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Il RE: Una rivisitazione dei drammi shakespeariani [RECENSIONE]

Il 1° novembre 2019, apparve sulla più famosa piattaforma di streaming, il film diretto da David Michôd: The King (Il Re). Annunciato qualche mese al Festival del Cinema di Venezia, la produzione tratta le vicende de Enrico V di Shakespeare in chiave moderna e quasi contemporanea. Già da questa semplice frase, gli shakespeariani puri potrebbero storcere il naso in quanto, la pellicola, non segue alla lettera la figura del re descritta nei drammi del poeta inglese. Nonostante ciò, il Re, risulta essere un prodotto ben riuscito sia per quanto riguarda l’ottima regia, il cast e la sceneggiatura.

Trama

Il protagonista è Hal (Enrico V), un principe ribelle e poco incline a diventare re in quanto non sostiene la politica bellica intrapresa dal padre. Dopo la morte di Enrico IV, Hal a suo malgrado, diventa re cercando fin da subito di porre rimedio agli errori intrapresi dal padre, attuando una politica pacifica. Nonostante ciò, ben presto si troverà in uno dei più grandi conflitti della storia: la famigerata guerra dei Cent’anni contro la Francia. A questo punto, nonostante i suoi desideri pacifici, Hal e il suo esercito dovranno combattere contro la minaccia francese nella battaglia di Azincourt.

Analisi

Un cast degno di nota

Per questa recensione voglio partire analizzando il cast della pellicola che è il punto forte della produzione scritta da Michôd e Joel Edgerton. Effettivamente troviamo diversi attori degni di nota come Timothée Chalamet (Hal), uno degli attori più emergenti di quest’ultimo periodo, lo stesso Joel Edgerton interprete di John Falstaff, conosciuto soprattutto per il suo ruolo nel grande Gatsby, Warrior ed alcuni episodi di Star Wars; troviamo il vampiro di Twilight (Robert Pattison) nel ruolo del delfino di Francia;Tom Glynn-Carney, apparso nel capolavoro di Christopher Nolan: Dunkirk. Lily-Rose, figlia di Johnny Depp nel ruolo di Caterina di Valois, Dean-Charles Chapman (Tommaso di Lancaster), conosciuto soprattutto per il suo ruolo in 1917 (clicca qui per leggere la recensione!) e nel trono di spade sotto le vesti di Tommen Baratheon; ed infine Ben Mendelsohn.

Timothée Chalamet

Quindi ci troviamo di fronte a un cast di tutto rispetto, forse uno fra i più ricchi e promettenti all’interno delle produzioni originali Netflix. Non sto qui a dirvi l’egregio lavoro fatto da tutti gli attori presenti di cui spicca sicuramente la superba interpretazione di Timothée Chalamet.

Ritmo lento ma storia coinvolgente

Il ritmo della storia è veramente molto molto lento: l’intera pellicola si concentra dapprima sulla vita del principe Hal, un principe ribelle in preda all’alcol e alla noia e successivamente sulla famosa battaglia di Azincourt, rappresentata meravigliosamente.

Caratteristica non da poco è il fatto che la battaglia non viene combattuta fra eserciti composti da milioni di persone equipaggiati fin ai denti bensì, viene inquadrata una battaglia reale, una battaglia strategica (in cui emergere sicuramente la drammatica figura di John Falstaff) composta relativamente da pochi soldati e talvolta non armati come dovuto, una battaglia in cui si può notare la paura ma allo stesso tempo il coraggio dei cavalieri di entrambi gli eserciti.

Sentimenti che vengono accentuati dall’uso di colori prevalentemente scuri che si adattano alla perfezione alle varie situazioni e che quindi non vanno a stonare con tutta la scenografia, soprattutto con i fantastici costumi. Altro punto a favore sono sicuramente gli ottimi dialoghi che si estendono praticamente per quasi tutta la durata del film, limitando talvolta le scene d’azione che, nonostante ciò, riescono ad attirare l’attenzione dello spettatore.

Passiamo ora ai lati negativi: in particolare non mi ha convinto granché il finale che risulta discostarsi dagli stessi canoni visti nei minuti precedenti, come se fosse un finale forzato e quasi improvvisato. Nulla da dire invece per quanto riguarda il sonoro.

Considerazioni finali

Concludendo penso che Il Re di Netflix è una produzione molto valida, che riesce a coinvolgere lo spettatore nonostante il ritmo molto lento, dominato soprattutto dalla presenza di dialoghi molto significativi e interessanti.

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