American Crime Story: The People v. O.J. Simpson
Nel 2016 Scott Alexander e Larry Karaszewski presentavano American Crime Story, una serie televisiva statunitense concepita come serie “sorella” di American Horror Story, il gioiellino di Ryan Murphy.
A dire il vero anche in quest’ultimo compare la mitica figura di Murphy ma nel defilato ruolo di producer e di regista solamente nell‘episodio pilota… sceneggiatura e regia sono stati infatti affidati a Scott Alexander e Larry Karaszewski, sceneggiatori di Ed Wood e Big Eyes (Tim Burton), Larry Flynt – Oltre lo scandalo e Man on the Moon (Milos Forman).
Di fatto entrambe presentano la medesima struttura narrativa: ogni stagione tratta una vicenda autoconclusiva, completamente scollegata dal resto delle altre stagioni.
Nel caso di American Crime Story, le prima stagione (quella che tratterò in questa recensione), nominata “American Crime Story: The People v. O.J. Simpson” tratta il celebre processo penale relativo all’accusa di O.J. Simpson, un celebre giocatore di football americano, per l’omicidio dell’ex moglie.
La seconda stagione si concentrerà su un misterioso fatto di cronaca italiano: l’assassinio dello stilista Gianni Versace; mentre la terza stagione tratta gli eventi del Sexgate, lo scandalo politico-sessuale causato dalla relazione fra il presidente degli Stati Uniti d’America Bill Clinton e la stagista Monica Lewinsky. Inizialmente era prevista un’ulteriore stagione riguardante la tragedia relativa all’uragano Katrina del 2005, ma purtroppo è stata cancellata.
Si tratta pertanto di storie sempre legate a casi giudiziari o cronaca nera dal forte impatto mediatico.
Titolo originale: The People v. O. J. Simpson: American Crime Story
Regia: Scott Alexander, Larry Karaszewski
Anno: 2016
Episodi: 10
Genere: Animazione, avventura, fantasy, famiglia
Trama e Storia
Come già accennato, il primo volume de “Il caso O.J. Simpson“, tratta del celebre processo penale nei confronti giocatore di football O.J Simpson.
Si tratta di un vero e proprio evento mediatico che, nel 1994 spaccò la l’opinione pubblica, tra chi lo riteneva colpevole dell’omicidio dell’ex moglie Nicole Brown e Ronald Goldman (un suo amico), e chi lo reputava innocente. Filone dubbioso che sarà da base portante per l’intera serie.
Il 13 giugno 1994 furono rinvenuti a Brentwood, Los Angeles, i cadaveri mutilati di Nicole Brown, l’ex-moglie di O.J. e Ron Goldman, un ragazzo venticinquenne che lavorava come cameriere in un ristorante. Apparentemente la Brown era rincasata dopo una cena con la madre e aveva dimenticato gli occhiali da sole nel locale; telefonando, ottenne la disponibilità del cameriere Ron Goldman a riportarle gli occhiali direttamente a casa.
Simpson fu il primo sospettato delle autorità in quanto aveva preso un aereo diretto a Chicago pochi minuti prima dell’omicidio, tornando a Los Angeles poche ore dopo senza chiedere la causa di decesso di sua moglie. Qui venne condotto alla centrale di polizia ma venne subito rilasciato. La situazione si complicherà solamente in seguito al così detto “The Bronco chase” durante il quale, milioni di spettatori assistettero all’inseguimento di O.J. e del suo amico A.C. Cowlings su una Bronco bianca. Mentre Cowlings era alla guida, Simpson minacciò più volte di uccidersi puntandosi una pistola alla tempia… si fece arrestare solamente in un secondo momento.
Per la sua difesa, O.J. mise su un prestigioso team di avvocati, passato alla storia come “Dream Team“. Era composto da Robert Kardashian, Robert Shapiro, F. Lee Bailey, Alan Dershowitz e capeggiato da Johnnie Cochran.
L’accusa era invece formata da Marcia Clark e Chris Darden.
Il processo si basò principalmente sul fattore del razzismo in modo tale da distogliere lo sguardo dalle principali prove e soffermandosi sulla figura di Mark Fuhrman, un investigatore che ritrovò un paio di guanti sporchi di sangue sul luogo del delitto, e che fu accusato di aver manomesso tale prova, premendo sul fatto che furono ritrovati delle registrazioni contenenti frasi estremamente xenofobe pronunciate da lui.
Rivendicando le oppressioni sociali subite dalla comunità nera, moltissime persone attestarono l’innocenza di O.J. Simpson in quanto, per loro, colpevolizzarlo corrispondeva ad un ulteriore tentativo di oppressione da parte dei bianchi.
O.J. venne così dichiarato innocente ma arrestato nel 2007 per aver tentato il furto di alcuni oggetti che gli appartenevano.
Analisi
Per quanto riguarda il lato tecnico c’è ben poco da dire: il tutto funziona perfettamente ma manca quella spinta in più che avrebbe reso “Il caso O.J Simpson“, una serie (ancora più) memorabile.
Dialoghi tipici da “giallo”
I principali difetti (anche se, più che di difetti parlerei di piccole mancanze), riguardano la sceneggiatura: i dialoghi sono infatti molto freddi e distaccati, fin troppo strutturati e contestualizzati. Cosa che chiaramente ci si aspetta in una serie di genere giallo, ma dal mio punto di vista ci si poteva soffermare un po meglio sulle relazioni fra i vari personaggi, coltivando dialoghi e rendendoli meno distaccati.
Si tratta quindi di una serie che si lega fin troppo al puro concept ci cinema giallo, senza mai (o quasi) sforare i confini.
La maniacale attenzione di Murphy
Punto a favore per la regia di Murphy dell’episodio pilota che riesce a giocare le proprie carte con una perfezione millimetrica. Banalità e misteriosità si intersecano in un turbinoso vortice a cui pian piano si uniscono le altre emozioni fra cui spiccano sicuramente l’inquietudine, l’ansia, emozioni tipiche del cinema giallo. Fantastici i corti piano-sequenza così come i vari movimenti di macchina che li ho reputati tutti sensati. Nonostante ciò, il fatto che Murphy non abbia un ruolo predominante nella serie è piuttosto evidente.
Il caso O.J. Simpson e il Processo ai Chicago 7
Per molti versi paragonerei Il caso di O.J. Simpson a “Il processo ai Chicago 7” di Aaron Sorkin. Evidenti sono le somiglianze nei primi episodi fra cui spicca sicuramente l‘alternarsi di vecchie scene che ritraggono i veri fatti accaduti nel ’94 e scene attuali. Alternanza che rende sicuramente più dinamico il prodotto. Particolarmente interessanti ma soprattutto curate sono proprio quest’ultime scene che permettono di interfacciare passato con presente, creando giochi temporali e parallelismi che aiutano a comprendere a pieno tutte le vicende.
A differenza del gioiellino di Sorkin infatti, la “nuova” serie di Murphy procede con un ritmo più lento e poco incalzante, tipico dei film investigativi. Ritmo che permette allo spettatore di studiare a pieno il team degli avvocati, comprendendo ogni singolo dettaglio del caso. Particolarmente interessante è infatti l’attenzione sui dettagli ma soprattutto le strategie che accusa e difesa intraprendono l’una nei confronti degli altri.
Non mancano poi alcune (molto poche) scene che permettono di staccare un po’ la mente ma che contribuiscono comunque a chiarire alcuni fattori determinanti nonché alcune relazioni interpersonali.
Altra caratteristica che ha sicuramente contribuito a rendere American Crime Story: The People v. O.J. Simpson una serie così bella è il fatto che, col passare del tempo man mano, ci si allontana sempre di più dalla figura dell’ex giocatore di football concentrando l’attenzione sul processo in sé, nonché sui personaggi secondari che diventano i veri protagonisti della serie.
Un cast eccezionale
Forza portante dell’intera serie è sicuramente il cast formato da: John Travolta (Bob Saphiro), il premio Oscar Cuba Gooding Jr (O.J Simpson), David Schwimmer che abbiamo già visto in Friends nei panni di Ross, ora interpreta Robert Kardashian, il fantastico Courtney B. Vance nei panni di Johnnie Cochran, Sarah Paulson (Marcia Clark) che ha vinto l’Emmy come miglior attrice, Sterling K. Brown (Christopher Darden), Christian Clemenson (William Hodgman), Bruce Greenwood (Gil Garcetti).
Tutte le interpretazione sono state a dir poco strepitose e gli attori hanno rispecchiato alla perfezione il proprio ruolo. Particolarmente sorprendenti sono state le interpretazione dei personaggi secondari.
Fantastica è per esempio la reazione del compagno del papà di Nicole, durante il dialogo con Marcia Clark così come la figura di Johnnie Cochran che si emoziona ascoltando le parole di Clinton il quale esorta gli americani a porre più attenzione alla tematica razziale.
La critica
La serie è stata un successo non solo fra gli spettatori ma anche per la critica. American Crime Story: The People v. O.J. Simpson infatti, si è portata a casa la bellezza di 9 Emmy su 22 Nominations (miglior serie, miglior attrice protagonista (Sarah Paulson), miglior attore protagonista (Courtney B. Vance) e miglior sceneggiatura…qui la lista completa) e 2 Golden Globes!!!!
Considerazioni finali
Tirando le somme, Il caso O.J. Simpson è una miniserie che mi ha colpito pienamente sotto ogni punto di vista e che consiglio di vedere assolutamente. Mi dispiace solamente per il fatto che una serie di questo calibro sia ancora così sconosciuta fra il pubblico… un vero peccato! Buona visione!