkongesi il 6 marzo 2020, successivamente acquistato da Netflix, che lo ha poi reso pubblico in tutto il mondo il 20 marzo 2020, ed ha successivamente acquisito il suo attuale successo.\n  Il film è ambientato in una prigione verticale, dove ad ogni piano è presente una cella diversa, indicata appunto con il numero del piano corrispondente, e in ognuna sono presenti due detenuti. Tutte le stanze hanno un buco al centro, quindi in un certo senso le celle sono collegate, anche se i detenuti non comunicano tra loro, per motivi che poi scoprirete guardandolo.\nQuesto enorme “buco”, ovviamente ha uno scopo: ogni giorno per quest’ultimo passa una piattaforma piena di cibo, che è rifornita dalla cima: il “Piano 0”.\nLa piattaforma con il cibo si ferma ad ogni piano, dove i detenuti possono mangiare tutto quello che vogliono, ovviamente il cibo non basta per tutti i prigionieri, quindi più si scende, più il cibo diminuisce e rimangono solo gli avanzi, fino ad un certo livello dove i detenuti non trovano praticamente nulla.\nOgni mese, i due detenuti, se entrambi sopravvissuti, cambiano cella, quindi cambiano piano, nella speranza di trovarsi in una posizione più alta rispetto a prima per riuscire a mangiare qualcosa. Non viene spiegato se i cambi vengono fatti secondo un criterio, ma non credo, perché come vedrete nel film, alcune persone vengono poste anche per più volte di fila in piani bassissimi, quindi senza la possibilità di mangiare e costretti a morire di fame, o peggio, commettere atti orribili.\nIl protagonista del film è “Goreng”, interpretato da Iván Massagué, che secondo me ha fatto un ottimo lavoro nel rendere, la bontà, ma successivamente anche la follia, del suo personaggio.\nGoreng a differenza degli altri, è andato volontariamente a scontare 3 mesi nella fossa, in cambio di un attestato, ovviamente inconsapevole di ciò che lo aspettava.\nOgni Detenuto può portare con sé un oggetto a sua scelta durante la sua reclusione, Goreng, non sapendo cosa lo attendesse, decide di portare il libro “Don Chisciotte della Mancia”, che non si rivela del tutto inutile. La storia dunque è incentrata sui 3 mesi che Goreng ha trascorso nella fossa, dei quali ne ha fatti una missione, facendo anche inaspettatamente delle amicizie, che lo hanno aiutato a sopravvivere.\nOvviamente tutta questa storia ha anche un doppio senso, una morale, che secondo me può essere intesa come un’analogia tra la vita nella fossa e la vita reale. Nel “buco” viene fornito abbastanza cibo per tutti, ma le persone che sono più in alto non tengono conto di chi è sotto di loro, pensando solamente alla loro sopravvivenza, e non rimanendo cibo a chi ne ha più bisogno.\nQuesto ovviamente si riferisce alla disparità delle classi sociali, con l’idea di cambiare il corso delle cose e modificare un sistema ingiusto e da sempre uguale.\nA mio parere questo è un film molto significativo che deve far riflettere, e anche ben fatto ovviamente, perché Netflix, come al solito, non ci delude mai.\nMa ovviamente ci sono anche dei lati negativi: per quanto il film sia ben fatto, secondo me, sia l’inizio che il finale, lasciano un po’ a desiderare.\nIl finale è un po’ confuso, perché non viene spiegato effettivamente cosà accadrà una volta consegnato il “messaggio”, lasciando ipotizzare di un possibile prosieguo, cosa di cui ancora non si parla, e che non credo avverrà, perché non avrebbe molto senso.\nSpero che con questa breve introduzione abbia catturato la vostra curiosità, e spero vediate il film, in modo che possa stupirvi, ma anche farvi riflettere.\n","date":"2020-04-11T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-il-buco/ygyihhsdwgpryrahuqdj","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/il-buco-netflix-lhorror-che-vi-dovrebbe-far-riflettere-recensione/","title":"“Il buco” Netflix: l’Horror che vi dovrebbe far riflettere! [RECENSIONE]"},{"content":"Questa volta è il turno di un piccolo capolavoro, uno dei miei film preferiti, in quanto, secondo me, rispecchia a pieno il suo genere e rende molto bene la misteriosità e l’oscurità della trama.\n    Titolo originale: Shutter Island\n Regia: Martin Scorsese  Anno: 2010  Durata:138 MIN\n Paese:USA\n Genere: thriller psicologico  Cast: Leonardo Di Caprio, Ben Kingsley, Mark Ruffalo, Michelle Williams...    Shutter Island è un film del 2010 diretto dal mitico Martin Scorsese, con Leonardo Di Caprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley e molti altri veterani di Hollywood.\nLa storia è tratta dal romanzo del 2003 di Dennis Lehane “L’isola della paura\u0026quot;.\nMartin Scorsese, ma anche i protagonisti della pellicola, si trovano in difficoltà durante la direzione di questo thriller psicologico, data l’ambientazione e il grave disturbo della personalità da far interpretare al protagonista.Ma a mio parere hanno fatto un ottimo lavoro, in particolare Di Caprio che ha reso al meglio il disturbo portato dal suo personaggio, nascondendolo fino alla fine e quasi confondendo il finale.\n  Un Di Caprio che vediamo nei panni dell’agente federale Edward Daniels (Teddy), affiancato dal suo compagno Chuke Aule (Mark Ruffalo). I due attori, proiettati nell’anno 1954, vengono mandati a Shutter Island, in un istituto per criminali con problemi psichici.\nI due agenti sono stati mandati lì per ritrovare un detenuto evaso, ma Teddy in realtà ha anche un secondo fine, ovvero trovare l’assassino di sua moglie e dei suoi figli.\nFin dall’arrivo dei due viene mostrata un’area di misteriosità, da parte dei detenuti, ma anche del personale del luogo. Durante i primi minuti del film, c’è un’inquadratura in particolare che per me trasmette al meglio la paura e la misteriosità dell’Ashecliff Hospital.\nA causa di un temporale, il ritorno dei due agenti viene rimandato, e grazie a questo tempo in più, Teddy ottiene delle prime risposte per il caso, che in realtà poi lo porteranno totalmente su un’altra strada.\nDurante tutto il film lo spettatore, come anche i protagonisti, è tenuto all’ oscuro dei misteri che nasconde il luogo, e solo dopo una serie di eventi e ricerche effettuate da Daniels e dal suo collega, sembra che i due abbiano risolto il caso e scoperto il segreto che nasconde l’istituto. Ma bisogna aspettare la fine del film per scoprire la vera natura del loro \u0026ldquo;viaggio\u0026rdquo;?.\nCome ho già detto, Shutter Island, è un film ben fatto in tutto, dalla scrittura e dall’interpretazione degli attori, alle riprese, che fanno sì che lo spettatore si immerga nella storia e stia sul filo del rasoio per tutta la durata del film. Spero che con questa breve introduzione abbia catturato la vostra curiosità, e spero vediate il film, in modo che possa catturarvi e stupirvi come è accaduto a me.\n","date":"2020-04-06T04:10:11.385Z","image":"https://res.cloudinary.com/dvxivcvgr/image/upload/f_auto,q_auto/v1/Recensioni/RECENSIONE_FILM-shutter-island/wtcud7vymuxjdvtdfbu5","permalink":"https://aboutof.netlify.app/p/shutter-island-uno-dei-migliori-thriller-psicologici/","title":"Shutter Island: uno dei migliori thriller psicologici?"}]