Trama
Dopo vari litigi con il marito, Anna decide di abbandonare Milano insieme ai suoi figli, Mauro e Daria per recarsi nella sua cittadina natia: Curon. Quì incontra suo padre Thomas che, pur se inizialmente gli nega la possibilità di rimanere nell’inquietante hotel di famiglia, decide di ospitare la figlia e i nipoti. Il soggiorno dei 3 risulta essere tutt’altro che tranquillo: sembra infatti che la famiglia Raina sia coinvolta in una misteriosa maledizione che, in qualche modo, risulta essere collegata al passato e al campanile sommerso.
Analisi
Per questa recensione voglio essere il più schietto e diretto possibile: Curon è tutto tranne che una buona serie tv! Be si, a malincuore devo ammettere che Curon è stata una grandissima delusione, l’ennesima occasione sprecata targata made in Italy.
Un thriller NON molto thriller
Nonostante dai minuti iniziali sembra di trovarsi difronte a una serie valida, del genere dark/mistery, basta proseguire con la visione per rendersi subito conto della scarsità della sceneggiatura: sceneggiatura che presenta solamente sulla carta gli elementi tipici dei dark thriller.
Questo è il problema che si presenta quando troppe menti collaborano ad uno stesso progetto: un’accozzaglia indecisa e confusa di idee solamente abbozzate e per nulla rifinite. Basta questo per descrivere in poche parole la sceneggiatura di Curon.
Come ben sapete il cuore pulsante dei thriller è la capacità di riuscire a mantenere alta l’attenzione tramite l’ausilio della suspance, della tensione…. Ecco, in Curon tutto questo è praticamente assente: il mistero, che dovrebbe fungere da pilastro portante, viene svelato troppo presto riducendo notevolmente la suspance e quindi l’attenzione dello spettatore.
Anche la colonna sonora (fondamentale), che il più delle volte risulta essere indecisa e poco pertinente, non aiuta per nulla a far crescere nello spettatore la voglia di scoprire il seguito e rimanere incollato allo schermo.
Per non parlare delle inquadrature tremolanti (soprattutto negli episodi iniziali) , manco fosse usata una steadicam dei cinesi! Verso la fine della serie, il cambio di regia è evidente: le inquadrature, oltre ad essere più stabili, sono accompagnate da movimenti di camera più dolci e precisi.
Ambientazioni fantastiche, fotografia ottima, recitazione discreta
L’unica cosa che va a richiamare in maniera a dir poco perfetta ed eccezionale gli elementi tipici del dark thriller è la location, le fantastiche e misteriose ambientazioni di Curon Venosta (basta pensare solamente al campanile semisommerso nel lago di Resia), un paesino in provincia di Bolzano. Si tratta infatti di una location suggestiva, misteriosa, cupa e quindi praticamente PERFETTA per questo genere di serie.
Nota positiva anche per quanto riguarda la fotografia che, grazie alle tinte fredde con una leggera tendenza sul verde/azzurro, funge quasi da cornice alle spettacolari e tenebrose ambientazioni dell’alto Adige. Ambientazioni dall’elevatissimo potenziale che, come già accennato, non sono state per niente sfruttate dalla produzione.
Consapevoli del basso livello di suspance che la pellicola avrebbe trasmesso allo spettatore, la produzione ha deciso -come se non bastasse- di rendere misteriosi anche i dialoghi che risultano essere, il più delle volte, irreali e troppo discordanti dal contesto precedentemente presentato.
Bravi invece sono stati i giovani attori che, pur non avendo recitato in maniera perfetta, hanno fatto un buon lavoro nell’interpretare il proprio personaggio. Tra i giovani attori spicca sicuramente Margherita Morchio che ha interpretato Daria, Federico Russo, nei panni di Mauro e soprattutto Luca Castellano che ha interpretato con gran carisma la misteriosa e inquitante figura di Lucas.
I temi trattati
Uno dei temi trattati dalla pellicola italiana è la dualità dell’animo umano che viene rappresentata ideologicamente tramite la metafora dei due lupi, la leggenda di Cherokee del lupo bianco e del lupo nero:
Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di rabbia, odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo. L’altro è buono e vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede. I due lupi lottano dentro di noi. Sai quale vince alle fine? Quello a cui tu dai da mangiare.
Sul piano grafico invece, la dualità viene rappresentata tramite dei veri e propri cloni in carne ed ossa che differiscono dall’originale solamente per il modo di pensare. Personalmente mi piace molto questa questa idea ma non il modo in cui è stata rappresentata che risulta troppo “casuale” e inspiegabile (infatti non si conosce il vero motivo per cui compaiono i cloni). Si poteva fare di meglio… spero in qualche delucidazione in un’eventuale seconda stagione.
Accanto al tema a dualità troviamo molti altri temi (fin troppi) che, vanno a mescolarsi creando NON poca confusione nella mente dello spettatore. Tra gli altri temi trattati troviamo sicuramente i rapporti familiari (da come si è potuto vedere dagli unici e gradevoli flashback sul passato di Anna), numerosi temi adolescenziali quali l’alcool, la droga; la lotta tra male e bene…
Considerazioni finali
Concludendo penso che Curon sia una serie meno che mediocre, un thriller che può essere definito tutto tranne che come tale, con una sceneggiatura praticamente inesistente e una regia troppo confusa. Della pellicola italiana le uniche cose a salvarsi sono le meravogliose ambientazioni, l’ottima fotografia e la recitazione di alcuni attori emergenti… per tutto il resto è un NO secco. Un vero peccato!